Lazio-Inter, Stankovic: "Conte e Inzaghi sono incredibili"

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L'ex centrocampista di Lazio e Inter, ora allenatore della Stella Rossa, ha parlato in esclusiva a Sky Sport della sua nuova vita in panchina alla Stella Rossa e della sfida scudetto tra Lazio e Inter, sue ex squadre: "Possono giocarsela fino alla fine perché Inzaghi e Conte sono incredibili. Sono tornato a casa, è la chiusura di un cerchio. Io allenatore? Sono sicuro di farcela, poi sogno di tornare in Italia"

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La prima vera avventura da allenatore non poteva che essere alla Stella Rossa, dove tutto è cominciato. Dejan Stankovic è tornato a casa, nel club che lo ha lanciato nel grande calcio. Da Belgrado, infatti, l'ex centrocampista è partito prima di affermarsi con le maglia di Lazio e Inter, le due squadre che nel prossimo turno di Serie A si sfideranno in quello che è un vero e proprio scontro diretto. Anche di questo, oltre che della sua nuova vita, ha parlato 'Deki' in esclusiva nello speciale di Sky Sport: "Sono alla Stella Rossa, questo è un cerchio che si chiude - ha detto Stankovic -, ora tutto ricomincia, non si può pianificare nulla. Bisogna solo lavorare, poi se uno è capace, bravo e lavora tanto, avrà senza dubbio le sue opportunità. Come è nata l'occasione? La Stella Rossa è casa mia, io 22 anni fa sono partito da qua per Roma. Ho iniziato alla Lazio, poi sono passato all’Inter. Le opportunità capitano in un paio di giorni: si apre il gate, se entri sfrutti l’occasione. Ho parlato con il club, il vecchio allenatore aveva dato tanto per la Stella Rossa ma ormai era finito il ciclo. Questa è la mia prima avventura da allenatore, è vero. Ma io non è che ho giocato a cricket, con tutto il rispetto per quello sport. Io ho giocato a calcio. Ho lavorato con grandissimi allenatori, quindi qualcosa ho preso. In ogni caso, le idee sono soltanto mie. Ora non faccio il professore, sono solo un gran lavoratore. Mi piace lavorare in maniera pesante, mi piace stare in campo, caricare la squadra e avere le idee chiare e giuste. Vedremo se sono buone. Quando poi finiscono, bisogna sempre averne di nuove. Voglio essere riconosciuto per le mie idee e il mio approccio".

Modelli

"Il mio primo allenatore alla Lazio è stato Erikssson - ha proseguito Stankovic - e non potevo chiedere di meglio: uno psicologo per i giovani, un top. Poi Mancini, dal quale ho preso tanto: sono cresciuto nel modo di giocare, ho imparato a giocare veloce, in avanti, sempre a testa alta. Con lui ho imparato a giocare bene. Dopo c’è stato Zaccheroni, che mi ha lasciato libertà e mi ha cambiato ruolo. E Mourinho, con il quale sono cresciuto come uomo, ma tanto. Come giocatore ormai ero quello, ma José mi ha tirato fuori un 20% che non sapevo di avere. Prendo un mix da tutti questi allenatori, ma voglio essere originale. Mourinho mi ha preso in giro. Mi ha detto: 'Deki, ma dove vai?'. Poi abbiamo parlato, mi ha augurato il meglio, è stata una bella sorpresa anche per lui. Secondo me vedere diversi suoi giocatori – penso anche a Lampard o a Terry – prendere la strada di allenatore, è una specie di eredità. Ma credo sia così per tutti gli allenatori, lasciano tanto ai giocatori".

Nuova vita

"Dopo 20 anni di altissimo livello, quando smetti devi trovare la tua strada. Sento quasi tutti i giorni Sinisa Mihajlovic e vedo cosa porta via il lavoro di allenatore. Vedo Mancini, vedo Mourinho e capisco che questo lavoro, quando ti prende, ti prende e basta. Ho abbastanza pazienza per farlo e anche il giusto spirito di sacrificio, perché oggi sei in un posto, domani in un altro e dopodomani non lo sai. Ho smesso di pensare da giocatore, ma esserlo stato mi aiuta molto. Così come quando giocavo, mi considero ancora un ragazzo fortunato. Ho avuto la fortuna di prendere come prima squadra da allenatore la Stella Rossa, non capita a tutti. È una grandissima responsabilità e allo stesso tempo una bella scommessa. Tutti mi guardano e pensano: 'Ce la fa o non ce la fa?'. Io sono sicuro di farcela, altrimenti non avrei mai accettato".

L'Italia nel futuro

Idee chiare come quando era in campo, Stankovic sa già dove vorrà allenare in futuro: "Sogno un giorno di tornare in Italia. Conosco quel calcio, mi piace, mi esalta la competizione che c’è tra calciatori, tra allenatori, tra dirigenti. Conosco bene quel mondo. Quando finirò la mia missione qua, il mio primo pensiero è l’Italia".

Fame

Sguardo anche al passato, per non dimenticare mai le proprie radici: "Sono stato il più giovane capitano nella storia della Stella Rossa nel 1997/98. Aver vissuto gli anni della guerra mi ha formato tanto. Quando racconto la mia carriera dico che ho avuto fame, ma intendo fame vera. Volevo sfondare, diventare un calciatore per aiutare i miei. Il mio primo stipendio, quando avevo 16 anni e mezzo, era come quello di mia mamma e mio papà insieme. Lì tutto è cambiato, abbiamo iniziato a respirare: ero molto fiero di quello che stavo facendo".

Il rapporto con Sinisa

Tra i tanti compagni incontrati nel suo percorso, Stankovic ha stretto un rapporto profondo con Mihajlovic. "Sinisa è il mio fratellone, lo chiamo anche papà. Per me è una figura importantissima nella mia vita, non solo calcistica. Lui è molto, molto di più. Quando sono arrivato a Roma, ha allargato le spalle e mi ha protetto. Ho imparato velocemente da lui, ho costruito anch’io una famiglia da giovane ma avevo il suo modello davanti. Sono molto contento di quello che sono riuscito a prendere da lui. Dopo la malattia, la nostra prima telefonata è stata molto dura. Alla fine era lui che consolava me, è incredibile. Se qualcuno poteva insegnarci come nella vita non bisogna mai mollare, quello è proprio Sinisa. Parlando con altri nostri ex compagni, come Savicevic, Stojkovic, Jugovic o Mijatovic, dicevamo che se mai avessimo dovuto scegliere uno di noi in grado di superare questa battaglia, sarebbe stato proprio Sinisa. Ci siamo detti che noi non avremmo avuto le palle. Lui invece sì, l’unico tra noi".

Lazio-Inter da scudetto

In chiusura, inevitabilmente, Stankovic ha commentato anche la super sfida in programma nel prossimo turno di campionato tra Lazio e Inter: "Non mi sorprende che Lazio-Inter valga per lo scudetto. Lasciamo perdere la Juve, che negli ultimi anni ha dominato. Ma Lazio e Inter hanno due allenatori che lavorano e si vede il loro lavoro. Inzaghi e Conte sono incredibili, un esempio per tutti. Fanno vedere come si lascia un’impronta. Sono molto contento per Simone, da giovani eravamo compagni di squadra e devo dire che è stato una grande sorpresa. Se la Lazio riesce a rimanere fresca fino alla fine, lotterà per lo scudetto insieme all’Inter. L’Inter con Conte si è trasformata, lui ha portato tanti punti in più alla squadra. Non molla di un centimetro, è uno che va avanti con le sue idee: o le accetti, o vai fuori. È uno di quegli allenatori che pensano a lavorare 24 ore al giorno. Chapeau per tutti e due."

La Top 11 di Deki

Per concludere Stankovic, scegliendo tra i compagni avuti nella Lazo e nell'Inter, ha stilato la sua formazione ideale. L'allenatore? Ovviamente lui!

 

Lazio/Inter (4-2-4): Julio Cesar; Maicon, Nesta, Mihajlovic, Chivu; Zanetti, Veron; Sneijder, Milito, Ibrahimovic, Adriano

 

Panchina: Marchegiani, Samuel, Materazzi, Stam, Thiago Motta, Cambiasso

 

Allenatore: Stankovic

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