Addio a Sandro Mazzola, leggenda azzurra della Grande Inter: la sua storia
Ci lascia a 83 anni un mito del calcio, bandiera della 'Grande Inter' e della Nazionale. Figlio del leggendario Valentino, vinse da assoluto protagonista due Coppe dei Campioni, due Intercontinentali e quattro scudetti. Sul tetto d'Europa anche in maglia azzurra
ADDIO A MAZZOLA: LE REAZIONI LIVE
di Alfredo Corallo
ADDIO SANDRINO
- Il calcio piange uno dei suoi più grandi interpreti, un vero gigante: Sandro Mazzola, leggenda interista e della Nazionale, si è spento all'età di 83 anni. Era nato l'8 novembre del 1942, figlio di Valentino, capitano e simbolo del Grande Torino, e di Emilia Ranaldi. In carriera ha vinto due Coppe dei Campioni, due Intercontinentali e quattro scudetti in maglia nerazzurra. Sul tetto d'Europa e vice campione del mondo con l'Italia. Da dirigente, ebbe un ruolo decisivo per il passaggio di Ronaldo all'Inter.
LO SHOCK DI SUPERGA
- Il 4 maggio del 1949 è il giorno che cambia per sempre la vita di Sandrino e del fratellino Ferruccio, rimasti orfani del padre, tra le 31 vittime della tragedia di Superga. Affidati entrambi - dopo una durissima battaglia legale con la nuova compagna di Valentino Mazzola - alla madre biologica, crescono tra Cassano d'Adda e Milano, dove tirano i primi calci a un pallone...
MASCOTTE DELL'INTER
- Sono le domeniche nello storico campetto di Porta Ticinese, dei tornei all'ultimo sangue con la maglia della Milanesina; ma anche le domeniche in cui i fratelli Mazzola cominciano a bazzicare San Siro, 'adottati' dall'allora bomber nerazzurro Benito Lorenzi, detto Veleno, amico di papà Valentino ai tempi della Nazionale. Da mascotte interista, Sandro inizia la trafila nelle giovanili nerazzurre, al fianco di Giacinto Facchetti, allenati anche da un mito come Peppino Meazza.
"QUEST CHÌ L'È MINGA EL SO PAPÀ"
- Sandrino - inizialmente schierato da mezzala - deve fare i conti con il totale scetticismo di chi aveva ammirato il babbo e al primo passaggio sbagliato sono dolori: "Gioca soltanto perché è il figlio di Mazzola", sostenevano i malfidati. Tanto che il ragazzino medita di lasciare, di cambiare sport: "Non avevo la sua forza fisica, non avevo proprio niente di lui. Così pensai di smettere e passare al basket, ma ai primi gol cominciarono a volermi bene ed 'ereditai' anche i tifosi di mio padre".
L'ESORDIO IN A CON GOL ALLA JUVE
- L'estate del 1960 è quella della rivoluzione: arriva Helenio Herrera e, progressivamente, Sandro entra nel giro della prima squadra. Debuttando il 10 giugno a Torino in una partita surreale, per la clamorosa decisione del presidente Angelo Moratti di mandare in campo la Primavera in segno di protesta contro la ripetizione della partita, omologata inizialmente con lo 0-2 a tavolino per disordini. Vincerà la Juve 9-1 (6 reti di Omar Sivori) con l'unica soddisfazione del primo gol in Serie A di 'Mazzolino'.
IL PIEDE PIU' VELOCE DEL DERBY
- Il 24 febbraio del 1963, entrato stabilmente nella formazione titolare da 'falso nueve' (ma con la numero 8 sulle spalle), segna quella che ancora oggi è la rete più veloce nella storia della stracittadina milanese: 13 secondi, e al suo primo derby!
IL GOL-SCUDETTO
- Quell'anno arriverà anche lo scudetto, ancora grazie a un gol di Mazzola: decisivo a Torino contro la Juve, rivale per il titolo, staccata ormai di 6 punti a tre giornate dalla conclusione. "A fine partita - ricordava - i tifosi interisti invasero il terreno di gioco e mi ritrovai senza maglia: il primo striptease in un campo di calcio...".
L'OMAGGIO DEL TORO
- Nell'ultimo turno di campionato, a San Siro, la consacrazione: l'Inter affronta il Torino e il capitano granata Enzo Bearzot consegna a Mazzola la maglia del Grande Torino indossata dal padre Valentino. Un gesto che Sandrino non dimenticherà mai.
IL SUPER DEBUTTO IN NAZIONALE CONTO PELÉ
- Il 12 maggio è un'altra data indelebile nella carriera di Sandro: esordisce in maglia azzurra a Milano nell'amichevole con il Brasile, al cospetto del grande Pelé, che ne esce con le ossa rotte, annullato da Giovanni Trapattoni. Mazzola ringrazia l'amico-rivale Gianni Rivera, che gli concede di tirare il rigore ("Tua, Sandrino") e firma con un mezzo cucchiaio la rete del 2-0 alla Seleção, servendo poi l'assist per il 3-0 di Giacomo Bulgarelli. Un trionfo.
LA DOPPIETTA AL REAL
- Un anno dopo, il 27 maggio del 1964, l'Inter della filastrocca "affetta" come wiener schnitzel - o cotolette alla milanese, l'è istess - il Real Madrid di Puskas e Di Stefano laureandosi campione d'Europa per la prima volta nella sua storia. E Mazzola - appena 21enne - è l'assoluto protagonista al Prater di Vienna, autore di una doppietta nel 3-1 alle Merengues, capocanniere con 7 reti all'esordio nella competizione.
NEL NOME DEL PADRE
- "Ho conosciuto tuo papà – dirà Puskas a fine match – e oggi posso senz'altro affermare che tu sei degno di lui". L'investitura definitiva, impreziosita dallo scambio delle maglie (anche se Mazzola avrebbe preferito quella del suo idolo Di Stefano...). Sandrino, come la sua Inter, era diventato Grande.
IL MATRIMONIO E LO SPAREGGIO
- Il 1° giugno a Campione d'Italia sposa Graziella, da cui in seguito avrà tre figli: Ilaria, Valentina e Paolo. Ma torna subito a Varese, in ritiro, dove l'Inter si sta preparando allo spareggio-scudetto con il Bologna di Giacomo Bulgarelli, perso poi malamente all'Olimpico di Roma: "Non c'eravamo più con la testa - ammetterà - la notte di Vienna ci aveva prosciugato tutte le energie".
LE TRE PERLE NELL'INTERCONTINENTALE
- Nel settembre dello stesso 1964 lo squadrone di Herrera trionfa anche in Coppa Intercontinentale, contro l'Independiente. Ma che fatica: serviranno ben tre partite per assegnare il titolo! Nella sfida di ritorno, vinta per 2-0 e che valse la 'bella', determinante sarà ancora un gol di Mazzola. Che si ripeterà nel 1966, sempre ai danni degli argentini, ma stavolta con una doppietta nel 3-0 dell'andata.
CAPOCANNONIERE
- Nella bacheca personale di 'Mazzandro' - come l'aveva soprannominato Gianni Brera - figura anche un titolo di capocanniere, a pari merito con il fiorentino Alberto Orlando, conquistato nella stagione 1964-65 con 17 reti: fondamentali per lo scudetto vinto in rimonta sul Milan.
SECONDA 'CHAMPIONS' E PRIMA STELLA
- Nel 1965 l'Inter concede il bis in Coppa dei Campioni (Benfica battuto in finale con la rete di Jair) e l'anno seguente si cuce sul petto la prima stella grazie anche ai 19 gol del 'Baffo'.
CAMPIONE D'EUROPA
- Nel 1968, due anni dopo la disfatta con la Corea al Mondiale inglese, è tra gli 'eroi' dell'Italia campione d'Europa, schierato titolare all'Olimpico di Roma dal ct Ferruccio Valcareggi nella finale bis contro la Jugoslavia, battuta 2-0 (la prima era terminata 1-1 e il regolamento prevedeva la ripetizione della partita in caso di parità).
MEXICO '70 E LA 'STAFFETTA'
- Al Mondiale messicano - che l'Italia chiuse alle spalle del Brasile campione - i due 'Golden boy' pare non potessero coesistere, almeno nell'idea di gioco di Valcareggi, generando un infinito dibattito popolare: Rivera o Mazzola? Eppure, fuori dal campo almeno, un'intesa tra i grandi rivali del calcio milanese era possibile: come nel 1968, quando lavorarono fianco a fianco per la fondazione del sindacato calciatori.
- La 'staffetta', in realtà, si materializzò solo in due partite: nel 4-1 al Messico e nel 4-3 alla Germania Ovest. Non fu così in finale all'Azteca (solo 6 minuti per Rivera, entrato al posto di Boninsegna) e lo stesso Pelé si stupì e non poco: "Se riescono a tenere fuori uno come Gianni, quanto saranno forti gli altri?", esclamò.
L'ULTIMA GIOIA DA CALCIATORE
- Nella stagione post-Mundial, l'Inter - acquistata nel frattempo da Ivanoe Fraizzoli - rimonta il Milan e vince lo scudetto grazie a un Mazzola in versione Rivera: da numero 10, in appoggio alla punta Boninsegna, con Jair e Mariolino Corso sulle fasce esterne. Un colpo di genio di Giovanni Invernizzi, tecnico della Primavera, chiamato a sostituire Heriberto Herrera dopo una partenza alquanto stentata in campionato.
SUL PODIO DEL PALLONE D'ORO
- Nel 1971 il nuovo 'regista' nerazzurro sfiorò persino la vittoria del Pallone d'oro, precedendo 'gente' come George Best, Franz Beckenbauer e Gerd Müller, arrendendosi soltanto a Johann Cruijff, che poi si confermò 'superiore' con la doppietta nella finale di Coppa Campioni '72 tra l'Ajax e appunto l'Inter di Mazzola.
IL RITIRO 'DANTESCO'
- Il canto del cigno in Nazionale nell'amaro Mondiale del 1974, come amarissima fu la sua ultima partita in assoluto: il 3 luglio del 1977, sconfitto 2-0 in finale di Coppa Italia dal Milan di Rivera. All'uscita dal campo, citerà il celebre verso di Virgilio nella Divina Commedia, stretto tra Inferno e Paradiso: "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare".
- Appesi gli scarpini al chiodo, alterna la carriera dirigenziale a quella di commentatore televisivo di successo: qui insieme a Diego Armando Maradona, allora star del Napoli e del calcio mondiale.
L'OPERAZIONE RONALDO
- L'ultimo regalo ai tifosi nerazzurri lo confeziona da dirigente, artefice dell'acquisto del 'Fenomeno' nel 1997, insieme al 'compare' di mille battaglie Luisito Suarez.
COME UN VERO MAZZOLA
- Ma il suo orgoglio più grande rimane quello di aver giocato per una sola maglia e di non aver mai ceduto alle tentazioni della Juventus, pronta a costruirgli ponti d'oro. "Avrei tradito la memoria di mio padre: si sarebbe rivoltato nella tomba".
LA CARRIERA E IL PALMARÈS DI SANDRO MAZZOLA
- 565 partite e 158 reti con la maglia dell'Inter
- Due Coppe dei Campioni, due Intercontinentali e quattro scudetti in maglia nerazzurra
- Unico calciatore interista a vincere la classifica dei marcatori in Coppa Campioni (7 reti nella stagione 1963-64)
- Marcatore più veloce nella storia del derby di Milano: gol in 13"
- 70 presenze e 22 reti in Nazionale
- Campione d'Europa e vice campione del mondo con l'Italia