Serie A, le migliori giocate della 7^ giornata

Serie A

Dario Saltari ed Emanuele Atturo

Il controllo di Pjanic, il tacco di Paquetà e altre grandi giocate dalla settima giornata di campionato

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La settima è stata la giornata di Inter-Juventus, una partita giocata con un’intensità e una qualità di gioco ottima per la media del campionato italiano, e che ha prodotto diverse grandi prestazioni e belle giocate. A partire dai due gol bianconeri: il primo una grande invenzione di Paulo Dybala, che segna tirando in maniera improvviso e sfruttando un angolo di tiro strettissimo; il secondo di Higuain, arrivato con una conclusione rapidissima in area di rigore al termine di un’azione sofisticata e paziente della squadra di Sarri.

Ovviamente c’è stato tanto altro oltre allo scontro al vertice, e questa rubrica è democrazia. Celebriamo i primi come gli ultimi.

Il controllo di Pjanic

Quelle di Pjanic sono partite di controllo e pulizia tecnica e per celebrarle a dovere bisogna andare oltre le giocate più appariscenti, i cambi di gioco fatti col compasso, le verticalizzioni che tagliano le linee avversarie, i tiri da fuori, per notare anche le piccole cose con cui aiuta la sua squadra ad avere una gestione del pallone più fluida.

Qui controlla un pallone che dopo una deviazione gli stava scappando alle spalle. Magari l’Inter sarebbe addirittura ripartita, o comunque la Juve avrebbe perso l’inerzia dell’azione. Pjanic invece, preso in controtempo, riesce comunque ad addolcire la palla per portarsela avanti. Poi fa un sombrero a Brozovic con l’esterno per servire Dybala. Un’altra partita da miglior regista d’Europa. 

La corsa di Ambrabat

Nel Verona che tutti davamo per spacciato a inizio stagione e che invece sta dimostrando di valere la Serie A, stanno spiccando diverse individualità. A centrocampo a brillare è Sofyan Ambrabat, mezzala di grande atletismo e tecnica sorprendente ogni settimana.

In quest’azione taglia a fette la povera difesa della Sampdoria di Di Francesco scegliendo bene la traiettoria della corsa. Gli basta tagliare in avanti la corsa a Depaoli per superarlo. A quel punto ha il campo davanti e serve Stepinski in area di rigore, che però non tira in maniera abbastanza consistente.

Amrabat ha avuto finora una carriera mediocre tra Belgio e Olanda e a 23 anni nessuno si aspettava granché da lui. Teniamogli gli occhi addosso.

Intercetto di sedere di Luperto

In questa rubrica celebriamo le giocate particolarmente complesse o particolarmente belle, e questa di Luperto non è nell’una o nell’altra. Ma se diamo un valore anche all’originalità dobbiamo per forza soffermarci su questo colpo di sedere con cui Luperto intercetta il filtrante di Verdi. 

Un gesto tecnico perfettamente volontario, che Luperto esegue con una disinvoltura che fa sembrare tutto normale. Una cosa come un’altra.

La progressione di Meité

Un sistema che regge una buona parte del suo equilibrio e della sua pericolosità sulla capacità delle mezzali di coprire enormi porzioni di campo, sia con il pallone che senza, Meité emerge all’interno del Torino di Mazzarri per il suo stile trasandato, come se facesse questo lavoro senza alcuno sforzo. Guardate questa azione: mentre Izzo e Ansaldi si fanno letteralmente mezzo campo per ostacolare la risalita del pallone da parte del Napoli, portati fuori posizione dalle marcature a uomo, Meité sembra trovarsi lì per caso. Sembra, per l’appunto, perché in realtà è posizionato perfettamente per schermare la linea di passaggio all’indietro tra Ghoulam e Mertens, prima di rubare definitivamente la palla al terzino algerino. Recuperato il possesso, il centrocampista francese parte in verticale prima di incontrare sulla sua strada Allan, che supera passandosi il pallone dal destro al sinistro, come se il giocatore di Ancelotti fosse uno scoglio fermo sul campo. E guardate come aggira Mertens subito dopo: l’attaccante belga sembra semplicemente non esistere, e a quel punto solo il fuorigioco di Ansaldi riesce a fermare l’inerzia verticale dell’azione. In una squadra che fa venire il fiatone solo a guardarla, Meité è uno dei pochi a riuscire a dare un senso di pace e ordine, anche se ancora solo ad intermittenza.

Il tacco miracoloso di Paquetà

L’importanza di Paquetà all’interno del Milan di Giampaolo è uno degli argomenti più discussi di questo inizio di stagione rossonera. Nonostante sia una delle mezzali più capaci della rosa a gestire il possesso in spazi stretti e a creare occasioni sottopressione, il centrocampista brasiliano ha iniziato titolare appena due volte da inizio stagione, con Giampaolo che lo ha accusato di essere troppo anarchico. Nella vittoria contro il Genoa, Paquetà è entrato all’inizio del secondo del secondo tempo al posto di Calhanoglu ed è sembrato fin da subito migliorare la capacità del Milan di arrivare alla zona di definizione.

In questo caso, ad esempio, l’appoggio di Leao sembra prenderlo in controtempo, ed è costretto a fermare il pallone con la punta del destra, esponendosi alla pressione in avanti di Romero. Paquetà sembra destinato a perdere il pallone, o al massimo a doverlo difendere con il corpo per scaricarlo all’indietro, e invece riesce a spostarselo sul sinistro in una frazione di secondo, sbilanciandosi in avanti e chiudendo il triangolo miracolosamente con il tacco. Romero non ha nemmeno il tempo di rendersi conto di quello che è successo che la palla è tornata sulla trequarti a Leao, che si associa con Bonaventura e riesce ad entrare in area, costringendo Biraschi al fallo di mano che porterà al gol del vantaggio del Milan e alla sua espulsione. In assenza di meccanismi di gioco rodati, a Giampaolo questo tipo di qualità servirebbero disperatamente per rendere il Milan più equilibrato e imprevedibile. Alla fine, se è vero che il lavoro degli allenatori è quello di mettere i giocatori nelle migliori condizioni di esprimersi, è anche vero che il talento dei giocatori può aiutare gli allenatori a trovare nuove soluzioni tattiche.

Il dribbling e l'assist di Orsolini

In questo inizio di stagione Orsolini sta confermando la crescita mostrata nel finale dello scorso campionato, quando sotto la gestione Mihajlovic era letteralmente esploso nella produzione offensiva. Confrontando i dati di Orsolini tra questa stagione e la scorsa, la prima cosa che si nota è quanto sia migliorato come rifinitore (già tre assist, nonché 2.5 passaggi chiave ogni 90 minuti, contro i 0.9 dell’anno scorso).

Certo in questo assist, il cross non è la prima cosa che salta agli occhi, però è vero che Orsolini è molto lucido nella scelta: entra in area con la testa alta e la tiene fino a che non trova il movimento di Krejci da servire. Migliorare le scelte è fondamentale per un giocatore come lui, elettrico e imprevedibile, che può saltare l’uomo con estrema facilità. E arriviamo quindi alla giocata che lo ha fatto finire in questa rubrica: Lulic nell'uno contro uno con l’esterno del Bologna, sembra un condannato al patibolo, non ha nessuna possibilità di successo. 

Orsolini non fa molto, ma lo fa in maniera rapidissima. Guardandolo al rallentatore si nota che poggia il peso sul piede destro tenendo alto il sinistro, a fintare uno spostamento verso sinistra; poi sempre con il sinistro in aria fa una specie di doppio passo sopra il pallone, una doppia circumnavigazione della sfera e non appena Lulic accenna ad un movimento verso la sua destra, Orsolini con l’interno del piede sinistra va alla sua destra, mandando Lulic al famoso bar.

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