Serie A, le migliori giocate della 5^ giornata - Speciale portieri

Serie A

Dario Saltari ed Emanuele Atturo

Handanovic a terra, Musso in volo: la quinta giornata di campionato ha visto brillare soprattutto i portieri

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Il turno infrasettimanale è spesso un turno di stanchezza: di squadre lunghe, di reparti scollati, di poca lucidità. Per questo non era facile trovare un numero di giocate sufficiente per questa rubrica. Certo, potevamo premiare la giocata nello stretto con cui Babacar si è guadagnato il primo rigore per il Lecce. Il secondo gol di Belotti, un grande manifesto della forza di volontà di un attaccante che inciampa sul pallone in un tap-in facile e rimedia segnando in rovesciata. C’era anche un dribbling di testa di Zaniolo contro l’Atalanta che francamente non ci era ancora capitato di vedere. Ma dentro l’anarchia tattica ad esaltarsi sono stati soprattutto i portieri, autori di parate che hanno spesso salvato il risultato.

Questa puntata della nostra rubrica sulle migliori giocate è quindi dedicata ai portieri e alle loro incredibili parate del turno infrasettimanale.

Olsen a mano aperta su Koulibaly 

Olsen e “grande parata” non sono andati spesso insieme. Ma va detto che al di là della brutta reputazione che si è costruito alla Roma, lo svedese anche in giallorosso ha avuto giornate di assoluta grazia. Nella partita più pazza del turno infrasettimanale, quella tra Cagliari e Napoli, Olsen è stato uno dei fattori decisivi. Il Napoli ha accumulato 3.4 Expected Goals (contro gli 0.4 dei suoi avversari) e se i rossoblù sono riusciti a non subire gol è anche grazie alle parate del portiere svedese.

Olsen sembra sempre un po’ rigido tra i pali, come se ci fossero delle stecche di legno a muovergli gli arti. Questo lo fa sembrare meno scattante, nascondendo i suoi ottimi riflessi. Il colpo di testa di Koulibaly non è così ravvicinato, ma è comunque forte e Olsen deve partire con un tempismo esatto per andare a prendere il pallone con una mano sola.

L’infortunio di Cragno poteva essere pesante, ma Olsen ha dimostrato una certa affidabilità - nonostante ogni tanto in partita sembra potersi lasciare andare a qualche errore gravissimo - e se il Cagliari è ora quinto in classifica è anche grazie a lui.

Strakosha due volte 

Strakosha è un portiere calmissimo e poco spettacolare, e forse per questo gli si riconoscono meno meriti di quelli che ha avuto in queste brillanti stagioni della Lazio. Un portiere discreto in uscita, di alto livello tra i pali, ottimo nel far ripartire l’azione con i piedi. 

Quest’azione risale al momento di maggiore difficoltà della Lazio, a metà del secondo tempo, con la squadra lunghissima per provare a raggiungere il pareggio senza sapere bene come fare.

Bisogna per forza segnalare anche il grande controllo tecnico di Barella su una palla sporca che riesce a portarsi facilmente in area; Strakosha gli chiude lo specchio con grande tempismo respingendo con i piedi. La palla arriva a Politano che cerca di tirare il più forte possibile e di tenere bassa la palla. Strakosha è però già tornato in porta e pare con i piedi, inginocchiandosi leggermente senza scomporsi, come se in un’altra vita avesse fatto il portiere di hockey.

Handanovic a terra su Correa

Le parate più complicate per un portiere, lo sappiamo, sono quelle sui tiri forti e rasoterra che vanno a incastrarsi all’angolino basso come palle da biliardo. Questo anche perché i portieri sono di solito esseri umano enormi, che devono lottare contro la forza di gravità per saltare in alto o anche per scendere in basso fino ai loro piedi.

Samir Handanovic è alto un metro e 93, ha 35 anni, e non c’è niente di scontato nella sua parata su Correa. Non l’unica di alto livello nella partita contro la Lazio, che nel primo tempo è andata più volte vicino al gol, ma il duello personale tra Correa e Handanovic è stato di gran lunga vinto dal portiere sloveno.

Potevamo scegliere la parata sul tiro a giro dell’argentino, su cui Handanovic è arrivato con la mano di richiamo. Forse la parata stilisticamente più appagante della partita. O anche quella su Bastos, su un tiro però forse un po’ debole, almeno in confronto a questo: un tiro secco, sul primo palo, arrivato in maniera abbastanza improvvisa, che Handanovic ha inchiodato a terra.

Handanovic che fa il fenomeno nel girone d’andata è una costante delle stagioni dell’Inter - nonostante una parte dei tifosi continui a criticarlo - mai come quest’anno però il suo contributo sembra poter essere decisivo nella prospettiva di traguardi più grandi.

Juan Musso su Stepinski

Ma per quanto riguarda la sfida alla gravità nessuna parata in questo turno di campionato è stata all’altezza di quella di Juan Musso su Stepinski. Una parata che con buona certezza possiamo definire la migliore dell’infrasettimanale.

Il tiro è molto, molto ravvicinato, forte. Stepinski arriva sulla palla in corsa e la impatta con un lato della fronte. Musso ha già staccato i piedi da terra e disteso la mano, ma la parte più complicata di questa parata ravvicinata non è toccare il pallone ma impedirgli di finire comunque in porta. Con la spinta muscolare Musso riesce a deviare il pallone sulla traversa, scacciando un gol che, a un quarto d’ora dalla fine, sarebbe stato forse decisivo per la vittoria del Verona in un importante scontro salvezza.

Gabriel dopo una deviazione

Le parate più difficili, per un portiere, sono spesso quelle sui tiri deviati, perché bisogna aggiustare in corsa la propria previsione, organizzando una seconda parata dopo che si era pronti per la prima. Per questo vediamo spesso portiere glaciati da tiri deviati che entrano in porta pianissimo, beffardi e impietosi.

Il tiro di Reca è poi ravvicinato, Gabriel è coperto e può vedere a malapena la deviazione di Lucioni. La palla gli sta per finire sotto il sette del suo palo, ma il portiere ha il riflesso per alzare la traiettoria in calcio d’angolo.

Gabriel ha avuto una carriera strana, cominciata nel Milan nel 2012, che lo aveva prelevato dal Cruzeiro. In quel momento Gabriel era una delle promesse del calcio brasiliano e aveva persino esordito in Nazionale maggiore. Dopo una serie di prestiti, però, la sua carriera lentamente sbiadisce. Questa con il Lecce - che lo ha acquistato in estate dal Perugia - è la sua prima stagione da titolare in Serie A.

La parata di Gollini su Dzeko

Fino allo 0-1 di Duvan Zapata, cioè all’incirca fino al 70esimo del secondo tempo, Roma-Atalanta è stata una partita che si è retta su un equilibrio sottile, che avrebbe potuto spezzarsi da una parte o dall’altra in qualsiasi momento. Le occasioni delle due squadre non sono state tante, ma molto chiare, e per certi versi è strano che nessuno sia riuscito a segnare prima dell’ingresso dell’attaccante colombiano. 

Questa clamorosa occasione capitata sui piedi di Dzeko, ad esempio, è arrivata quasi al 32esimo del primo tempo: la Roma era riuscita a raggiungere sulla trequarti Spinazzola, nell’inedita posizione di seconda punta, che girandosi verso destra aveva pescato l’attaccante bosniaco inspiegabilmente libero dentro l’area. Dzeko ha avuto circa un secondo per pensare al tiro, dopo il bel primo controllo di esterno destro; un secondo in cui si è consumata la sfida psicologica con Gollini che ha deciso questo uno contro uno dal gusto western. Entrambi sono sembrati molto decisi nel decidere il lato giusto e questo ha prodotto un’esecuzione perfetta: un tiro che sembrava potersi infilare proprio accanto al palo più lontano; e una parata perfettamente eseguita, con il pallone che centra la mano aperta di Gollini, proteso a coprire lo specchio della porta. 

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