Alle terme di SPA si curano dolori e passioni dei malati di motori

Formula 1

Simone De Luca

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Il GP del Belgio è molto di più del “semplice” binomio Eau Rouge - Raidillon. 49 edizioni disputate sul circuito di Spa-Francorchamps, 6 vittorie per Michael Schumacher, il re di Spa, 5 per Senna e 4 per Raikkonen. La Ferrari in Belgio ha trionfato per 16 volte ma l’ultima è di ormai 8 stagioni fa proprio con Kimi. Ripercorriamo la storia di un GP dove vincono i campioni e dove più che allenare muscoli e cuore bisogna allenare, parola di Daniel Ricciardo, gli attributi.

Salus Per Aquam, la salute per mezzo dell’acqua, tre parole per una sigla: SPA. Perchè qui c’erano le terme romane e c’è, ancora oggi, una Spa. Ma per curare i malati di motori non bastano delle semplici acque termali, ci vuole un acqua speciale: l’acqua rossa in francese Eau Rouge. Il nome vi ricorda qualcosa? Magari qualcosa che suona completo solo con la parola Raidillon? Allora siete sulla buona strada, quasi sulla via della guarigione ammesso sempre che, dalla malattia dei motori, si possa o si voglia guarire. Anzi magari a ripercorre un po’ della storia di questo circuito leggendario uno si ammala anche peggio ma tant’è: vale decisamente la pena correre il rischio.

1950-1956 - A Spa, ma su un circuito di oltre 14 chilometri, si comincia a correre dalla prima edizione del mondiale e nei primi sei anni il dominio è delle case italiane. Fangio e Farina su Alfa Romeo nelle prime due edizioni, Ascari su Ferrari due volte nel ’52 e nel ’53, ancora Fangio su Maserati nel ’54 e poi Peter Collins su Ferrari nel 1956. Nel ’55 a vincere era stato sempre Fangio ma su Mercedes.

Anni ’60 - ben prima delle rivoluzioni del ’68 i veri rivoluzionari a Spa erano due: Jim Clark e Colin Chapman il genio della Lotus. Dal 1962 al 1965 sulle colline delle Ardenne non ce n’è per nessuno: Clark vince 4 volte di fila dominando con la sua Lotus a motore Climax. Nel ’62 chiude con 44 secondi di vantaggio su Graham Hill e oltre 2 minuti su Phil Hill campione del mondo in carica. Nel ’63 rifila quasi 5 minuti a Bruce McLaren e doppia tutti gli altri. Nel ’65 i secondi di vantaggio su chi lo segue, Jackie Stewart, sono 44, il terzo, Bruce McLaren è doppiato.

1985 - Il circuito cambia, diventa più breve e sostanzialmente uguale a quello di oggi. E soprattutto diventa la casa definitiva, dopo l’alternanza con Zolder e Nivelles, del GP del Belgio. E su quei circa 7 chilometri il nome che risuona più volte a cavallo tra gli ’80 e i ’90 è quello di Ayrton Senna. Il brasiliano vince nell’85 con la Lotus e poi 4 volte in fila dall’88 al ’91 con la McLaren. Fin lì nessuno ha mai dominato così su un circuito in cui servono tecnica, velocità e soprattutto, vedi twitter di Ricciardo... 

1991 - Ma nel 1991 in quell’anno dell’ultima vittoria di Senna in Belgio accade un evento che sarà destinato a cambiare la storia della Formula 1 per sempre. Il pilota di casa Bertrand Gachot è temporaneamente impossibilitato, diciamo così, a correre. È in una cella di sua maestà in Inghilterra dopo aver litigato con un tassista a Londra. Il vulcanico Eddie Jordan decide allora di sostituirlo con un giovane tedesco che ha già impressionato correndo e vincendo nei kart e con la Mercedes nel mondiale Sport: Michael Schumacher. Schumi lascia subito il segno: si qualifica settimo. In gara però pochi metri dopo la partenza, all’Eau Rouge, la sua frizione cede ed è costretto al ritiro. Si rifarà, con gli interessi negli anni successivi.

1992 - Schumacher è passato alla Benetton - Ford sotto la guida di Flavio Briatore e con le monoposto progettate dal geniale duo Brawn - Byrne. La pole position è firmata da Nigel Mansell su Williams davanti alla McLaren di Senna e alla Benetton, appunto, di Schumacher. In gara Ayrton Senna sembra destinato al quinto successo consecutivo ma il brasiliano, sotto una pioggia insistente, sceglie di non fermarsi a montare le gomme da bagnato e perde tempo prezioso. Schumi invece continua a martellare e porta a casa la prima vittoria della carriera. L’ultima di una monoposto di F1 con un cambio ad H. Dato ancor più significativo perchè ottenuto su un circuito come Spa, sotto l’acqua, dove poter avere un cambio elettronico al volante o anche solo un cambio sequenziale rappresenta un vantaggio notevole. Ma Schumi è Schumi e dopo l’esordio dell’anno prima mostra al mondo che sarà lui il pilota del futuro.

Ed infatti a Spa vincerà in totale 6 volte (’92-’95-’96-’97-’01-’02) perdendo una gara quasi vinta in due occasioni per circostanze incredibili. La prima nel ’94 quando, dopo essere passato per primo sotto la bandiera a scacchi viene squalificato per il pattino sul fondo eccessivamente consumato a causa di un testacoda su un cordolo, e la seconda nel ‘1998. 

1998 - Dopo la partenza David Coulthard perde il controllo della sua McLaren e innesca un incidente che coinvolge 13 monoposto e costringe alla sospensione della gara. Alla ripartenza, dopo quasi un’ora, Hakkinen e Schumacher si trovano a lottare per la prima posizione ma il finlandese perde il controllo della sua McLaren, viene colpito da Johnny Herbert e si ritira. intanto Coulthard, in giornata no, ha un contatto con Wurz. L’austriaco è costretto al ritiro mentre lo scozzese riprende la gara in ultima posizione. In testa intanto c’è Damon Hill davanti a Michael Schumacher che però, all’ottavo giro, lo passa alla bus stop e comincia a prendere il largo. Con quasi quaranta secondi di vantaggio su Hill il ferrarista si appresta a doppiare Coulthard. La manovra non è un semplice doppiaggio come gli altri: lo scozzese è il compagno del leader del mondiale Hakkinen, che come ricorderete è fuori gara, che comanda la classifica con 7 punti su Schumi. Jean Todt, in un’epoca in cui ci si parlava ancora faccia a faccia, è già andato al muretto box della McLaren per assicurarsi che non ci siano problemi con il doppiaggio. Ma Coulthard, istruito via radio, non si sposta immediatamente. Schumacher gli mostra un pugno che esprime rabbia, preoccupazione e frustrazione. I due cominciano il tratto in discesa verso Puhon e il pilota McLaren decide di alzare il piede. Lo fa però in piena traiettoria. Il ferrarista, con una visibilità scarsissima, lo centra in pieno. Entrambi riescono a raggiungere i box ma sono costretti al ritiro. Schumi avanza minaccioso verso il box McLaren e urla in faccia all’avversario: “hai cercato di ammazzarmi, c*****!” o almeno così riporterà Coulthard, l’unico ad aver mai apertamente parlato dell’episodio. I commissari non giudicano lo scozzese colpevole e così, sportivamente, la vicenda finisce lì. Nel 2003 però Coulthard ammetterà almeno il concorso di colpa: “ho alzato il piede per farlo passare, ma l’ho fatto in mezzo all’acqua, con poca visibilità ed in piena traiettoria. non avrei dovuto farlo, oggi non lo rifarei.” Ma intanto Hakkinen, campione del mondo a fine anno, ringrazia.

2000 - la gara la vince Mika Hakkinen che però a fine anno vedrà festeggiare il titolo il suo arcirivale Schumacher. Al finlandese resta almeno la consolazione di quello che in molti considerano il più bel sorpasso della storia. Anche questa volta, come nel 1998, a beffare Schumi è un doppiato. Il suo nome non è David Coulthard ma Ricardo Zonta. Giro 40, Schumacher al comando e Hakkinen poco distante. I due si toccano quando il finlandese tenta il sorpasso. Qualche danno ma niente di che ma è ben chiaro che Schumi non mollerà la posizione tanto facilmente. Ci vuole un colpo di genio o di fortuna o tutte e due le cose insieme. E un giro più tardi arriva il momento perfetto. Il ferrarista si prepara a superare Ricardo Zonta in fondo al rettilineo del Kemmel, il suo avversario è incollato ai suoi scarichi. Schumi vede Zonta che tiene il centro della pista e decide di attaccare all’esterno ma Hakkinen si materializza all’interno della BAR e supera entrambi prendendosi la testa della corsa e la vittoria nell’incredulità del box McLaren e dello stesso Schumi.

2004 - Schumacher e la Ferrari arrivano a Spa con il titolo a portata di mano: il tedesco ha vinto 12 gare in stagione, tutte tranne una, Monaco, dove è arrivata la vittoria storica di Jarno Trulli. 12 gare su 13 disputate. Un dominio totale tanto che a 5 gare dal termine i punti di vantaggio sul secondo, il compagno di squadra Barrichello, sono 28. Così Schumi corre da ragioniere: sta fuori dai guai, che a Spa sono sempre dietro l’angolo, e chiude al secondo posto festeggiando il settimo storico mondiale. Ma davanti a lui c’è quello che sarà il suo successore a Maranello: Kimi Raikkonen. Per il Finlandese, che vincerà in Belgio 4 volte, è il primo successo in carriera a Spa. Gli altri arriveranno nel 2005, sempre su McLaren, nel 2007 e nel 2009 sempre con la Ferrari ultima vittoria rossa in Belgio.

2013 - Il Belgio è l’undicesima gara della stagione. Sebastian Vettel e la sua Red Bull hanno già 38 punti di vantaggio sulla Lotus di Raikkonen e uno in più sulla Ferrari di Alonso. Un margine quasi di sicurezza costruito con 4 vittorie e piazzamenti solidi. Ma da Spa comincia il vero e proprio dominio, comincia la seconda parte della stagione quella in cui, storicamente, Vettel e la sua monoposto fanno il salto di qualità. Arriva infatti la prima delle 9 vittorie consecutive nelle ultime 9 gare del campionato. Un campionato vinto già in India con ancora 4 gare da disputare.

2014 - È il primo anno dell’era ibrida e, cambiati i regolamenti, cambiano anche i padroni della Formula 1. Non sono più la Red Bull e Vettel a dominare ma le Mercedes con Rosberg che, un po’ a sorpresa, precede Hamilton di 11 punti con 8 gare ancora da correre. In partenza il tedesco, che scatta dalla pole, si fa sorprendere e così al secondo giro per recuperare sbaglia manovra e fora la gomma del compagno di squadra distruggendo, oltre alla propria ala anteriore, anche le speranze della settima doppietta Mercedes in stagione. La sosta per cambiare il muso è lunga e così in testa va Ricciardo con la Red Bull. Rosberg e il suo muretto box tentano una strategia aggressiva e si rifanno minacciosi nel finale ma l’australiano pur con gomme alla frutta si difende fino alla fine centrando la terza vittoria dell’anno e seconda consecutiva dopo l’Ungheria. Il mondiale invece andrà a Lewis Hamilton autore di una strepitosa rimonta nella seconda parte di stagione.

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