Napoli-Inter, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Dario Pergolizzi

©Getty

Diverse incognite stanno accompagnando i primi passi del Napoli di Gattuso, e a complicare le cose contro l'Inter ci sono alcune assenze importanti. Conte, al contrario, sta ritrovando il suo undici titolare e punta a innalzare il livello di gioco dei nerazzurri, in discesa prima della sosta anche a causa dei molti infortuni. Diretta esclusiva lunedì 6 gennaio alle 20:45 su Sky Sport Uno, Sky Sport Serie A e Sky Sport 251

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L’Inter non vince in trasferta a Napoli dal 1997 e nel posticipo serale dell’Epifania proverà a rompere quella che sembra una maledizione. Le due squadre arrivano a questa sfida in maniera molto diversa: i padroni di casa stanno attraversando una fase delicatissima, forse la più complicata della loro storia recente. La vittoria negli ultimi istanti del recupero contro il Sassuolo è stata la prima dal 19 ottobre scorso, ma nonostante i buoni segnali di reazione allo svantaggio, Gattuso - alla sua terza partita da allenatore del Napoli - sembra davanti a una situazione allarmante, e la sensazione è che sia necessario intervenire sul mercato per consentire al tecnico ex Milan di trovare una quadra tattica efficace. Dall’altra parte, l’Inter non ha solo dimostrato di non aver subito il contraccolpo dovuto all’eliminazione in Champions League, ma al San Paolo potrà contare anche due pedine fondamentali: Sensi, già a disposizione, e Barella, che ha ripreso gradualmente ad allenarsi in gruppo.

Il progetto di Gattuso e le incognite contro l’Inter

Fin dalla partita di esordio col Parma, Gattuso ha immediatamente disposto la squadra con un 4-3-3 lineare, accantonando la disposizione tattica di Ancelotti per riprendere quella storica dell’era Sarri. In attacco aveva schierato Milik in mezzo a Insigne e Callejon e una linea difensiva a quattro composta da Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly (poi sostituito da Luperto causa infortunio) e Mario Rui. A centrocampo aveva scelto di schierare Allan al centro con ai lati Ruiz e Zielinski, tuttavia l’adattabilità del brasiliano in quel ruolo non è immediata. Nel giro di un anno e mezzo, la rosa del Napoli è stata privata dei tre giocatori che avevano coperto la posizione di mediano davanti alla difesa nelle ultime quattro stagioni: Jorginho, Hamsik e Diawara. La mancanza di un mediano “di ruolo” aveva presumibilmente spinto Ancelotti a virare in pianta stabile su un 4-4-2 ibrido, optando per un assetto basato sui due mediani, solitamente Allan e Ruiz o Zielinski.

 

Le difficoltà del Napoli nel trovare le posizioni giuste in fase di non possesso, al di là dei buoni numeri sui recuperi palla nella metà campo avversaria, ci hanno sempre dato l’idea di una squadra capace di incidere nel pressing soprattutto a folate, rimanendo però strutturalmente sovraesposta e aggirabile. Il primo pensiero di Gattuso deve essere stato quindi di ricercare la solidità che aveva raggiunto al Milan schierando la squadra con il 4-3-3 e allo stesso tempo ricercare le naturali geometrie del vecchio sistema di Sarri per avere benefici in entrambe le fasi. Tuttavia non è sembrato trovare una soluzione al problema del centrocampista centrale: contro il Parma Gattuso ha iniziato con Allan, salvo poi invertirne la posizione con Ruiz e addirittura rispolverare il doppio mediano nella ripresa. 

 

Gattuso probabilmente aveva in mente di lavorare sul brasiliano per averne un’interpretazione da mediano difensivo con caratteristiche simili a quelle di Bakayoko nel suo Milan; Allan però è un giocatore che ha bisogno di esprimere la propria verticalità in entrambe le fasi, senza badare troppo al mantenimento della posizione ed è sembrato patire la gestione dei tempi e delle esecuzioni richieste davanti alla difesa. In questo momento, in attesa di eventuali arrivi dal mercato (si parla di Lobotka, specialista dalle scalate aggressive), Fabian Ruiz sembra il profilo più idoneo a garantire un’uscita pulita del pallone da dietro, anche se rinunciare alle sue preziose doti di connessione e rifinitura nell’ultimo terzo di campo può essere un problema, e in generale lo spagnolo non è perfetto a gestire la pressione in quella posizione.

Le difficoltà del Napoli a gestire il pressing del Sassuolo

Un esempio delle difficoltà del 4-3-3 Napoli nell’uscita dal basso contro il 4-2-3-1 del Sassuolo. Ruiz perderà palla cercando Zielinski, che sarà anticipato da Obiang. La ripartenza genererà un tiro pericoloso di Duncan dal limite dell’area.

 

In chiave Inter, l’altra emergenza riguarda la coppia centrale: con Koulibaly e Maksimovic probabilmente out, Manolas e Luperto dovranno vedersela contro il duo d’attacco più efficace e in forma della prima metà di campionato, che come noto ha raggiunto livelli di intesa e imprevedibilità molto alti. I centrali del Napoli dovranno essere bravi a non concedere ricezioni pulite all’attaccante “di raccordo” dell’Inter, ma allo stesso tempo anche a non concedere all’altro di attaccare la profondità.

Conte sta ritrovando l’undici titolare 

Dopo una lunga assenza, Sensi e Barella sono finalmente sulla via del recupero, e Conte potrà contare su un undici titolare molto vicino a quello delle prime partite (ad eccezione di D’Ambrosio e Asamoah, infortunati). Durante questo periodo, l’Inter è sembrata più prevedibile nello sviluppo delle sue azioni offensive, e se da un lato questo è corrisposto con una maggiore responsabilizzazione di Lukaku e Lautaro (che hanno appunto risposto benissimo), dall’altro ha limitato la versatilità della formazione di Conte nell’arrivare in porta. 

 

L’Inter è diventata una squadra ancora più verticale, dando spesso l’impressione di avere poche idee per scardinare le difese avversarie oltre allo sfruttamento della qualità dei suoi attaccanti. In particolar modo Sensi, fino al momento dell’infortunio, era stato un’arma fondamentale per avere sia qualità tra le linee in palleggio, sia un giocatore in grado di verticalizzare rapidamente, oltre alla capacità di creare superiorità numerica con il dribbling. A questo aveva aggiunto una notevole precisione nel tiro dalla distanza, importante visto che le avversarie dell’Inter tendevano spesso a finire schiacciate con tanti uomini davanti alla porta, e negli inserimenti. Barella, invece, si è infortunato proprio all’apice della sua crescita nelle prestazioni in entrambe le fasi. Ritrovarli entrambi, anche se non al meglio, permetterebbe all’Inter di mettere in difficoltà il centrocampo del Napoli, che come abbiamo visto fatica a trovare riferimenti.

 

La predisposizione di Sensi nel giocare a ridosso delle punte, in particolare, potrebbe essere una doppia arma: offensiva, per appoggiare il lavoro di Lautaro e Lukaku; difensiva, per ostacolare la costruzione dal basso del Napoli. Nella partita di andata contro il Barcellona, ad esempio, Sensi avanzava il raggio di azione per seguire i movimenti in ricezione di Busquets, trasformando il modulo in un 5-2-3, nel quale a turno potevano alzarsi anche Barella o Brozovic. Questo assetto ha creato non pochi problemi alla squadra di Valverde, e anche per questa ragione quella del Camp Nou è stata una delle migliori prestazioni stagionali da parte dell’Inter (nonché la penultima con Sensi in campo dal primo minuto, prima dell’infortunio subìto contro la Juventus pochi giorni dopo).

Il pressing dell'Inter contro il Barcellona

L’efficace 5-2-3 dell’Inter sulla costruzione avversaria (e sulle successive transizioni offensive) assume tutt’altra credibilità con Sensi e Barella in campo.

 

Insomma, Napoli-Inter sarà una sfida di duelli individuali: Lukaku e Lautaro contro Luperto e Manolas, Sensi ad impensierire il regista del Napoli in entrambe le fasi, ma anche Di Lorenzo in proiezione offensiva contro Biraghi (che ha dimostrato di soffrire avversari capaci di prendere campo rapidamente, come contro Hakimi del BVB), o la capacità di Milik di legare il gioco portando fuori posizione i centrali avversari. Infine, mantenere Allan in posizione di mezzala potrebbe agevolare i compiti di aggressione su Brozovic, che prima della sosta aveva attraversato una fase di calo di rendimento, ma che rimane uno dei giocatori più decisivi per Conte, soprattutto se coadiuvato da riferimenti credibili sul lungo e sul corto (e la presenza di Sensi tra le linee potrebbe essere una manna dal cielo per sfruttare le verticalizzazioni corte e medie del croato).

 

Gattuso dovrà scegliere se continuare sulla strada tracciata per consolidare un’identità tattica già chiara nelle intenzioni, o se mettere da parte il progetto 4-3-3 fino al necessario intervento sul mercato. L’impellenza del risultato non è però un aspetto trascurabile, data l’emergenza in classifica che vede il Napoli ben 11 punti in ritardo sulla zona Champions. Conte, invece, ha bisogno di mantenere continuità di risultato recuperando gradualmente i suoi pezzi pregiati in mezzo al campo, per arrivare in primavera con una squadra capace di esprimersi al meglio in ogni situazione di gioco, senza essere limitata nelle trame offensive. La gara del San Paolo si preannuncia dunque densa di contenuti tattici e agonistici, oltre che particolarmente indicativa per le sorti a breve e medio termine delle due squadre, soprattutto per i padroni di casa.

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