L'Italia ha nostalgia di Ibra. E se tornasse in Italia a gennaio?

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Paolo Condò

Paolo Condò

Ci sono campioni dei quali si ha nostalgia prima ancora che abbiano concluso la carriera e Zlatan Ibrahimovic è uno di questi: dove dobbiamo firmare per fargli fare un ultimo giro nel campionato italiano? Magari dal prossimo gennaio...

Zlatan Ibrahimovic raccontato da Paolo Condò. Tratto da "La storia del calcio in 50 ritratti", edito da Centauria.

"Quando si parla di Zlatan Ibrahimovic arriva sempre il momento in cui uno ti chiede cosa sia successo esattamente quella volta con Mido, come se l’aspetto più interessante della carriera di un campione capace di vincere 12 campionati in quattro Paesi, e l’Europa League con il club di un quinto, fosse comunque una vecchia rissa da spogliatoio con un tizio ancora più matto di lui. Se succede è perché nell’attico dei giocatori top, categoria alla quale Ibra appartiene, ci sono molte tipologie umane ma non esistono altri energumeni alti 195 centimetri cresciuti in un quartiere difficile, con i piedi di una ballerina, un’esperienza nelle arti marziali e l’atteggiamento da attaccabrighe nei peggiori bar di Caracas. Ma questo è Zlatan, prendere o lasciare: e se a prendere sono stati Ajax, Juve, Inter, Barcellona, Milan, Psg e Manchester United, vuol dire che lasciare tanto talento non avrebbe avuto senso.

Provate a contare le coppe Campioni/Champions vinte dalle squadre menzionate: sono 24, un’enormità che dimostra come Ibra sia stato una griffe di lusso, con boutique aperte in ogni angolo del calcio che conta. Una bandiera di se stesso, vista l’indisponibilità a legarsi affettivamente a un club (a parte forse il Milan, dal quale si separò di malavoglia pur andando a guadagnare di più) ma la professionalità con la quale ha interpretato ogni contratto dal primo all’ultimo giorno. Unico centravanti paragonabile a Van Basten per classe e struttura fisica, Ibra ha vinto dovunque grazie alle sue qualità di goleador e alla capacità di convogliare i compagni - specie quelli meno dotati - verso l’obiettivo. Ha raccolto più di chiunque altro nei campionati nazionali, quasi nulla nelle coppe, il suo grande cruccio.

Ah, quella volta Mido al culmine di una discussione tirò a Zlatan un paio di forbici che si piantarono nel muro a un palmo dalla sua testa. Lui allora lo prese a schiaffi, ma dopo un po’ di trambusto i due erano di nuovo amici. ‘Mido? È un tipo come me - spiegò una volta Ibra - però peggio”.

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