Roma, la nuova strategia di mercato della famiglia Friedkin

Calciomercato
Paolo Assogna

Paolo Assogna

©LaPresse

Investimenti solo su profili di calciatori giovani, quelli esperti arruveranno solo se saranno un affare nel rapporto costo/affidabilità. E un no secco a costi folli di intermediazione 

Poco più che ventenne con costo del cartellino possibilmente inferiore ai 10 milioni. E’ questo il profilo ideale del calciatore cercato dai nuovi proprietari della Roma, pronti a sfruttare i data base delle società Usa specializzate nell’analisi del panorama calcistico internazionale. Abbattere i costi di gestione sarà una delle prossime missioni a cominciare dai monte ingaggi diventati assolutamente insostenibili.

Milik e Kumbulla

I Friedkin, peraltro, già in estate avevano bloccato la trattativa con Milik per una serie di questioni tra cui la possibilità di non mettere troppi soldi su un giocatore prossimo alla scadenza di contratto mentre non avevano avuto nessuna esitazione a fare l’investimento sul ventenne Kumbulla. I giocatori esperti verranno considerati solo in caso rappresentino eccellenti possibilità nel rapporto costo/affidabilità.

Reynolds e le intermediazioni

IL PROFILO

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L’altro elemento certo riguarda le trattative che i Friedkin vorranno svolgere in presenza, evitando di assegnare deleghe in bianco al direttore sportivo di turno e facendo grande attenzione ai costi di intermediazione, una delle abitudini del calcio che stanno esaminando con grande attenzione. La trattativa Reynolds rappresenta perfettamente la linea dei Friedkin riguardo il mercato in entrata. Bryan Reynolds ha 19 anni, 38 presenze con i Dallas in MLS ed è stato valutato 7,5 milioni dalla Roma, un’offerta considerata soddisfacente dalla società texana. I problemi sono però subentrati quando altri club hanno offerto ingaggio più elevato al giovane calciatore con soddisfazione anche per gli agenti che lo rappresentano. I Friedkin vogliono fare a modo loro, provando a mettere in discussione alcuni consolidati passaggi del calciomercato. Ci riusciranno? Non lo sappiamo, ma questo è il loro modo di vedere il calcio per provare a renderlo economicamente più sostenibile almeno fino a quando non ci saranno nuove opportunità di ricavo.

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