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11 giugno 2019

Paulo Fonseca alla Roma: carriera, curiosità e identikit del nuovo allenatore giallorosso

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Quella volta si travestì da Zorro per onorare una scommessa: "Era la maschera che mi piaceva da piccolo, all’epoca ero povero ed era la più semplice da ricreare". Il credo tattico, quel discorso alla Ogni maledetta domenica e gli U2: ecco chi è il nuovo allenatore dei giallorossi

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Dal Mozambico a Donetsk, passando per il suo Portogallo e con meta attuale l'Olimpico, perché tutte le strade portano a Roma… compresa quella di Paulo Fonseca. Zorro è sicuramente il personaggio più facile da accostare al neo allenatore dei giallorossi, merito di quella volta che si presentò in conferenza stampa post qualificazione agli ottavi di Champions onorando una scommessa, con la celebre maschera nera e il cappello di uno spadaccino abile come è lui sotto il profilo tattico nel mondo del calcio. Paulo Fonseca, nato a Nampula (per l'appunto, in Mozambico, ex colonia portoghese fino al 1975) è stato un difensore centrale che ha lasciato il calcio giocato poco dopo i trent'anni, tanta era la voglia di sedere in panchina ma nelle vesti di allenatore. Gli inizi sono nelle categorie inferiori portoghesi (due quarti di finale di coppa nazionale raggiunti partendo dalla terza serie), poi la chiamata nel 2012 col Paços de Ferreira dove conquista una clamorosa qualificazione ai playoff di Champions, il salto nel Porto (con l'esonero), poi Braga e lo Shakhtar, dove diventa il profilo giusto per la panchina giallorossa.

Identikit

Il suo credo tattico è il 4231, fatto di bel gioco. Squadra compatta, corta e aggressiva, ricerca degli spazi e delle linee di passaggio, attenzione a non adeguarsi al ritmo degli avversari, ma cercare di imporre il proprio calcio, propositivo e coraggioso; con la video analisi come stella polare del suo metodo di lavoro. Su Instagram le foto che posta sono poche, ma la seconda di sempre recita "È un grande piacere e una grande sfida giocare contro i migliori" - e le due foto che accompagnano la didascalia sono quelle di Pep Guardiola e di Maurizio Sarri. Era il 2017 e il suo Shakhtar pescò proprio City e Napoli in Champions, nel girone che diede vita alla qualificazione (a discapito del Napoli) con tanto maschera da Zorro. In Ucraina, Fonseca ha vinto tanti campionati e tante coppe nazionali quanti gli anni seduto sulla fredda panchina di Donetsk (tre), mentre in Europa il suo miglior risultato è stato un ottavo di Champions League, dove ha incontrato l'eliminazione proprio contro la Roma di Di Francesco poi arrivata fino in semifinale contro il Liverpool.

Ora le due strade, quella di Fonseca e quella dei giallorossi, si sono incrociate. Nell'identikit del portoghese anche il grande carisma nei discorsi in spogliatoio. Ambizione è la parola d'ordine - come visto nel docufilm dei portoghesi di Canal 11 alle prese coi suoi giocatori in Ucraina. "La voglia di vincere deve essere costante in questa squadra, e in ogni partita". E ancora: ricerca interiore della voglia di essere campioni, gestualità, ritmo, le pause, la cadenza. Fonseca ha molto del grande motivatore.

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Great pleasure and great challenge play with the best...

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U2, cavalli e Lago di Como

In tutto questo, tra tattica e gestione dello spogliatoio, in Ucraina sono arrivati ben sette titoli. Non male dopo aver ereditato una panchina pesantissima come quella di Mircea Lucescu, fatta di ventidue trofei in dodici anni a Donetsk. Fonseca ha continuato la tradizione vincente, tra un abito firmato e gli U2. Il portoghese è amante della moda - e i suoi completi lo dimostrano - tanto quanto della musica rock e della band di Bono Vox. Poi la batteria, che si diverte a suonare, e i cavalli. Nel 2018 il nuovo contatto con l'Italia avvenne il giorno del matrimonio con la bella Katherine Ostroushko, ex capo ufficio stampa dello Shakhtar Donetsk, con vista sul Lago di Como. Ora la nuova missione di "Zorro" sarà nella Roma.

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