Roma, Dzeko: "Sono giallorosso da sempre, non dal 2015. In Italia grazie a Sabatini"

Serie A

L'attaccante bosniaco si racconta: "A Roma grazie a Sabatini, venne in Croazia per convincermi. Non ricordavo la foto con la sciarpa giallorossa, ero ragazzino: ho capito che sono romanista da sempre, non dal 2015. Spalletti con il suo gioco mi ha fatto fare 39 gol, con Di Francesco grande Champions. Fonseca mi ha chiesto di rimanere, gli ho detto subito che con me non avrebbe avuto problemi. Con il Barcellona impresa incredibile, con il Liverpool invece buttammo la finale"

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Cinque stagioni, 102 gol e ora anche la fascia di capitano: Edin Dzeko è ormai un simbolo della Roma. Il bosniaco ha anche rinnovato durante la scorsa estate, per scacciare ancora una volta le voci di mercato e fortificare ulteriormente il rapporto con i giallorossi. Una storia nata nel 2015: "Sapevo che il mio tempo al City stava per finire e mi convinse Sabatini – le parole di Dzeko nello speciale fatto dalla Roma e andato in onda su Sky Sport – Mi venne a trovare in Croazia e mi disse che senza di me non sarebbe tornato in Italia. Non è venuto lasciando in sospeso le cose, è stato diretto. Dopo è stato tutto più facile perché le società già si conoscevano. La foto con la sciarpa giallorossa al collo? ​Ero ragazzino, anche io certe cose non le ricordavo. Poi ho visto quella foto e mi sono detto che sono romanista da sempre, non dal 2015".

"Vi racconto Spalletti, Di Francesco e Fonseca"

Dzeko parla poi dei suoi allenatori. "Spalletti diceva a tutti che si doveva dare di più, voleva che i palloni andassero in verticale per l'attaccante e quel gioco per me fu importante altrimenti non avrei fatto 39 gol. Con Di Francesco ci sono stati alti e bassi in campionato, ma in Champions il cammino è stato straordinario e nessuno se lo aspettava. Ci davano per spacciati già nel girone con Atletico Madrid e Chelsea, tutti si aspettavano che saremmo retrocessi in Europa League e invece arrivammo in semifinale. A Fonseca ho detto subito che con me non avrebbe avuto problemi, non mi è mai capitato di averne con gli allenatori. Lui parlava spesso con me e mi diceva di rimanere, di essere felice quando mi allenavo. Iniziai la preparazione e rimasi a Roma".

"Clamorosa la gara col Barça, col Liverpool l'abbiamo buttata"

Il momento più bello? Sicuramente la rimonta con il Barcellona: "Sul 4-1 ero molto dispiaciuto, sul 3-1 ero più fiducioso. Ma Di Francesco preparò bene la gara di ritorno, è stato merito suo se poi abbiamo passato il turno. Tutti dicono che sono stati eliminati per demerito loro, la verità è che abbiamo giocato bene noi per tutta la partita. Quella gara è stata clamorosa, spesso la riguardo e non mi capacito ancora di quello che abbiamo fatto. Quella con il Liverpool non voglio ricordarla, l'abbiamo buttata perché in semifinale fa male perdere così. È ancora nella mia testa". Non è mancata qualche critica nel suo percorso giallorosso: "Quando segni sei il numero uno, quando non lo fai devi andartene. Sappiamo come funzionano, in tanti parlano ma l'importante è ciò che vuoi ascoltare".

"Al City fu difficile, vittoria Premier incredibile"

Prima della Roma, una grande esperienza al Manchester City: "Nei primi sei mesi non fu facile, c'era tanta concorrenza. Feci quattro gol al Tottenham, la gara dopo rimasi in panchina. Chiesi all'allenatore perché non avessi giocato, mi rispose che dovevo riposare. Giocò Aguero che fece tripletta, ma io non ero contento. La partita del titolo contro il QPR? Non era normale perderla, passammo in vantaggio subito con Zabaleta e pensammo che sarebbe stato facile. Poi ci fu il pareggio, Barton fu espulso e rimasero in 10. Loro passarono in vantaggio, noi ci innervosimmo così come i tifosi e Mancini. Entrai a 25 minuti dalla fine, ci furono delle occasioni e poi su azione da calcio d'angolo segnai il 2-2. Pensai di aver segnato troppo tardi, non ci credevo più ma ricordo lo scatto che feci al gol di Aguero. È impossibile spiegare cosa successe in quei due minuti, è difficile possa ricapitare di vincere un campionato così".

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