Inter, chi è Victor Moses: il pupillo di Conte dal dramma alla gloria

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Victor Moses è ufficialmente un giocatore dell'Inter. Un'infanzia drammatica, con il calcio come riscatto. I genitori vennero uccisi in un agguato casalingo per motivi religiosi. Moses aveva appena 11 anni e si salvò solo perché era fuori a giocare a calcio con gli amici. Arrivato al Chelsea nel 2012, Mourinho non lo vede e lo gira in prestito. Poi Conte, con cui nasce l'amore prima di una nuova bocciatura con Sarri. All'Inter proverà prendersi la sua rivincita nei confronti dell'allenatore bianconero

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"Ho lavorato con tanti allenatori, ma Antonio è diverso da tutti. Al Chelsea ha cambiato ogni cosa. È un uomo straordinario, mi ha aiutato a credere in me stesso. È stato la svolta della mia carriera e avrò sempre tanto rispetto per lui”. Victor Moses si illumina quando parla di Mister Conte. Con lui ha vinto una Premier e una FA Cup, con lui ha ritrovato il piacere di giocare a calcio. Al Chelsea era arrivato nel 2012, dopo due anni strepitosi al Wigan. Era rimasto a bocca aperta al primo allenamento accanto a Torres e Ashley Cole, che pochi mesi prima avevano vinto la Champions con Di Matteo. Victor era stato fra gli ultimi acquisti estivi, prima di lui a Londra avevano messo piede Hazard, Marin e Oscar. C'erano pure Ramires e Mata, mica facile trovare spazio in campo. Al Chelsea, infatti, solo Benitez gli dà fiducia. Mourinho non lo vede e lo manda in prestito a Liverpool, Stoke e West Ham. Poi Conte appunto: "Ha qualità fisiche e tecniche importanti, ha forza e soprattutto l’abilità di coprire 70 metri di campo. È incredibile che uno come lui sia così sottovalutato”, spiega. Nasce l'amore, che porta Moses a giocare 78 partite in due anni. Per lui Conte sacrifica anche Azpilicueta, arretrandolo al centro della difesa e facendo di Victor l’interprete principale della fascia destra. Le cose ricambiano con Sarri, che lo esclude dal progetto facendolo giocare solo cinque volte. Troppo poco, per questo Moses nel gennaio del 2019 decide di fare le valigie destinazione Fenerbahce. Un anno dopo sarà di nuovo Conte contro Sarri. Colui che l'ha fatto rinascere e chi lo ha bocciato. Inter e Juve, in palio uno scudetto. Il modo migliore per "vendicarsi".

 

Moses è rinato con Conte al Chelsea. Ora i due si ritrovano all'Inter
Moses è rinato con Conte al Chelsea. Ora i due si ritrovano all'Inter

Infanzia segnata da un dramma

Victor Moses ha sempre avuto tutto, si potrebbe pensare. Soldi, fama. In fin dei conti fa il calciatore, no? Nella vita, però, ad un certo punto non ha avuto nulla. Gli sono mancati i genitori, li ha persi quando aveva appena 11 anni. Suo padre Austin era un pastore cristiano, così come sua madre Josephine, entrambi assassinati dagli estremisti musulmani in un agguato casalingo in Nigeria. Avrebbero ucciso anche Victor, che però fortunatamente si trovava al parco a giocare con gli amici. A calcio appunto, a rincorrere una palla che gli ha salvato la vita. Si è nascosto per una settimana, poi alcuni parenti gli pagarono il viaggio per il Regno Unito, laddove chiese asilo. Ad accoglierlo una famiglia adottiva nel Sud di Londra, che lo manda a scuola a South Norwood, vicino ad un centro di sostegno per l'immigrazione a Croydon. Non sa la lingua, ma sorride sempre. Gioca a calcio, continua a farlo a piedi nudi a Norbury Park, dove lo nota un osservatore del Crystal Palace: "Tu vieni con noi", gli dice. Entra nell'accademia e viene mandato a Whitgift, la stessa scuola dove è cresciuto Callum James Hudson-Odoi per intendersi. L'allenatore della squadra di calcio è Colin Pates, ex difensore e leggenda del Chelsea: "Victor, per arrivare non basta il talento - gli dice - devi lavorare il triplo degli altri". Sa che per le mani ha un diamante, anche perché Victor guida gli U14 alla vittoria della FA Youth Cup nel 2005. In finale c'è il Grimsby, battuto per 5-0. Fra i marcatori c'è Moses. Il fatto è che c'è solo lui, perché ne fa tutti e cinque. 

Moses con la maglia del Crystal Palace
Moses con la maglia del Crystal Palace

La Turchia per rinascere 

A dicembre ha compiuto 29 anni. Moses ritrova l'Italia, proprio quando al Chelsea era stato accolto da Di Matteo, il primo a sorridere sentendogli cantare un brano degli Skepta in piedi su una sedia. No, ai riti di iniziazione non si scappa, nemmeno se giochi nel Chelsea. Ora c'è Antonio Conte, anche se la forma fisica forse non è delle migliori. Soltanto 504' giocati fin qui, colpa di uno strappo muscolare che lo ha tenuto fuori in 11 partite su 16. Moses però in Turchia era rinato dopo le panchine con Sarri. A gennaio aveva offerte anche dalla Cina, ma ha scelto la sfida più difficile. Il Fenerbahce, infatti, fino a quel momento aveva vinto appena tre partite su 18 in campionato ed era fuori dalla zona retrocessione solo per la differenza reti. Un dramma per chi, nella sua storia, ha vinto 19 titoli. Con il nigeriano in campo è arrivato solo un ko in 13 gare, l'Europa League è sfuggita per un misero punto. Un impatto devastante insomma. Lo stesso che Conte spera possa avere all'Inter.

Dopo le panchine con Sarri il Fenerbahce per rinascere
Dopo le panchine con Sarri il Fenerbahce per rinascere

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