Monaco: dove si incoronano i principi, anzi i re, della F1

Formula 1

Simone De Luca

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Nel Principato tra mare azzurro, yacht, belle ragazze e monoposto si sta per correre la 64esima edizione del Gran Premio di Monaco. Un GP che vede il record di Senna con sei successi di cui cinque in fila, di Schumacher, capace di fare una pole/non pole a 43 anni e della McLaren con i suoi quindici successi dal 1984 ad oggi

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È il secondo Gran Premio per numero di edizioni nella storia del mondiale ma il primo se si pensa al glamour, all’esclusività, al fatto che si corra ancora anacronisticamente, pericolosamente, incredibilmente tra marciapiedi, chiesette, negozi e yacht. È anche la gara più lenta dell’anno, quella in cui ci sono la curva più veloce, ebbene si il tunnel è una curva, e quella più lenta. Ma, più semplicemente, è il Gran Premio di Monaco.

63 le edizioni disputate finora e selezionarne alcune per cercare di ripercorrerne la storia è impresa quasi più ardua che battere la pole position di Senna nel 1988. Quasi, ma di questo parleremo in seguito.

1950 - Primo mondiale e il GP di Monaco, che si teneva con una discreta regolarità fin dal 1929, è la seconda gara della stagione, anzi della storia della F1 dopo Silverstone. Segna l’esordio della scuderia che prenderà parte a tutte le edizioni del mondiale: la Ferrari. Le tre 125 al via sono per Ascari, Villoresi e per il francese Sommer. Al via dopo pochi metri alla curva del Tabaccaio Farina, terzo, sbanda e viene centrato da Gonzalez e Fagioli. Fangio e Villoresi, davanti a loro, si ritrovano nel groviglio di macchine dopo un giro. L’argentino trova un varco e si invola, Villoresi ci mette quasi un minuto prima di riprendere la corsa. Si ritirerà per la rottura dell’asse posteriore quando aveva recuperato ben 46” su Fangio. Ascari con un piede ustionato, arriva secondo centrando il primo podio per la Ferrari nel mondiale di F1 davanti al pilota di casa Luis Chiron.

1955 - Seconda edizione del Gran Premio e seconda gara della stagione. A vincere è Maurice Trintignant su Ferrari, che evidenzia già un notevole feeling con le stradine del principato e approfitta dei ritiri di Fangio e Moss su Mercedes. Ma il GP verrà ricordato per il tuffo in mare di Alberto Ascari che, in testa al Gran Premio, sbaglia alla chicane dopo il tunnel e finisce in acqua. Esce illeso dalla macchina e nuota verso la banchina. Sarà l’ultima gara in Formula 1 per il due volte campione del mondo che morirà a Monza in una sessione di test con la Ferrari 750 Sport, appena quattro giorni più tardi.

1958 - Ancora una volta Monaco è la seconda gara della stagione. In Argentina la vittoria è andata a Stirling Moss sulla leggerissima e maneggevolissima Cooper Climax a motore posteriore. A Monaco la storia si ripete: aiutato da una serie di ritiri, tra cui quelli di Hawthorne e Von Trips su Ferrari, Graham Hill su Lotus, Moss e Brooks su Vanwall, Maurice Trintignant bissa il successo del ’55 proprio con la Cooper-Climax chiudendo davanti ai due ferraristi Musso e Collins. da notare che, per percorrere i 100 giri in programma (oltre 314 chilometri), i piloti impiegano poco meno di tre ore alla media record per i tempi di poco più di 109 chilometri orari.

Arrivano gli anni ’60, ormai si corre stabilmente col motore posteriore e il giovane Hill ritiratosi nel 1958 con la sua Lotus è ormai un pilota maturo e sarà il primo signore di Monaco dove, tra il 1963 e il 1969 vincerà per ben cinque volte. Tre volte consecutive (’63-65’) con la BRM e poi una doppietta con la Lotus Ford e nelle altre edizioni giungerà sempre a podio. Lo stesso Hill però scelse la vittoria del 1964 come la più bella nel principato. Difficile dargli torto visto che al traguardo arrivò dopo aver doppiato tutti gli avversari.

1967 - Piccola parentesi per il Gran Premio del 1967 vinto dal Neozelandese Denny Hulme. Non si può non ricordare il terribile incidente di Lorenzo Bandini con lo schianto della sua Ferrari contro una delle bitte del porto di Monaco. Bandini morirà tre giorni più tardi in ospedale per le terribili ustioni riportate e per aver respirato i fumi tossici della sua monoposto in fiamme.

1970 - Nuova decade, nuovi piloti: al via Jackie Stewart sulla March-Ford prende un discreto vantaggio sugli inseguitori prima di ritirarsi al 27° giro lasciando il comando a Jack Brabham che aveva da poco passato Amon. Dietro vanno forte anche Hulme, Pescarolo e Rindt. L’austriaco, partito ottavo, dal 36° al 41° giro passa prima Pescarolo e poi Hulme portandosi in terza posizione che diventa seconda grazie al ritiro di Amon con una sospensione KO. A quattro giri dalla fine Brabham ha un vantaggio di nove secondi ma al 77° passaggio Black Jack fatica a superare Siffert e ne perde ben cinque. All’ultimo giro Rindt è alle spalle di Brabham a caccia della vittoria ma all’australiano manca solo il doppiaggio di Pierre Courage per poter andare a vincere. Alla curva del Gasometro (l’odierna Rascasse) Brabham sbaglia le misure e finisce nelle balle di paglia. Jochen Rindt coglie la prima vittoria nella stagione che lo porterà poi al mondiale postumo.

1975 - Dopo il drammatico GP di Spagna di tre settimane prima (con la monoposto di Stommelen volata fra il pubblico causando la morte di quattro persone) la Formula 1 cerca di trovare una soluzione e così nel principato è tutto un lavorare per montare guardrail e reti di protezione, sistemare marciapiedi e cordoli e spostare la chicane. Al via partiranno, per motivi di sicurezza, massimo 18 macchine. La pole è di Niki Lauda che deve recuperare in classifica dieci punti di distacco da Emerson Fittipaldi dopo le prime quattro gare. Accanto a lui un sorprendente Tom Pryce con la Shadow. 

Il via della gara è con la pioggia e Lauda scatta meglio di tutti davanti a Jarier e Pryce. Jarier cerca di andare in testa ma sbaglia e sbatte al Mirabeau, Peterson si porta al secondo posto e Vittorio Brambilla al terzo prima di ritirarsi tamponato da Pryce. Peterson perde tempo al pit stop per un bullone della ruota rimasto sotto la macchina e così Lauda si trova ad avere un vantaggio di 15” sui due brasiliani Fittipaldi e Pace. Ma per l’austriaco cominciano problemi al motore con la pressione dell’olio che cala drammaticamente. A tre giri dalla fine il vantaggio su Fittipaldi è di meno di tre secondi ma la gara raggiunge il limite delle due ore e viene sventolata la bandiera a scacchi. Lauda e la Ferrari vincono il primo Gran Premio di Monaco in 20 anni.

1981 - A Monaco arriva la quinta vittoria in carriera di Gilles Villeneuve. Il canadese e la sua Ferrari sono tutto tranne che favoriti: la 126CK è una macchina con un motore turbo dalla potenza mostruosa ma dall’erogazione di un toro selvaggio. In più il telaio con soluzioni poco all’avanguardia e la cronica mancanza di carico aerodinamico non aiutano di certo. Nonostante questo Gilles si qualifica secondo dietro la Brabham di Piquet che, si scoprirà solo in seguito, tende a girare sottopeso al sabato. In gara Piquet va subito in testa davanti a Villeneuve e Jones. Il campione del mondo in carica passa il ferrarista alla S. Devota nel 20° giro e si porta al secondo posto. Al 53° giro Piquet in una fase di doppiaggi va a frenare sullo sporco e finisce la sua gara contro il guardrail. Alan Jones va in testa ma accusa problemi di pescaggio di benzina; è così costretto ad un rabbocco al 67° giro e perde tempo prezioso. Villeneuve rimonta giro dopo giro e lo passa praticamente sul traguardo andando a cogliere un successo insperato.

1982 - Monaco è la prima gara dalla scomparsa, a Zolder, proprio di Gilles Villeneuve e l’atmosfera nel principato è cupa e angosciosa. René Arnoux su Renault scatta dalla pole davanti a Riccardo Patrese con la Brabham che però viene passato al via dall’altra Renault di Alain Prost. Al 14° giro Arnoux va in testacoda e Prost va al comando seguito da Patrese. La corsa, su una pista su cui passare è praticamente impossibile, sembra definita ma al 72° giro comincia a piovere, Prost perde il controllo della sua Renault e va a sbattere. Patrese è in testa ma si gira anche lui, evita con grande abilità di andare a sbattere ma spegne il motore. Al comando va la Ferrari di Pironi seguita dall’Alfa di Andrea De Cesaris a 30 secondi. I commissari, valutando la pericolosità della posizione della Brabham di Patrese lo spingono e lo rimettono in gara. Intanto Pironi rallenta molto vistosamente, la sua Ferrari ha finito la benzina. Andrea De Cesaris, pilota italiano su monoposto italiana, è primo ma anche lui si ritira con i serbatoi a secco. I piloti in gara ormai sono pochissimi. Derek Daly, con la Williams, doppiato prima del ritiro di Pironi, potrebbe andare a vincere ma invece va a sbattere e getta al vento un’occasione unica. In pista e ai box regna la confusione. La Brabham di Patrese intanto è in piena corsa e al 76° giro i commissari gli sventolano la bandiera a scacchi. Vince un Gran Premio che, fino a quel momento, non sapeva nemmeno di condurre. Sul podio i due piloti fermatisi senza benzina: Pironi e De Cesaris per quella che resta una delle corse più incredibili nel principato.

1984 - È l’anno in cui, a Monaco, si svela il genio di un giovane pilota, un esordiente in Formula 1 che però sembra destinato a grandi cose: Ayrton Senna Da Silva. Nel principato possono gareggiare al massimo venti monoposto e le qualifiche sono molto selettive. Prost su McLaren segna la pole davanti a Mansell sulla Lotus. Il campione del mondo Nelson Piquet parte nono. Tredicesimo quasi inosservato si qualifica un certo Senna con la Toleman. La gara si svolge sotto una pioggia incessante e parte con 45 minuti di ritardo. Prost, in pole, mantiene la testa della gara fino al nono giro quando viene passato da Mansell che per la prima volta in carriera è al comando di un Gran Premio. Lauda nel frattempo passa Arnoux mentre Prost si riprende la testa. Da dietro intanto, dalla tredicesima posizione di partenza per l’esattezza, la Toleman di Senna comincia a recuperare. Il brasiliano, che già nei kart e nelle formule minori aveva mostrato doti fuori dal comune soprattutto sul bagnato, è il più veloce in pista. Siamo al giro 29: Prost fa segno ai commissari che la gara deve essere sospesa, le condizioni sono sicuramente impegnative ma il francese, calcolatore come pochi, ha anche problemi ai freni perché con le basse temperature i dischi in carbonio della sua McLaren non arrivano alle temperature di esercizio corrette e spesso vanno al bloccaggio. Per lo stesso problema Niki Lauda si era girato al Casino spegnendo il motore dell’altra McLaren ritirandosi così dalla gara. Prost rallenta ancora con Senna che chiude lo svantaggio e si fa sotto. Al 31° giro il francese segnala ancora che la corsa vada interrotta. E così, un giro dopo, la gara termina. Senna passa Prost prima del traguardo ma la classifica, come da regolamento, viene presa al giro precedente. Il francese della McLaren vince, il brasiliano si sente derubato di quella che avrebbe potuto essere la sua prima, storica vittoria. Ironia della sorte il GP di Monaco del 1984, interrotto prima di percorrere almeno il 75% della sua lunghezza, assegna metà punteggio. Lauda vincerà il titolo di mezzo punto proprio su Prost. Se il francese avesse concluso la gara con punteggio pieno, anche arrivando secondo alle spalle di Senna, sarebbe stato campione del mondo per la prima volta.

1987 - 1993 - Sette anni con un solo protagonista: Ayrton Senna. Sette anni di dominio ma sei vittorie a causa di quell’errore al Portier del 1988. Un unico banale errore per un pilota capace di vincere cinque volte di seguito (’89-’93) e di fare la pole position, proprio in quell’anno, con quello che è considerato il più incredibile giro veloce di tutti i tempi. Senna a parità di macchina rifila oltre un secondo e quattro decimi al compagno di squadra Prost. Quando, in seguito, descriverà quel giro, userà parole mistiche, religiose, di un uomo entrato in una trance psichica tale da guidare oltre i limiti propri e della macchina. Eppure dopo la perfezione di quel giro incredibile arriva l’imperfezione, l’unica nel principato, in gara. E la rabbia è talmente forte da portarlo a tornare a piedi al suo appartamento di Monte Carlo senza passare nemmeno dai box o dalle interviste. Sembra paradossale parlare di una sconfitta, nel 1988 a vincere fu il suo arcirivale Prost, per uno che detiene ancora il record di vittorie nel Principato ma è l’unico modo per comprenderne la grandezza. O forse ce n’è un altro: anno 1992, Mansell e la sua Williams-robot FW14B stanno dominando la stagione con cinque vittorie in cinque gare. L’inglese è in testa anche a Monaco ma a sette giri dalla fine perde il dado della ruota ed è costretto ai box. Esce, con gomme nuove, alle spalle di Senna che invece ha pneumatici praticamente finiti. Mansell recupera 3,2 secondi in due giri. A quel punto comincia il duello: Mansell vuole la vittoria, Senna, a casa sua, non cede di un millimetro e su una macchina nettamente inferiore riesce a trionfare per appena due decimi.

1994 - Monaco è la prima gara dopo Imola: la prima gara senza Senna, senza il tre volte campione del mondo Senna, senza il sei volte vincitore a Monte Carlo Senna, senza il pilota che aveva conquistato le prime tre pole stagionali dovendosi arrendere a Michael Schumacher vincitore di tutte e tre le gare. A Monaco manca Ayrton, si avverte nell’aria e nei risultati: per Schumi arriva la prima di 68 pole in carriera. In gara il dominio è schiacciante: il tedesco della Benetton chiuderà con oltre 37 secondi di vantaggio su Martin Brundle.

1996 - Se è vero che nel principato vincono i campioni di razza è vero anche che, se passi a pochi millimetri da muri e guardrail a 300 km/h, tutto può accadere. E nel 1996 di tutto accade: a vincere è il francese Olivier Panis per la sua prima, ed unica, vittoria in Formula1. Il pilota della Ligier si qualifica 14esimo a oltre due secondi dalla pole di Schumacher su Ferrari ma già nel warmup della domenica mattina è il più veloce. In gara è prevista pioggia e così è. Al via Damon Hill passa Schumacher alla Santa Devota mentre dietro Jos Verstappen, che azzarda la partenza con le slick, va subito nelle barriere. Hill comincia ad allungare e Schumi, spingendo per recuperare, commette un errore e va a sbattere al Portier ritirandosi. Per la Williams del figlio di Graham sembra una facile vittoria ma al 40° giro un problema alla pompa dell’olio lo mette fuori gara. Passa in testa Jean Alesi con la Benetton e ci rimane per 20 giri prima di ritirarsi, anche lui, con una sospensione rotta. A quel punto Olivier Panis si ritrova primo e non commette errori fino al traguardo. Al contrario di Eddie Irvine che si gira anche lui al Portier e viene colpito da Mika Salo in un incidente che coinvolge anche Hakkinen. Risultato: si ritirano altri tre piloti e il Gran Premio viene completato solo dai tre sul podio: Panis, Coulthard e Johnny Herbert.

1997 - È la gara perfetta di Michael Schumacher a Monaco. La pole position, sull’asciutto, va a Frentzen su Williams davanti a Schumi e Jacques Villeneuve. Mezz’ora prima del via comincia a piovere ma la Williams decide di partire comunque con gomme da bagnato confidando in un miglioramento delle condizioni mentre la Ferrari parte con gomme intermedie. Al quinto giro il tedesco ha un vantaggio di 22 secondi sulle Jordan di Ralf Schumacher e Giancarlo Fisichella. Schumi allunga giro dopo giro e chiuderà, con le due Williams ritirate, con un vantaggio di 53 secondi sul secondo, Barrichello con la Stewart, e di 1 minuto e 22 secondi sul compagno di squadra Irvine. Il tutto nonostante un innocuo lungo a S.te Devote nel finale. La gara perfetta, la terza vittoria, sulle cinque totali nel principato, del sette volte campione del mondo.

2004 - Altro GP in cui succede di tutto: la pole position, la prima in carriera, è di Jarno Trulli su Renault davanti a Jenson Button, al compagno di squadra Fernando Alonso e a Michael Schumacher su Ferrari. In gara dopo un contatto tra Alonso e Ralf Schumacher al 41° giro, esce la Safety Car. Michael Schumacher è in testa, dietro di lui Juan Pablo Montoya doppiato. Sotto il tunnel Schumi rallenta vistosamente e va al bloccaggio delle gomme anteriori, Montoya non riesce ad evitarlo e lo mette fuori gara. Verso la fine, quando si esauriscono le soste ai box, in testa grazie ad un gara attenta e ad una buona strategia si ritrova Jarno Trulli che va a cogliere il primo e unico successo in Formula1 davanti a Jenson Button e Rubens Barrichello.

2007 -  È l’anno del rookie Hamilton, dell’incidente di Kimi Raikkonen in qualifica che lo costringerà a partire sedicesimo, della seconda vittoria di Fernando Alonso e del dominio McLaren nel principato. Le due monoposto di Woking conducono con facilità la gara con Alonso, in teoria prima guida, davanti alla promessa Lewis Hamilton che è in testa al mondiale ma che non ha ancora vinto un Gran Premio. L’Inglese comincia allora a farsi minaccioso negli specchietti del compagno di squadra fino a diventare aggressivo e pericoloso. I giochi di squadra in teoria, ma anche in pratica, sono vietati dal regolamento ma la McLaren è costretta, per evitare un contatto tra i due compagni di squadra, a congelare le posizioni. Vince, come detto, Alonso, Hamilton è secondo davanti ad uno staccatissimo Massa, Raikkonen è ottavo. Il seme della feroce rivalità intestina in McLaren, che favorirà la straordinaria rimonta mondiale del finlandese, però è piantato.

2011 - A Monte Carlo arriva l’unica vittoria di Sebastian Vettel nel principato. Il tedesco conquista la pole al sabato davanti a Button su McLaren e al compagno di squadra Webber vincitore l’anno prima. Lewis Hamilton si ritrova senza tempo in Q3 quando l’incidente di Sergio Perez fa chiudere, anticipatamente le qualifiche costringendolo a partire nono. Vettel in gara controlla la situazione ma rischia di venir ripreso da Alonso e Button che hanno gomme più fresche e performanti. L’incidente tra Alguersuari e Petrov porta ad una bandiera rossa. I team lavorano sulle monoposto e cambiano le gomme: il vantaggio degli inseguitori è annullato e il tedesco va a vincere il Gran Premio.

2012 - È ancora l’anno di Mark Webber che vince per la seconda volta nel principato davanti a Nico Rosberg sull’emergente Mercedes e a Fernando Alonso su Ferrari. Ma il 2012 è anche l’anno dell’ultima pole position di Michael Schumacher. Se andate a consultare gli annali e i libri dei record, però, quella pole non esiste: Schumi si qualifica davanti a tutti nel Q3, con un giro straordinario che gli vale otto centesimi di vantaggio su Webber. È la prima volta che fa segnare il miglior tempo in qualifica da quando è tornato a correre dopo il ritiro del 2006. Il sette volte campione del mondo ha 43 anni, 91 vittorie e 68 pole. Quella di Monaco sarebbe la numero 69 ma le cinque posizioni di penalità in griglia dalla gara precedente lo costringono a partire in terza fila. Si ritirerà per un problema tecnico al 59esimo giro.

2013 - La prima delle tre vittorie a casa sua di Nico Rosberg. Il tedesco, che nel principato è cresciuto, si ritrova tra le mani una Mercedes miracolata dopo il test segreto e illegale di Barcellona di pochi giorni prima. 1000 chilometri percorsi per capire le gomme Pirelli consentono alla squadra guidata da Ross Brawn di risolvere il cronico problema della W04 una monoposto velocissima che, però, in gara distrugge le gomme. È la prima vittoria Mercedes in questa stagione e il primo segnale del dominio che verrà. Per Rosberg, come detto, a 30 anni esatti dal successo di papà Keke arriva anche il primo dei tre successi consecutivi sulle strade dello stato in cui è cresciuto, vive e ha famiglia e amici.

Una storia lunga, lunghissima quella del Gran Premio di Monaco, quasi infinita. Una storia incredibile, particolare, a volte drammatica ma mai banale. Una storia che vede la McLaren dominare con 15 successi a partire dal 1984, la Ferrari a secco dal 2001 e la Mercedes vincere da quattro anni di fila grazie anche al regalo della Red Bull lo scorso anno capace di perdersi, a gara praticamente vinta, le gomme di Ricciardo al pit stop. Ultimo colpo di scena di una serie infinita, infinita perché finché si correrà nel principato le sorprese non mancheranno mai.

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