
Milan, la storia dei 120 anni del club rossonero in 30 foto cult
Dalla fondazione all'anniversario: una squadra di diavoli, rossi come il fuoco e neri come la paura degli avversari. Auguri Milan: 120 anni di storia tra capitani, allenatori, palloni d'Oro, citazioni, partite memorabili e coppe
Da lunedì 16 dicembre in onda "L'uomo della domenica - Milan 120" di Giorgio Porrà, disponibile on demand e su Sky Go. Programmazione speciale lunedì 16 dicembre su Sky Sport Collection

KIPLIN - L'alba arriva il 16 dicembre del 1899. Il secolo sta per volgere al termine e il secolo del calcio sta per iniziare. Un gruppo di inglesi e italiani, riuniti all'hotel Du Nord e des Anglais di Milano, decide di dare vita al Milan Football & Cricket Club. Alfred Edwards è il primo presidente. La leggenda rossonera Herbert Kiplin il primo allenatore e principale fondatore. La sua citazione riecheggerà nei 120 anni seguenti di storia. "Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo negli avversari".
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Con Kiplin il primo Milan diventerà campione d'Italia nel 1901 e nel 1906. Poi il titolo anche nel 1907. La squadra si trasferirà nel nuovo San Siro (qui in uno scatto del 1955) negli anni Venti. Resterà la casa del Milan - poi condivisa anche con l'Inter - per tutta la sua storia.
MILAN, SFILANO LE LEGGENDE PER I 120 ANNI DI FONDAZIONE
GRE-NO-LI - Per attendere il quarto scudetto di tempo ne passerà però parecchio: nel periodo interbellico il Milan infatti non brilla, mentre i nerazzurri - nati nel 1908 da un gruppo di soci dissidenti rossoneri - salgono a quota cinque tricolori, guidati da un bomber leggendario come Peppino Meazza (poi passato anche dal Milan). La riscossa arriva nei Cinquanta, grazie ai tre svedesi: Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm: il leggendario Gre-No-Li - (in foto, da sinistra a destra: Nordahl, Gren e Liedholm)
"MILAN 120, IL DIAVOLO IN CORPO" - LO SPECIALE DI GIORGIO PORRÀ
Sulle ali svedesi il Milan tornerà campione d'Italia nel 1951, dopo oltre quarant'anni di attesa. La squadra anche di Schiaffino, Gigi Radice e Cesare Maldini vincerà ancora due scudetti, sfiorando la gloria nella nuova Coppa dei Campioni nel 1958, e arrendendosi in finale solo al leggendario Real Madrid penta-campione di Gento e Di Stefano. La grande tradizione europea decollerà di lì a breve, con il primo grande allenatore della storia del Milan: el paròn Nereo Rocco. Physique du rôle da sergente di ferro ma dall'animo buono. Amava dire ai suoi giocatori: "Mi te digo cossa far, ma dopo in campo te ghe va ti". Col Milan vincerà lo scudetto al primo anno nel 1962, qualificandosi per la Coppa Campioni dell'anno seguente.

LA MAGLIA BIANCA - Tradizione e storia: è il 22 maggio del 1963 quando il Milan vince la sua prima Coppa Campioni di sempre, e prima di sempre per una squadra italiana. Il completo bianco accompagnerà (quasi) tutte le altre finali. Il Dna europeo - come dall'Europa arrivavano i padri fondatori del club - entra nel mito e diventa inscindibile dai colori rossoneri. Contro il Benfica di Eusebio, decide una doppietta di José Altafini.

Cesare Maldini alza così sotto il cielo del vecchio Wembley la coppa che diventerà la più prestigiosa del calcio. Ancora non lo sa, ma quarant'anni esatti dopo, il figlio Paolo ne ripeterà le gesta.

GOLDEN BOY - I Sessanta sono però anche gli anni di uno degli astri nascenti del calcio italiano: Gianni Rivera. Il suo mito viene lanciato e poi consacrato proprio da Rocco, che dopo la gloria europea passa al Torino, ritornando al Milan solo nel 1967. "Non vorrei esagerare - diceva sempre il Parón - perché in fondo è soltanto football, ma Rivera in tutto questo è un genio". E nel 1969 ecco la seconda Coppa dei Campioni di sempre.

Un Milan insolitamente vestito di rossonero (unico caso seguito da un trionfo) batte 4-1 l'Ajax di Rinus Michels e di un giovane Johan Cruijff. Rivera inventa calcio, Pierino Prati ne segna tre. Per il Golden Boy, arriverà anche il pallone d'Oro, primo italiano a vincerlo e primo di otto trionfi rossoneri nell'ambito premio di France Football.

INTERCONTINENTALE - Dopo l'Europa, il mondo. Nell'anno del primo uomo sulla luna, i rossoneri salgono per la prima volta in cima al pianeta calcio, battendo in una vera e propria battaglia gli argentini dell'Estudiantes. Nestor Combin, l'argentino d'Italia, rimediò in quella partita da far west il naso e lo zigomo fratturato, ma portò a casa la coppa. La prima storica Intercontinentale rossonera.

LA STELLA e L'ABISSO - Il decimo scudetto arriverà dieci anni dopo. Gianni Rivera, sempre lui, vince il titolo della stella nell'ultimo anno di carriera, il 1979, con il Barone Liedholm in panchina. Sarà soltanto il preludio all'inferno degli anni Ottanta. I rossoneri retrocedono due volte in Serie B: prima il totonero. Poi sul campo nel 1982, l'anno del trionfo azzurro nel Mondiale di Spagna.

La risalita è immediata, ma le condizioni finanziarie del primo club italiano campione d'Europa di sempre sono messe a dura prova. Il 20 febbraio 1986 diventa così - con ogni probabilità - la seconda data più importante della storia del Milan. Quasi una nuova fondazione. Silvio Berlusconi rileva il club, atterrando in elicottero sull'Arena Civica di Milano. Nell'aria risuonano le note della "Cavalcata delle Valchirie" di Wagner.

Più che Apocalisse, per il diavolo, sarà resurrezione. "Il Milan deve diventare la squadra più prestigiosa del mondo attraverso le vittorie dei più importanti trofei internazionali e in forza di un giuoco spettacolare nel rispetto degli avversari - disse Berlusconi il 24 marzo 1986, parole che ai più sembravano solo da pazzo visionario -. Voglio un Milan coraggioso, in Italia e all'estero, padrone del campo e padrone del giuoco. Il bel giuoco dev'essere il nostro principale obiettivo. E ricordatevi che chi ci crede, vince". Una profezia che si avvererà nel giro di pochi anni.

TULIPANI - L'uomo nuovo in panchina si chiama Arrigo Sacchi. Il credo calcistico è quello votato alla bellezza del gioco e al dominio.

Dall'Olanda arrivano Ruud Gullit e Marco Van Basten. Il 10 con le treccine vincerà un Pallone d'Oro, nel 1987, dominando per classe e forza fisica. Van Basten, indimenticato e impareggiabile Cigno di Utrecht, addirittura tre: nel 1988, nel 1989 e nel 1992.

Poco dopo si aggiungerà alla squadra anche il terzo tulipano, Frank Rijkaard. Nasce il Milan che entrerà nella storia del calcio.

MINISTERO DELLA DIFESA - Quelli saranno, però, anche gli anni dei grandi campioni prodotti dal vivaio rossonero. Il 20 gennaio 1985 esordisce a Udine il giovane Paolo, l'erede del nome dei Maldini nella storia del Milan. Futuro compagno di difesa di altri campioni nati in casa come Franco Baresi e Alessandro Costacurta.

ITALIA, EUROPA, MONDO - Il primo Milan di Sacchi batterà il Napoli di Maradona in Italia. Vincendo le due successive edizioni della Coppa dei Campioni: nel 1989 in finale contro la Steaua Bucarest, in un Camp Nou interamente rossonero, con uno schiacciante 4-0. E nel 1990 il bis contro il Benfica.

Immediati anche i due titoli Intercontinentali. In quattro anni l'utopia di Berlusconi si è realizzata.

INVINCIBILI - Seguiranno le stagioni di Fabio Capello, dei quattro scudetti in cinque anni e della quarta Coppa dei Campioni - ormai diventata Champions League - della storia, contro il Barcellona di Cruijff (questa volta allenatore) in un nuovo 4-0.

Nasce così la squadra ribattezzata degli "Invincibili", quella capace di vincere il campionato 1991-92 senza subire alcuna sconfitta (come poi solo la Juve di Conte nel 2011-12), infilare 58 risultati utili consecutivi in A (record tutt'ora imbattuto) e di schierare in campo, nel corso del tempo, campioni come Savicevic, Boban, Papin, Baggio, Desailly e Weah, il sesto pallone d'Oro della storia rossonera.

CUL DE ZAC - Il 1999 è l'anno di un nuovo scudetto, dopo i romantici ritorni (ma fallimentari) di Sacchi e Capello, è un'altro emiliano - come fu Sacchi di Fusignano e come sarà Ancelotti di Reggiolo - a portare in dote lo scudetto, che cade proprio nella stagione dei cento anni del club. Alberto Zaccheroni, uomo delle parti di Cesena, vince il titolo numero 16 con una clamorosa rimonta (e a tratti fortunosa, da qui quel soprannome) sulla Lazio.

IL DERBY - Per tornare grande in Europa il Milan dovrà però aspettare altri dieci anni, col quarto grande allenatore dopo Rocco, Sacchi e Capello. E col quarto grande capitano dopo Cesare Maldini, Gianni Rivera e Franco Baresi. Ancelotti non siede ancora sulla panchina rossonera. Paolo Maldini, invece, è già in campo e capitano… nell'anno del derby entrato nel mito vissuto insieme al papà seduto in panchina. Comandini. Comandini. Giunti. Shevchenko. Shevchenko. Serginho. Milan 6, Inter 0.

RE CARLO - L'avventura di Ancelotti, di ritorno nello stadio dove già da giocatore aveva trionfato, inizia nel 2002. È subito rincorsa al quarto posto valido per i preliminari di Champions subentrando a Terim. Il Dna europeo va sempre in quella direzione.

Shevchenko raggiunge il livello perfetto di macchina da gol. Inzaghi segna a ripetizione. Rui Costa intreccia calcio e poesia. Nesta eredita il ruolo di Baresi al centro della difesa. Pirlo getta le basi per diventare uno dei migliori registi della storia del gioco. Dall'Inter arriva Seedorf. Gattuso - in una squadra di palloni d'Oro - corre per undici. E anche il brasiliano Dida, un tempo protagonista di una sciagurata papera a Leeds, veste i panni del supereroe.

TEATRO DEI SOGNI - A Manchester, sotto lo stesso cielo inglese dove papà Cesare aveva alzato la prima Coppa dei Campioni della storia del Milan, il figlio Paolo ne ripete le gesta. Quarant'anni esatti dopo. La gloria è immensa: il Milan vince la sua sesta Champions League eliminando l'Inter in semifinale (con un doppio pareggio) e battendo la Juventus in finale, ai calci di rigore.

Paolo Maldini raggiunge così nell'olimpo del calcio milanista il papà Cesare, Rivera e Baresi. Saranno tre le finali in cinque anni. Due vinte, una persa nell'incubo di Istanbul. La rivincita arriverà ad Atene grazie alla doppietta di Inzaghi. Anche Ancelotti - l'uomo che "preferisce la coppa" - è di nuovo campione.

SAMBA - E campioni lo sono anche tutti i brasiliani. Da Kakà a Dida, da Cafu a Serginho. Perché è proprio quella verdeoro, in assoluto, la nazionalità straniera più rappresentata nei 120 di storia rossonera. E lo stesso Kakà sarà l'ultimo pallone d'Oro del Milan, dopo Shevchenko (nel 2004), e l'ultimo a vincerlo prima dei dieci anni consecutivi del duo Messi-CR7.

MONDO - L'altra rivincita che il diavolo si prenderà in quegli anni - dopo il Liverpool - sarà quella contro il Boca Juniors, campione intercontinentale nel 2003 battendo i rossoneri ai rigori. Proprio il 16 dicembre del 2007 - il giorno del compleanno - Inzaghi e Kakà regaleranno al Milan il diciottesimo titolo internazionale. Trasformandolo nel club più titolato al mondo.

PRESENTE - I tempi, da allora, sono profondamente cambiati. I titoli internazionali sono rimasti 18, e nel frattempo il Real Madrid si è preso lo scettro a quota 27. Il Milan di Berlusconi continuerà a schierare campioni immensi anche negli anni successivi. Come quando, ad ogni calcio di punizione, si presentavano sul pallone tre signori come loro.

L'ultimo titolo di prestigio del Milan è allora lo scudetto del 2011, griffato Zlatan Ibrahimovic. Poi la brevissima parentesi dell'era cinese e il presente. Alla caccia di quella qualificazione Champions, lo scorso anno vicinissima, e ora di nuovo lontana. Il Dna non mente mai. Auguri Milan: 120 anni di diavoli. Rossi come il fuoco. Neri come la paura degli avversari.