7 consigli per una Formula 1 da sogno

Formula 1

Carlo Vanzini

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In attesa di conoscere nel dettaglio le strategie dei nuovi proprietari del Circus, abbiamo provato a immaginare cosa potrebbe rendere più spettacolari i Gran Premi

Chase Carey e Ross Brawn sono usciti allo scoperto , esprimendo il loro pensiero e loro idee per migliorare lo spettacolo della F1. E’ sicuramente pienamente condivisibile il concetto di rendere le tappe di F1, veri e propri eventi nazionali per chi le ospita. Un concetto che abbiamo già ampiamente espresso e spinto, soprattutto nei momenti di incertezza per il futuro del Gran Premio d’Italia.
La promozione deve essere globale e coinvolgere tutto il paese, bisogna ritrovare il valore di un evento unico al mondo, con un coinvolgimento esponenziale della gente, ad iniziare dalle scuole e dai bambini, futuri tifosi e appassionati.
Tante iniziative a spostare l’ombelico della singola nazione, la dove il mondo della F1 su raduna. In America, in Nascar e Indycar, ogni giorno, pre gran premio, è una festa e un evento. Ci si può avvicinare a macchine e piloti e gli stessi piloti sono protagonisti di incontri con la gente, nelle città più popolari o in pista. Va detto però che la F1 non è la Nascar e non è la Indy, è uno sport tecnologicamente avanti anni luce e, soprattutto per questo, molto più chiuso a occhi indiscreti. Le tempistiche sono più serrate per i protagonisti. E’ un mondo fatto di mille briefing tecnici e di mille impegni con gli sponsor, non c’è confronto con la maggior libertà della quale godono i piloti delle serie USA.

Una maggiore visibilità degli eroi del volante, nei periodi a motori spenti, sarebbe più che gradita. Il Ferrari meets Monza ne è un esempio. Realizzare un evento in cui tutti i piloti, uno ad uno, vengano chiamati sul palco in piazza, come potrebbe essere quella del Duomo, a Milano, con le macchine (magari show car, ma pur sempre d’appeal) a disposizione della gente per foto ricordo.
Una sorta di museo dell’arte moderna all’aperto, non è poi così impensabile. Detto questo alcune città già lo fanno, si trasformano totalmente nella settimana dei GP. Esempi straordinari ne sono Melbourne e Montreal. L’importante, di partenza, è sfruttare le basi buone che già esistono e lavorare su quelle per migliorare lo spettacolo.

Cosa va e cosa potrebbe essere cambiato.
 

1) BUDGET ILLIMITATO, LIMITANDO I COSTI
La F1 da sempre è ricerca e sviluppo massimo della tecnologia applicata a 4 ruote, ma ci sono aree in cui è diventato tutto troppo estremo. Prendiamo ad esempio il pit stop. Zic zac. Cioè uno si ferma in un zic e riparte in un zac. E lo spettacolo dove è, avendo ormai tutti raggiunto una qualità che ormai sposta solo uno due o tre decimi di differenza? In Indycar c’è un meccanico per ruota, li chiamano i gorilla per questo, e diventano così, anche loro, personaggi, con la loro capacità, da soli, di fare il lavoro che in F1 fanno in tre per gomma. Cosa cambierebbe? Pit stop più lenti ok e allora? Sarà più spettacolare aspettare un pit stop dove la componente umana del meccanico è ancor più fondamentale che non un pit stop ormai quasi neanche percettibile da quanto è veloce? In F1 ormai, un problema al pit stop si verifica quando o il pilota si ferma male o un dado si spana.
Limitare il numero degli ingegneri. Non è possibile che per far correre due macchine serva il lavoro di 1300 persone (per i top team). La gente non può comprendere questo spiegamento di forze, vorrebbe semplicemente vedere macchine più vicine e in lotta in pista .Cosa succederebbe se un team, invece di avere 150 ingegneri dedicati all’aerodinamica, fosse costretto a limitare il numero a 15? Sono provocazioni certo, ma bisogna riportare la F1 a livello della gente e la gente deve vedere capire. Il lavoro di tutta questa gente non si vede, se non nell’esaltazione di una vittoria. Da qui andiamo al punto 2

2) LIBERARE LA F1, OSTAGGIO DEGLI INGEGNERI
Il caso più eclatante degli ultimi anni è legato al sound. Quando gli ingegneri hanno gettato le basi per portare la F1 nell’era dell’ibrido, non hanno certo pensato ai tifosi. Già la sola perdita esponenziale del sound ha tolto gran parte del fascino delle monoposto perché il rombo è qualcosa che mette paura, è il ruggito del leone. Il leone fa sempre paura ma se invece di fare ROAAARRR, facesse MIAOOO, l’effetto sarebbe diverso o no? Ecco nessuno ci ha pensato. Certo, va bene che la F1 si adegui ai tempi sviluppando la tecnologia, ma qui siamo di nuovo al cane che si morde la coda: 1300 persone al lavoro e poi non puoi fare test, il lavoro di sviluppo in stagione da 1 a 100 è limitato a 1. Se parti di schifo in stagione è difficile che riesci a recuperare. Le simulazioni hanno sostituito la pista, ma quanto costano in più. Le simulazioni la gente non le vede, le macchine in pista si!!! E andiamo così al punto 3

3) RIPRISTINARE TEST E SVILUPPO LIBERI
La storia è sempre stata questa. C’è chi può e chi non può, ma in passato chi non poteva comunque il suo lo faceva con invenzioni magari geniali. Difficile esaltare il genio quando il gruppo di lavoro è così numeroso e quando non puoi provare anche l’impossibile per recuperare un gap o cercare di ampliarlo. Test vorrebbe dire vedere più spesso i piloti, far crescere i giovani, altrimenti senza sedile, vero, se non quello di un simulatore e portare la gente in pista. Ricordo i test di Monza pre gran premio. Si poteva girare ovunque, senza i limiti del week end ufficiale, perfetto per portare famiglia e bambini. E le folle al ponte di Fiorano? E’ su questo che la nuova proprietà deve lavorare, riportare la F1 tra la gente e renderla comprensibile alla gente. Sfido chiunque stia leggendo adesso a dirmi cosa è e come funziona una Power Unit. Ogni volta ci vorrebbe un gran premio per spiegarla. Così come capire le strategie gomme e i mille colori e le regole sempre più complesse che le governano! Andiamo al punto 4...

4) GOMME VIA I COLORI E LE TRE MESCOLE
Certo, i colori consentono a voi amici a casa di poter capire e interpretare le strategie. Ma quanto si stava bene quando le gomme erano nere, dure e morbide e punto!!! L’inizio 2013 era promettente. 1 gomma superprestazionale, da qualifica, che garantiva giri da paura, ma che durava pochissimo e una gomma più dura da gara. Poi il team sceglieva 4 soste contro 2 etc etc… Certo gli scoppi del Bahrain e di Silverstone hanno portato a invertire la tendenza e ad avere gare in cui, quasi, non c’è più differenza di prestazione di gomma. Tutto ciò è tornato ad Abu Dhabi con gli ultimi giri forsennati di Vettel. Quella strada va ripresa. Due mescole, ma molto diverse tra loro, come a inizio 2013, gomma da qualifica e gomma da gara, e sta aI team prendersi i rischi di strategie d’attacco o conservative per lo spettacolo in pista!! E andiamo al punto 5

5) + PUNTI + RISCHI - PENALITA’- REGOLE = + SPETTACOLO + EROI
La stagione 2016 è stata quella più assurda per regole e gestione delle stesse. Il duello rusticano Ricciardo – Vettel, in Messico, uno di quelli da “palle cubiche”, alla chicane, con uno dentro al limite e l’altro a difendersi al limite si è trasformato in una barzelletta per la regola introdotta a frenare l’esuberanza di Verstappen. EHI FANNO I PILOTI NON LE EDUCANDE! Sanno anche regolarsi tra loro, in pista. Se qualcuno esagera stai tranquillo che il modo per farglielo capire c’è. Poi i team radio, prima vietati, poi boh, poi ok abbiamo scherzato. E la riga bianca superata o no? E il format assurdo delle qualifiche? E poi la continua diversa interpretazione delle regole. Insomma da questo punto di vista è stato un disastro. Le regole devono essere poche e chiare e chi è chiamato a giudicare deve farlo in tempo reale quando c’è un’evidenza, se non si è convinti, se si ha il dubbio se è fuorigioco o no, via si va avanti. Diamo ai piloti la possibilità di esser tali e non omini radiocomandati. La limitazione dei tema radio era assolutamente sensata. Riuscire a risolvere via radio un problema di affidabilità, elimina ciò che nei tanto esaltati anni 80 era un must. Cioè l’imprevedibilità data proprio dall’affidabilità. Hai un problema? Se ce la fai torni ai box e lo risolvi e poi torni in pista e rimonti. La gestione deve essere del pilota NON DEL MURETTO, se non nel definire le strategie in corsa. Rimettere la ghiaia nelle via di fuga o essere certi che chi taglia subisce un danno reale. Oppure che diventi obbligatorio rallentare per 5 secondi o far passare chi è dietro. Basta deciderlo prima, non è difficile! PUNTI A TUTTI! Come in Nascar e Indy, così da valorizzare duelli bellissimi, resi inutili se fatti per la tredicesima posizione, più sensati se valgono un punto in più o in meno. Si vuole limitare al massimo i rischi per i piloti, ma il rischio è l’essenza del motorsport. Il pilota di F1 deve essere considerato UNICO, se un po’ tutti possono guidare, allora non è più il SUPER EROE che immagini.

6) FORMAT
Il format del week end sostanzialmente va bene così, sono le prestazioni delle macchine che fanno lo spettacolo. Su questo non ci si può fare niente se non introducendo handicap per i più forti per renderli più umani, ma si andrebbe a snaturare il senso della F1. Gare sprint o altre idee sono BOH, contro natura, ma in passato lo spettacolo c’era quando i piloti di F1 si sfidavano, prima della gara vera, con macchine “stradali” come avvenne con le BMW e lì si mamma mia che sportellate! Allora si potrebbe pensare a questo più che a stravolgere l’essenza della F1

7) – GARE + QUALITA’
La bellezza della F1 è sempre stata la sua unicità, legata anche dall’attesa per la stagione e i gran premi. Quanti di voi, lo scorso anno, dopo Monza conoscevano in dettaglio il calendario delle ultime gare? Con quanti amici ho avuto il seguente dialogo: “hai finito di girare”? “No, ci sono ancora 4 gran premi”. “AH”!
Una volta aspettavi l’Australia in modo spasmodico, l’alba del Giappone era un must, ok la prima notturna di Singapore, ma alcune gare adesso non hanno proprio senso, India e Corea sono state, in tal senso, le più recenti e cocenti delusioni della storia della F1.
 

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