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Serie B, gli 8 giovani rivelazione

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Redazione l'Ultimo Uomo

Anche quest'anno la Serie B si è confermato un campionato perfetto per far crescere i giovani. Abbiamo scelto quelli che si sono messi più in mostra nella stagione 2017/18, in attesa dei playoff

SERIE B: DATA E ORARI DEI PLAYOFF

L'ASCOLI RESTA IN B

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Christian Kouamé - 21 anni - Cittadella

di Angelo Andrea Pisani

Christian Kouamé è un giocatore particolare: quando corre sembra quasi pettinare l’erba, salta lasciando le gambe distese ed esulta ballando al ritmo della trap francese. È molto longilineo (185 cm per 70 kg), al punto da sembrare fragile, ma basta vedere un suo scatto – o la copertura di un pallone spalle alla porta – per intuire la forza nascosta nelle sue gambe.

In campo sembra pigro, ma il suo è disinteresse vigile, un escamotage per dargli un piccolo vantaggio quando vede lo spazio giusto, riceve un cross, o intuisce una possibile ricezione. Nonostante le grandi doti fisiche, e il non ispiratissimo soprannome di “gazzella”, quest’anno Kouamé ha giocato sempre in posizione centrale, al fianco di un’altra punta.

Sin dalle prime partite ha dimostrato di poter reggere l’impatto in un campionato duro come la Serie B, dove i contrasti sono un po’ più duri e gli spazi un po’ più stretti. Nonostante la rapidità in allungo, gioca spesso spalle alla porta, situazioni in cui mette in mostra le sue qualità nel gioco aereo, nella copertura del pallone e nelle sponde. Le sue leve gli permettono di tenere palla e allungare sugli avversari anche nelle situazioni più perigliose, mantenendo il possesso anche sotto pressione.

Quando si sposta sulla fascia l’attaccante classe ‘97 sfoggia un dribbling pulito e un tocco di palla mai banale, sia nei cambi gioco che nei cross verso l’area, situazioni in cui fa vedere la capacità di mettere sia palloni semplici, puliti, che carichi di effetto. Arrivano spesso a destinazione.

A dispetto dello stereotipo degli attaccanti giovani e talentuosi, Kouamé è molto generoso, e spesso ragiona più da rifinitore che da attaccante puro. Quello che più sorprende, anche a un primo sguardo, è il suo stile nelle giocate: ogni suo tocco di palla si alterna tra una laboriosa eleganza e una svogliata ricercatezza. Lo si vede nel controllo dei palloni alti, nella coordinazione prima della giocata, e nei tocchi di mezzo esterno ad anticipare l’avversario.

Sui palloni alti salta quasi sempre con una o entrambe le gambe distese, quasi a bilanciare il corpo per dare maggior precisione possibile al colpo di testa: una soluzione curiosa, ma che funziona benissimo.

L’altezza non ne pregiudica la reattività, né il controllo in spazi stretti. Qualità che nell’ultimo anno è riuscito ad affinare molto, trasformandosi in un giocatore pericoloso in area di rigore. Le sue qualità si estendono anche al ruolo da marcatore in senso stretto: in questa stagione ha segnato 11 gol e messo a referto 11 assist, numeri che suggeriscono la completezza di un giocatore che ha comunque ampi margini di miglioramento.

Kouamé solo 20 anni, ma ha avuto esperienze un po’ ovunque: in Serie C al Prato (che l’ha portato in Italia) e nelle primavere di Inter e Sassuolo. Dopo i due anni in B col Cittadella l’attaccante ivoriano ha mezza Serie A alle spalle, e l’anno prossimo – indipendentemente dai playoff di quest’anno – potremo ritrovarlo in massima serie.

Sebastiano Luperto - 22 anni - Empoli

di Angelo Andrea Pisani

Negli ultimi anni, per i tifosi partenopei, il settore giovanile del Napoli è diventato una speranza e un mistero, un patrimonio di promesse seminate in tutta Italia in attesa di veder sbocciare giocatori capaci di rispondere ai bisogni (e le aspettative) di una piazza molto esigente.

Per questo motivo non sorprende il lungo apprendistato di Luperto col Napoli: protagonista con la Primavera nel 2014/15 e apprendista in prima squadra l’anno successivo, quando Benitez (dopo averlo fatto esordire in A contro il Milan) decide di prenderlo sotto la sua guida. L’anno successivo il difensore azzurro ha la sua prima esperienza “vera” in prima squadra, alla Pro Vercelli di Longo. Una scelta non casuale: «Sarri voleva che andassi a giocare in una squadra con caratteristiche di gioco simili alle sue […] che difficilmente butta via il pallone, che imposta la manovra già con i difensori».

Questa estate, dopo un ottimo anno in Lombardia, il difensore è passato all’Empoli (sempre in prestito), facendo un ulteriore salto di qualità. Il centrale è riuscito ad assorbire il “salto” dalla lotta per non retrocedere a quella per la promozione senza grossi problemi, imponendosi come titolare nella squadra che ha dominato la Serie B.

Nonostante i 21 anni, e un inizio di carriera da attaccante (il cambio di ruolo arriverà solo a 15 anni, su suggerimento del suo omonimo Claudio), Sebastiano Luperto ha fatto sua la scaltrezza e il mestiere dei difensori più esperti. Barba folta, fisico molto strutturato (191 cm) e grande disciplina tattica lo inseriscono nel filone dei difensori vecchio stampo, ma il suo gioco ha diversi elementi di modernità.

Anzitutto, nel possesso: nei due anni in cadetteria il difensore mancino ha migliorato molto la gestione del pallone, e quest’anno l’asse sinistra dell’Empoli (formata da lui e Pasqual) è stata il primo riferimento per la fase di uscita dell’Empoli. Il suo tocco manca ancora di pulizia, ma – a differenza di tanti pari età – le sue scelte sono coraggiose e mai banali.

La somiglianza con Albiol c’è, anche fisicamente, e in parte ne ricalca anche i difetti. I 191 centimetri non ne aiutano la rapidità nei primi metri, che spesso – specie quando deve coprire tanto spazio alle sue spalle – si fa notare.

Luperto ha risolto questo problema strutturale affinando le letture di gioco, per anticipare il movimento degli avversari o fermarne sul nascere le conclusioni a rete. A letture e intuito aggiunge un'intelligente gestione del fisico, sia nella marcatura a uomo che nella copertura del pallone. Qualità che gli permettono di reggere bene l’impatto con giocatori più veloci su spazi più grandi, permettendone anche l’utilizzo come terzino.

Alla sua seconda stagione in Serie B Luperto è stato tra i protagonisti della grande stagione dell’Empoli, una squadra di vertice che ha fatto del possesso e del gioco da dietro uno dei suoi tratti più caratteristici. In questo momento si parla di un possibile ritorno alla base, sotto la chioccia di Koulibaly e Albiol. Stavolta il Napoli sembra aver seminato bene.

Emil Audero - 21 anni - Venezia

di Federico Principi

Emil Audero è arrivato in Italia dall'Indonesia a un solo anno di età, nato dal matrimonio tra un indonesiano e un’italiana. Si è stabilito nel comune originario della madre, Cumiana, in provincia di Torino. Entrato nel settore giovanile della Juventus nel 2008, a 11 anni, su segnalazione di Michelangelo Rampulla, Audero ha scelto la Nazionale italiana ed è a tutti gli effetti uno dei nostri giovani talenti: «È vero che la Nazionale indonesiana mi avrebbe voluto», dice, «però io ho solo il passaporto italiano, quindi la possibilità non sussiste nemmeno. Potrei fare richiesta, certo, ma non so quanto mi possa servire».

Lo stile di Audero è quello di un classico portiere italiano. Non assume posture a croce iberica, tipiche del calcio e 5 e dei portieri del Nord Europa, ma anzi una posizione di attesa rannicchiata con braccia basse e soprattutto dispone di una grande capacità di distesa in tuffo del corpo: sia nell'accartocciarsi sulle palle basse o nelle uscite basse, sia nei tiri a mezza altezza e anche alti, Audero ha una grande abilità nell'allungare il suo corpo per coprire tutta la porta. Questo gli serve perché sembra ancora particolarmente leggero: gli vengono attribuiti 80 chili di peso su 190 centimetri di altezza, che gli impediscono di essere ancora molto sicuro nelle uscite alte, sia nel tempo che anche nella presa.

La partita al San Nicola contro il Bari è stata una delle prestazioni più significative della stagione di Audero: qui si vedono benissimo sia alcuni splendidi interventi in allungo, sia alcune imprecisioni nelle uscite sui cross.

Con l'eccezione di Donnarumma, ormai tutti i giovani portieri italiani sembrano quasi obbligatoriamente passare per la Serie B per poter giocare con continuità e prendere ritmo e fiducia. È stato così per Meret alla SPAL, per Perin al Padova, anche per Scuffet che è dovuto "retrocedere" al Como, e prima ancora è stato così per Sirigu all'Ancona e per Amelia al Livorno. La gavetta di Audero, dopo l'esordio in Serie A con la maglia della Juventus a Bologna, è proseguita quest'anno nella serie cadetta e i bianconeri, proprietari del suo cartellino, sembrano intenzionati a lasciarlo nuovamente in prestito in Serie B l'anno prossimo, forse alla Cremonese. Non sarà facile per l'italo-indonesiano scalzare le gerarchie della Nazionale in mezzo a tutto quel talento, ma d'altronde è solo il primo anno da titolare per Audero e il margine per costruire una carriera di buon livello in Serie A sembra esserci tutto.

Alberto Cerri - 22 anni - Perugia

di Cosimo Rubino

L'esordio in Serie A a un’età in cui a malapena si può guidare il motorino, i premi nei tornei giovanili, la trafila nelle nazionali minori condita da exploit in partite di cartello: all'alba della sua carriera, Alberto Cerri ha collezionato tutti gli indicatori che accendono le attenzioni del grande pubblico su un giovane calciatore.

Dal giorno della sua prima presenza nel massimo campionato con il Parma a quello del suo arrivo al Perugia sono passati quattro anni, durante i quali Cerri aveva fatto in tempo a vestire la maglia di cinque squadre diverse, senza mai restituire l'impressione di esser pronto al definitivo salto di qualità. E neanche l'avventura col Grifo sembrava essere quella della consacrazione: dopo un avvio sfavillante con due gol e tre assist nelle prime due presenze, il suo rendimento era calato di pari passo a quello di tutta la squadra e il bottino a metà campionato segnava soltanto quattro reti.

Nel girone di ritorno, la svolta: il Perugia, che nel frattempo aveva esonerato Giunti e affidato la panchina a Breda, inizia a macinare punti e Cerri prende insieme a Di Carmine le redini della squadra. Nonostante un calo finale (suo come di tutto il Perugia, che ha portato all'esonero di Breda, sostituito da Nesta), la regular season si chiuderà con 15 gol, 12 assist e soprattutto la possibilità di affrontare i play-off da protagonista.

In una stagione vissuta sulle montagne russe, le curve del rendimento di Cerri e del Perugia sembrano idealmente sovrapporsi in modo quasi perfetto, sintomo da un lato di quanto la squadra biancorossa dipenda dal suo centravanti e dall'altro delle esigenze di contesto tattico e psicologico di cui ha bisogno Cerri per esprimersi al meglio.

Il vantaggio di averlo in squadra è quello di avere l'orco de Il racconto dei racconti a sgomitare contro le difese avversarie e se ci pensate non è affatto poco: molto spesso nei momenti di difficoltà atletica il Perugia ha risalito il campo catapultando palle di fuoco nei dintorni del testone di Cerri.

Se all'apporto alla costruzione della manovra aggiungiamo la ritrovata capacità realizzativa e l'insolita attitudine a mandare in porta i compagni, otteniamo un centravanti fondamentale nell'economia della sua squadra e forse finalmente pronto ad essere protagonista in Serie A. Il suo cartellino è di proprietà della Juventus, ma si parla di diversi club di massima serie (fra cui lo stesso Parma che lo aveva lanciato) interessati a lui per la prossima stagione.

Prima però per Cerri e per il Perugia ci sono da affrontare i play-off. La speranza per i tifosi biancorossi è che prima che la Serie A venga da Cerri, Cerri possa andare in Serie A.

José Machín - 22 anni - Pescara

di Cosimo Rubino

L'arrivo di José Machín in Italia – come quello di decine di migliaia di suoi coetanei - si deve alla sindrome di acquisto compulsivo di giovani promesse di Walter Sabatini. Cresciuto nella Masia del Barcellona e messosi in mostra al Malaga, Machín arriva alla Roma con l'etichetta di nuovo Yaya Touré: cosa piuttosto normale in una città che soltanto un anno prima aveva accolto Valmir Berisha (attualmente attaccante del Fjölnir Reykjavík, quinta forza del campionato islandese) come il nuovo Ibrahimović. La Roma lo affida alle sapienti cure di Alberto De Rossi, con cui vince un campionato Primavera da protagonista, ma subito dopo lo abbandona nella giungla dei prestiti semestrali, armato soltanto di piede destro e orecchini con diamanti.

Dopo le magre esperienze dello scorso anno a Trapani e Lugano, Machín ha iniziato questa stagione al Brescia con un piglio completamente diverso, conquistando da subito una maglia da titolare (prima come mediano nel centrocampo a 5 di Boscaglia, poi anche da trequartista col temporaneo passaggio al 3-4-2-1) e sviluppando un romanzesco feeling tecnico con capitan Caracciolo.

Con le rondinelle Machín ha dimostrato una tecnica individuale fuori dal comune, ottima visione di gioco e una grande propensione per la verticalità, percepibile anche in fase difensiva nell'attitudine all'aggressione. Caratteristiche, queste, che hanno attirato le attenzioni del Pescara di Zeman, desideroso di migliorare qualitativamente il suo centrocampo. Un altro prestito di sei mesi, ma questa volta la scommessa è a rilanciare e Machín riesce gradualmente ad emergere anche in un quadro tattico piuttosto confuso, che porterà poi all'esonero del tecnico boemo.

I pregi e i difetti del ragazzo equatoguineano sono tutti nel rischio speculativo del suo calcio, un gioco intuitivo e mai banale. Dalla sua adolescenza in Spagna, Machín sembra aver appreso il piacere per il controllo, ma lo esprime in una declinazione contro-intuitiva, che trova esecuzione nel desiderio di cambiare la partita con ogni giocata. D'altra parte, per uscire dalla giungla ci vogliono coraggio e gusto per l'azzardo.

Djavan Anderson - 23 anni - Bari

di Federico Principi

Djavan Anderson è stata una vera e propria folgorazione. Un ragazzo passato in poco tempo dall'essere sostanzialmente un disoccupato a imporsi come forse il migliore giocatore del girone di andata di Serie B. È arrivato al Bari in prova dopo aver passato le vacanze estive con la sua ragazza proprio nel capoluogo pugliese, dopo esser stato svincolato dal Cambuur, squadra con cui ha militato nel 2015/16 in Eredivisie e la stagione scorsa in Eerste Divisie, la Serie B olandese. «Per me il periodo di prova è stato facile, perché sapevo cosa dovevo fare», ha detto Anderson. «Semplicemente avevo una sola opzione, una sola scelta: ottenere il contratto e la fiducia del club, e ci sono riuscito». Il Bari lo ha messo sotto contratto il 7 settembre scorso: il suo esordio è avvenuto il 28 ottobre contro l'Ascoli, quello da titolare una settimana dopo a Salerno, ma sono bastati veramente pochi minuti per impressionare positivamente tutti gli appassionati della Serie B e gli osservatori di molte squadre di prestigio (Siviglia e Benfica soprattutto, ma anche la Sampdoria) che lo hanno cercato a gennaio.

Anderson è un prodotto del settore giovanile dell'Ajax, pur non avendo mai giocato nella prima squadra dei lancieri ma solo nella squadra riserve, il Jong Ajax. Anderson colpisce soprattutto per le sue qualità atletiche, tanto in rapidità quanto in progressione, che sono nettamente all'altezza di una categoria superiore. Per questo motivo il suo ruolo naturale è quello di terzino destro ed è anche quello dove è stato fatto debuttare con successo a Bari. Tuttavia Fabio Grosso lo ha schierato anche più volte come esterno destro alto del 4-3-3 e una volta (a Cesena) anche come mezzala destra nello stesso schema di gioco. Questa sua duttilità risponde anche a delle precise qualità tecniche, che confermano il livello molto alto della media dei giovani olandesi quanto a doti tecniche.

Anderson ha delle spiccate qualità nel controllo orientato con il piede destro, sia verso l'interno, sia verso l'esterno, che con la suola all'indietro. Anderson in questo modo pensa già alla giocata successiva, anche se spesso cambia direzione successivamente, segno che deve ancora affinare la sua visione di gioco. Possiede qualità più elevate nel dribbling che non nei passaggi, anche se a volte i suoi filtranti (quando li gioca da zone più interne di campo) sono molto precisi. Anderson tuttavia rifugge all'idea del cross e questo è uno dei motivi per cui nelle fasi finali di campionato gli è stato preferito più volte Sabelli, più tradizionale nel modo di intendere il ruolo del terzino oltre che più solido in fase difensiva nelle diagonali sul lato debole.

Controllo orientato a far scivolare il pallone sull'esterno per aprirsi una linea di passaggio e immediato filtrante sulla corsa di Henderson, impreciso di pochi millimetri. Anderson non è solo tanta corsa.

Anderson va sgrezzato dal punto di vista tecnico e soprattutto tattico, ma sta mostrando un modo ibrido di intendere il ruolo del terzino che è molto moderno. Gli piace molto esplorare tracce interne rientrando verso il centro sfruttando la progressione e la tecnica, una situazione che si è verificata soprattutto quando partiva esterno alto, ma anche quando veniva schierato terzino con Improta come esterno destro alto (un giocatore che tende a rimanere sempre molto largo). Potrebbe quindi risultare adatto sia a squadre che praticano il gioco di posizione, anche per uscire dal pressing, ma è anche molto indicato per chi dispone di una verticalità spiccata. I playoff saranno la giusta occasione per mettersi ancora più in evidenza, se gli sarà data la possibilità, e per confermare anche nel mercato estivo tutto l'interesse che su di lui si era catalizzato a gennaio.

Ismael Bennacer - 21 anni - Empoli

di Emanuele Atturo

Da qualche mese su Ismael Bennacer si sta costruendo un culto clandestino. I suoi video YouTube circolano nelle chat private tra nerd calcistici, del suo sinistro si parla con una sensualità intima, col gusto con cui si parla dell’ultimo disco scoperto da Awesome Tapes From Africa. In molti lo sognano nella propria squadra e quando qualche giorno fa si è diffusa la voce di un interessamento del Galatasaray i tifosi turchi hanno assaltato il profilo Instagram del calciatore per convincerlo.

Bennacer è stato una delle scoperte più divertenti dell’ultima Serie B. Il suo nome è entrato nei nostri radar solo quest’anno, nonostante Bennacer sia cresciuto in un vivaio prestigioso come quello dell’Arsenal. I “gunners” lo avevano acquistato nel 2015 dalle giovanili dell’Arles-Avignon - la squadra della sua città - per poi cederlo in prestito al Tours lo scorso anno. In Francia Bennacer ha trovato una situazione difficile, in una squadra che ha faticato tutto l’anno e che alla fine è retrocessa, arrivando all’ultimo posto della Ligue 2. Bennacer ha giocato 18 partite e segnato un gol, e a quel punto l’Arsenal ha pensato di non avere poi un così grande talento tra le mani, cedendolo all’Empoli per appena un milione di euro. Ora Bennacer si è fatto conoscere al punto che su YouTube ci sono video come questo, firmato “deluded gooner”, in cui i tifosi si disperano per la sua vendita.

Quando è arrivato Bennacer ha potuto vantare un curriculum insolito per un giocatore di Serie B: «Ammetto che conoscevo poco di questa squadra e di questa città, ma sono qui per fare una grande stagione. Wenger mi ha parlato di un bellissimo progetto e mi ha consigliato di sposarlo per crescere a livello personale, mi ha detto che non ero ancora pronto per l'Arsenal e che l'esperienza qui mi avrebbe aiutato per il futuro».

Quest’anno Bennacer ha faticato ad entrare nelle rotazioni di Vivarini a inizio stagione, ma quando l’Empoli ha cambiato allenatore - scegliendo Andreazzoli - Bennacer è diventato un elemento importante del nuovo sistema. L’ex allenatore della Roma ha fatto tornare l’Empoli alla sua coperta di Linus, il 4-3-1-2 a rombo fondato sul possesso basso e corto della palla. Un’idea di calcio in controtendenza col 3-5-2 di Vivarini impostato a inizio stagione. Col ritorno a una centralità del possesso palla, l’algerino ha giocato quasi tutti i minuti disponibili. Bennacer è una mezzala destra tecnica, che ama creare superiorità numerica in zona palla e alimentare il palleggio. È bravo a giocare in verticale, ha un’ottima visione di gioco e un buon gioco di passaggi, sia corto che lungo. Col baricentro basso e la maglia numero 10 ha l’aria dell’ex trequartista svampito trasformato in mezzala, ma Bennacer ha ottime letture in fase difensiva e quando Wenger ha descritto le sue caratteristiche ha disegnato una specie di mediano tutto praticità: «Non è un giocatore spettacolare ma è efficiente. Il tipo di giocatore che una volta che metti in squadra non te ne vuoi più privare. Sa difendere bene, è un lottatore e ha un mancino preciso nel gioco verticale. È davvero un centrocampista box-to-box».

Una descrizione distante dall’idea che ci siamo fatti di Bennacer quest’anno, ma che rende l’idea della completezza del suo bagaglio tecnico. È difficile che si muova dall’Empoli in estate, ma nel caso l’Arsenal avrebbe l’opzione di pareggiare qualsiasi offerta arrivi per lui. In Serie A Bennacer dovrà innanzitutto dimostrare di essere all’altezza sul piano fisico e dell’intensità, ma se intanto vi serve il classico giocatorino di culto su cui puntare due fiches al Fantacalcio per puro senso estetico eccovi serviti.

Antonino La Gumina - 22 anni - Palermo

di Emanuele Atturo

Durante il torneo di Viareggio del 2016 Antonino La Gumina segna 9 gol in 8 partite, vince il titolo di capocannoniere e quello di golden boy. Nell’albo d’oro del riconoscimento i grandi nomi (Immobile, Cristante) si alternano a talenti deperiti del nostro calcio (Marilungo, Dell’Agnello). Fino alla primavera di quest’anno La Gumina sembrava poter far parte più del secondo gruppo che del primo. Dopo aver esordito in prima squadra nel 2015, a 19 anni, La Gumina era stato girato in prestito in Serie B, alla Ternana, dove non era riuscito a brillare. Tornato al Palermo, anche in questa stagione sembrava faticare a trovare spazio. Dopo aver segnato il suo primo gol, a inizio ottobre, La Gumina ha dovuto aspettare fino a marzo per trovare la rete, contro il Novara, e da quel momento non si è più fermato.

La settimana dopo, contro il Carpi, segna un gol entusiasmante per chi ama il mestiere del centravanti. Cross basso sul primo palo e movimento in anticipo sul difensore, chiuso con un tiro con il piede debole sotto la traversa.

Da quel momento La Gumina ha segnato 8 gol in 12 partite, imponendosi come titolare in una rosa di alto livello per la Serie B e lasciando immaginare che forse potrebbe giocare anche a un livello più alto. La Gumina è un attaccante con un ampio set di movimenti: spesso parte dal centro sinistra, da dove è bravo sia a venire incontro per cucire il gioco sulle verticalizzazioni di Aleesami, che a scattare in profondità. Sceglie sempre bene il tempo dello scatto ed è bravo a sfruttare le tasche di spazio aperte dai difensori. Quando scatta in verticale La Gumina è difficile da fermare: è alto 1 metro e 84, ha un fisico compatto ed è veloce sui primi passi. La combinazione tra la sua intelligenza nei movimenti e la sua forza fisica è ciò che lo rende così efficace negli ultimi metri di campo. È impressionante pensare che a 16 anni La Gumina era alto 1,63, giocava trequartista, veniva paragonato a Dybala ed era soprannominato “Nano”.

Ora invece se si allontana dalla porta o è costretto a giocate troppo complesse mostra alcuni limiti tecnici che lo rendono un giocatore normale. La prossima settimana La Gumina giocherà probabilmente da titolare le semifinali playoff, saranno le sue prime partite importanti della carriera e sarà interessante vedere come si comporterà, in un clima in cui alcuni (Eugenio Corini) lo indicano già come il potenziale fattore decisivo.