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28 novembre 2016

Keke Rosberg: "La vittoria di Nico conta di più"

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Nico e Keke Rosberg in uno scatto del 2007 a Montecarlo (Foto Getty)

Così, in un'intervista a Motorsport.com, l'ex pilota e papà del neo campione del mondo di F1 dopo il trionfo ad Abu Dhabi: "Conta più delle mie vittorie". E' l'unico ex iridato ad aver visto il figlio vincere un Mondiale: "Come ha detto qualcuno, anche l'unico vivente..."

Keke Rosberg, ex pilota di F1 e ora anche papà del neo campione del mondo di Formula 1, non rilasciava un’intervista dal 2010, da quando cioè il figlio non è approdato in Mercedes. Ora, a Motorsport.com, ha raccontato tutto quello che è successo nei giorni che hanno preceduto la vittoria di Nico.

Dov'era in questi giorni?
"A Dubai".

In albergo?
"Un po’ in albergo e un po’ a casa di amici".

Certo che negli anni ha tenuto un profilo basso...
"Era arrivato il momento di fare un passo indietro. Non c’era scelta, non potevo farm9i vedere perché non avrei avuto neanche un minuto di pace. Così ho parlato con Nico e gli ho detto: “Ascolta, non posso venire , non funziona. Ecco perché non mi sono presentato".

Nico sapeva dove lei si trovasse?
"
Certo, lo sapeva sempre. Magari non con precisione, ma sapeva che ero a Dubai".

Come ha reagito in quei giri finali quando Lewis rallentava Nico?
"Ho bevuto una gran sorsata della mia birra e ho pensato che si faceva tutto molto caldo".

E che idea si è fatto del momento con Verstappen?
"Si è buttato fuori da solo alla prima curva, giusto? Ma un giorno magari qualcuno inizierà ad educarlo. E’ un ragazzo con grande talento, ma ha bisogno di un po’ di spiegazioni. Butta sempre al vento dei gran risultati. E la F1 è fatta di risultati".

E’ dura guardare Nico? Prova le sue stesse emozioni?
"Certo! Lei non lo farebbe come padre?".

Sì, certo. Lei è l’unico campione del mondo che ha visto il proprio figlio diventare campione del mondo.
"Sì, come ha detto qualcuno, l’unico …vivente!".

Immaginava che questo giorno sarebbe arrivato?
"Pensavo che sarebbe successo. Ma mi ero dato una regola quando sono venuto in F1: ci sono tre cose che devi voler conquistare: devi vincere la tua prima corsa, devi vincere Monaco e devi vincere il mondiale. Ed è quello che ho detto Nico: adesso ci puoi mettere sopra delle crocette e dire che ce l’hai fatta. Io sono stato lì e ce l’ho fatta".

Lo stile di guida di Nico è diverso dal suo?
"Ha una macchina migliore".

Come pensa che abbia fatto a diventare così forte psicologicamente?
"Non lo so, ma è stato notevole. Lo ammiro per la sua forza mentale e per la sua concentrazione. Devi immaginare che la concentrazione di Nico – non so quella degli altri – è qualcosa tipo il 110 per cento. Non ha niente a che vedere sul modo con cui abbiamo approcciato la F1. Assolutamente niente".

La Mercedes cambierà le sue dinamiche del team ora che ha due campioni del mondo?
"Non lo so se cambierà, ma un uomo felice funziona sempre meglio di un infelice. Penso che si solleverà ulterormente il prossimo anno. Lo fanno tutti. Lo ha fatto Button quando ha vinto il suo mondiale, lo feci io. E’ parte del gioco".

Nico sembra essersi emozionato molto parlando di lei!
"Sì, perchè siamo una famiglia di sportivi e sa cosa significa per me e cosa significa per lui".

Cosa la colpisce di più,   il ricordo del suo mondiale o il mondiale di Nico? 
"No, le mie vittorie ormai non contano più. E’ passato tanto tempo che potrei anche essere stato un dentista. Per me non conta più. Ora tutto è per Nico, per quello che ha fatto e per il suo successo".

Nico ha raccontato di un sms che lei gli manda ogni sabato note in cui scrive “pedal to metal”
"E’ un po' difficile, perché ti senti in dovere di dirgli qualcosa, ma non sai bene cosa dire. Non spinnare alla prima curva? Non si può, dai. Così cerchi di tenergli alto il morale e di dargli un po’ di gioia. E’ uno sport, deve essere divertente. La pressione dovrebbe essere sempre inferiore al divertimento".

Pensa che sia stata dura per lui vivere una F1 contro tanti avversari così forti?
"Fa parte del gioco. Già nel 2014 poteva vincere ad Abu Dhabi. Ci è andato vicino. Gli ultimi tre anni sono stati tremendi per la pressione di lottare per la vittoria ogni weekend. E combatti per il mondiale ogni giorno e un ritiro ti fa male un bel po’. Un problema al volante quando sei in pole a Singapore non lo digerisci facilmente. Ma è la natura di questo sport. Quando correvo dicevamo: quello che siede a bordo pista con la macchina rotta sono punti in più per gli altri. Funzionava così. Oggi le macchine sono più affidabili e ogni ritiro è un disastro. Ai miei tempi un guasto era normale".

E’ più facile vincere un titolo oggi o ai tuoi tempi?
"Non è né più facile né più difficile. E’ solo un gioco completamente differente. Se prendi il tennis oggi non ha niente a che fare con il tennis di 30 anni fa. Oggi è un gioco di precisione e tu devi essere alto e potente. E’ la stessa cosa in F1".

Nell'anno del suo mondiale, lei vinse una gara ed il campionato. Lewis ha vinto dieci gare e ha preso il titolo…
"Giusto. Ma la differenza è che Lewis ha 50 cavalli in più, a me ne mancavano 250. Così un paragone non si può fare. Devi confrontare pere con pere e mele con mele".

Cosa direbbe a coloro che dicono che Nico è un campione fortunato?
"Io pensavo che Lewis fosse già stato fortunato due volte. Quindi perché non doveva accadere anche a Nico? Se vuoi vincere il campionato di F1 non puoi avere molta sfortuna. Avrei potuto vincere il mondiale a Monza, mi bastava finire quinto ma l’alettone volò via dalla Williams. Riesci a immaginarlo?".