Milan, senti Bonaventura: "Potevo dare ancora tanto. Ibra un grande"

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Il centrocampista a SportWeek dopo il mancato rinnovo del contratto: "Ci sono state solo mezze parole, nulla di più. Ho capito che le valutazioni su di me erano cambiate in seguito all'infortunio al ginocchio". Poi su Ibra: "Quando l'ho visto arrivare mi è tornata la voglia di spaccare il mondo"

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Sei anni di Milan, 184 presenze in rossonero. Giacomo Bonaventura non lo vestirà più, perché il 31 agosto scadrà il suo contratto: "Ho capito che le valutazioni su di me erano cambiate quando mi sono infortunato al ginocchio - ha spiegato il centrocampista classe 1989 ai microfoni di SportWeek, settimanale de La Gazzetta dello Sport - dovevo operarmi, stare fermo fino al termine della stagione e ricominciare con un solo anno di contratto davanti. Una società che ha fiducia in te, ti sottopone il rinnovo appena vede che hai ripreso l’attività. Nel mio caso non è successo. Ci sono state mezze parole, niente di più. Forse è cambiato lo stile Milan, ma ho avuto la sensazione che nei miei confronti non ci fosse la considerazione di cui godevo prima dell’infortunio". Tanti infortuni a Milano, anche se nell'ultima stagione ha toccato quota 32 presenze: "Potevo ancora dare tanto ma il giocatore e l’uomo il Milan lo ha visto tutto. Mi dispiace non aver avuto lo stesso allenatore per tre o quattro anni, perché è una cosa che ti dà continuità nel lavoro. Invece, ogni nuovo tecnico sembra ti metta sotto esame. Ogni volta ricominci daccapo e questo ti fa perdere un sacco di tempo”.

"Ibra? Mi è tornata la voglia di spaccare il mondo"

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Sono stati anni complicati per lui e per il Milan: "Ricordo più bello? Sicuramente la Supercoppa Italiana vinta a Doha contro la Juve", ribadisce senza dubbio Bonaventura. A gennaio è arrivato Ibra, che ha saputo tirare fuori il meglio anche da lui: "Quando ho visto Zlatan, mi è tornata la voglia di spaccare il mondo. Quello che fa in campo lo vedono tutti, ma la differenza la fa la sua intelligenza. E non mi riferisco a quella calcistica. E poi è uno molto divertente. Ha dato sicurezza. Lo vedi grande e grosso lì davanti, sai che nei momenti di difficoltà puoi buttare la palla su, che ci pensa lui. Ci ha aiutato tanto. La sua presenza ha dato consapevolezza, specie ai più giovani. In allenamento è un terremoto, mette pressione, fa stare tutti più attenti”.

 

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