Coronavirus, Stromberg a Sky: "Bergamo è tosta, orgoglioso dell'Atalanta di Gasperini"

Serie A

Si omaggia la Dea su Sky Sport, programmazione dedicata alla città italiana più colpita dal Coronavirus. Da Göteborg è intervenuto l'ex giocatore svedese, bandiera nerazzurra dal 1984 al 1992: "Questo momento è difficile, ma voi italiani superate sempre le difficoltà". Un tuffo nel passato ricordando Mondonico e un pensiero sulla squadra di Gasperini: "Hanno già fatto un miracolo in Champions, mi rendono orgoglioso"

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È "Atalanta Day" su Sky Sport, una giornata omaggio alla città italiana più colpita dal Covid-19. Situazione difficile a Bergamo, una seconda casa per Glenn Peter Stromberg. Un nome noto anche ai più giovani nella storia nerazzurra, lui che indossò la maglia della Dea per otto anni (dal 1984 al 1992) diventandone un leader e un simbolo. Oggi opinionista per la televisione svedese, l’ex centrocampista si trova a Göteborg dopo aver viaggiato negli ultimi due mesi: "Mi trovo in albergo, ero a Bergamo fino a metà gennaio. Mi sono spostato dove tutto sembrava tranquillo: Tenerife e in Inghilterra per commentare Liverpool-Atletico Madrid, poi anche a Stoccolma. La situazione è diventata grave ovunque: qui le scuole sono chiuse come le frontiere, ogni giorno aumentano le restrizioni. C’è poca gente per le strade sebbene i negozi siano ancora aperti soprattutto a Stoccolma, che è la zona della Svezia dove si sono registrati più casi". Tante le domande rivolte a Stromberg durante il suo intervento in collegamento a Sky Sport.

Sogno Champions e Ilicic Pallone d'Oro

Questa Atalanta può vincere la Champions League? Difficile, secondo Glenn: "Finora hanno fatto un miracolo, da debuttanti hanno perso le prime tre partite ma si sono qualificati ai quarti. Non credevo riuscisse a passare, ma ovviamente tutto può succedere nel calcio. Speriamo si possa ricominciare a giocare presto in tutta Europa". Non poteva mancare un pensiero a Josip Ilicic, protagonista di una stagione straordinaria con la Dea: può riuscire a vincere il Pallone d’Oro? "Non credo - ammette Stromberg -, tanti in questa Atalanta meriterebbero premi importanti. Io sono orgoglioso di girare in Europa e sentire parlare della squadra: prima non la conoscevano, ora è sulla bocca di tutti. Ma difficilmente Ilicic può arrivare così in alto anche se sta facendo grandi cose". Complicato anche trovare un “sosia” di Ilicic nella Dea dove giocava lo svedese: “È molto difficile trovare similitudini a così tanto tempo di distanza. Non ce n'era uno così, forse Armando Madonna per l’abilità nel dribbling dalla fascia e il tiro. Ma ognuno è diverso dall’altro, ci si può avvicinare solo per qualità".

Indimenticabile Mondonico

Suo allenatore a Bergamo tra il 1987 e il 1990, quando i bergamaschi salirono dalla B concedendosi anche una memorabile cavalcata in Coppa delle Coppe, Emiliano Mondonico è scomparso il 29 marzo 2018 (domenica saranno due anni dal suo addio). Una figura importante per Stromberg che ne ha ricordato i pregi: "Sul pullman si discuteva sul poter giocare a carte, ma avevamo perso un po’ di trasferte di fila. Disse che non si poteva più giocare nonostante fossero tutti contrari, alla fine concordò nel fare partite 'un’ora sì e una no' anziché farne tre per tutto il tempo". Un aneddoto curioso come quando ricevette il ruolo di leader nello spogliatoio: "Il motivo? Disse che lo aiutavo nel suo lavoro e potevo avere questa responsabilità. Non ho mai visto un altro allenatore così". Due uomini legati anche dall’amore per i Rolling Stones: "Da giocatore lui si fece ammonire per non perdersi un loro concerto. A Göteborg mi accadde qualcosa di simile: ero in ritardo e non potevo perdere l’intro. Riuscì ad accelerare i controlli e correndo verso la tribuna dello stadio entrai proprio ad inizio concerto". Inevitabile un parallelo tra Mondonico e Gasperini: "Non conosco personalmente Gian Piero, ma solo sul lavoro. Lui ha un merito enorme nell’Atalanta degli ultimi anni e mi rende orgoglioso. Spesso arrivano persone a ricordarmi ogni volta che l’Atalanta segna. Forse Gasperini ha più polso di Mondonico, è più severo. Emiliano era più furbetto, bravissimo a gestire la partita nei 90 minuti".

Il ritiro a 32 anni e l’incubo Malines

Interpellato da casa, Stromberg ha spiegato il motivo del suo addio al calcio nel 1992 quando aveva solo 32 anni: "L’anno prima del ritiro avevo avuto un brutto infortunio, quello seguente andò un po’ meglio. Riuscì a tornare in campo, Bruno Giorgi (l’allenatore di quell’Atalanta, ndr) mi chiese di giocare da libero e io mi rifiutai. Mi dicevo da sempre che avrei dovuto ritirarmi nel momento giusto, quello per me era l’istante ideale per smettere". Dici Stromberg e pensi all’incredibile cammino nella Coppa delle Coppe 1987/88 quando, sebbene iscritta alla Serie B, la squadra di Mondonico si spinse fino alla semifinale persa contro i futuri vincitori del Malines. "Sogno ancora quella partita - ha ricordato Glenn -, sempre di più. Quando fummo eliminati, pensavo che si trattasse della miglior partita della mia carriera: pubblico incredibile, due piccole a confronto e legate alle rispettive città. Lo stadio era pieno tre ore prima del match di ritorno a Bergamo, nonostante la sconfitta tutti erano contenti. Ma strada facendo diventa sempre più difficile accettare la sconfitta. Due anni fa mi è stato detto che Graeme Rutjes, il difensore che ci segnò l’1-1 in casa, non faceva gol neanche in allenamento. Doveva segnare proprio a noi?".

Bergamo nel cuore

In chiusura non poteva mancare il suo pensiero alla città lombarda, una bellezza da scoprire quando l’emergenza Coronavirus sarà terminata: "Ai tempi mi muovevo solo in Città Alta, perché scendendo trovavo confusione. Vi consiglio di prendere la funicolare per raggiungerla: quando c’è bel tempo si vede addirittura Milano". Un momento difficilissimo per Bergamo, ma saprà risolverlo secondo Stromberg: "La città e l’Italia sono in grado di tirare avanti in situazioni come questa. Andrà a finire bene. Voi siete tosti anche nelle difficoltà. Forza a tutti quanti".

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