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#CESENASTORIES, 30^ puntata. Il portiere Alice e l'attesa più dolce

Serie C - Lega Pro

Calciatrice e mamma: si può fare. Oggi raccontiamo la storia di Alice, portiere del Cesena femminile. “All’inizio ho pianto, poi le compagne mi hanno fatto capire che stava per succedermi una cosa bellissima”. E la società non l’ha abbandonata, anzi. Perchè “la gravidanza non deve essere una penalità, ma il completamento di un'atleta”

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Il Cesena è anche femminile. La squadra gioca in Serie B e in porta c’è una giovane donna, Alice Pignagnoli, classe 1988 e una lunga carriera, sempre in giro per l’Italia: dal Napoli al Genoa, fino al Cesena. Passando dalla Torres, dove il portiere di Reggio Emilia ha vinto Scudetto e Supercoppa Italiana, partecipando anche alla Champions League.

 

In estate sposa invece i colori bianconeri (perché il marito lo aveva già sposato tre anni fa!). E ne difende la porta, fino a qualche settimana fa, prima di fermarsi perché "infortunata", solo dopo dirà "incinta".

 

“Le prime settimane sono state molto dure perché abbiamo deciso di non comunicarlo alle compagne subito, sia per non stravolgere troppo l'ambiente, sia perché volevo fare gli esami del caso e sapere che fosse tutto a posto”. Inizia così il racconto della futura mamma. Tra dubbi, incertezze e piccole paure, comuni a tutte le donne. “Il pensiero di dover interrompere l'attività sportiva per me è stato scioccante. Mio marito era felice, ma io continuavo a piangere. Ho avvisato subito la società e il mister perché comunque stiamo giocando un campionato importante. Sapevo di venire a mancare per diversi mesi. Poi dopo la partita col Vittorio Veneto ho deciso che era ora di comunicarlo e ho cominciato dal capitano Petralia e da Cama, le persone a cui sono più legata e che hanno giocato con me tanti anni anche in Serie A. La loro reazione è stata quella che mi ha dato proprio la forza di dire: ok, Alice, stai facendo una grande cosa e le tue compagne sono con te”.

 

 “Durante il viaggio di ritorno, mi fece questa confessione”, racconta il capitano bianconero Eleonora Petralia. “Mi spiegò che non era infortunata, ma che aspettava un bambino. Io l'ho subito abbracciata con grande gioia perché era una notizia bellissima”.

 

L’affetto delle compagne ha dato ad Alice la serenità che cercava. “Mi hanno detto: ci mancherai tantissimo in campo, ma lotteremo anche per te, ci salveremo e l'anno prossimo sarai con noi. Dopo quelle parole mi sono un po' calmata. Il passo successivo è stato quello di comunicarlo alla società”.

 

La paura di Alice è anche quella di tutte le calciatrici che, in quanto dilettanti, non hanno con le società reali contratti di lavoro, ma scritture private che prevedono la rescissione nel caso in cui l'atleta resti incinta. Aveva paura di non poter più far parte della squadra e di essere lasciata sola. 

 

Ho ovviamente interrotto il contratto e lo stipendio, perché siamo dilettanti, ma il club mi ha proposto di restare vicino alla squadra ugualmente, rimborsandomi tutti i costi che avevo di trasferta e anche di viaggio”. Un piccolo atto di civiltà, non scontato.

 

Accompagnato dalle parole della Team Manager del Cesena. “La gravidanza non deve essere una penalità, ma dev'essere un completamento di un'atleta. Non un qualcosa che le vada a togliere o a penalizzare quelle che sono le sue capacità, le sue passioni, i suoi interessi. Da qui l'idea di mantenere Alice assolutamente nel gruppo come prima, di continuare al pari delle altre atlete, quindi con un rimborso per le spese dei viaggi che deve sostenere per venire agli allenamenti o a incoraggiare le compagne alle partite, o alle trasferte. Insomma, Alice è integrata come prima, più di prima, nel gruppo – conclude Manuela Vincenzi- e anzi, stiamo diventando tutti zie. E siamo anche molto emozionate”.

 

Adesso Alice è pronta a parare il rigore più bello.