Formula 1, GP d'Australia 2018: il commento di Leo Turrini

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Un capolavoro d'astuzia, alla Schumi. Sebastian Vettel fa suo il GP di Melbourne e regala alla Ferrari un successo inaspettato almeno fino al 20° giro della corsa. Ma per Leo Turrini si può ancora migliorare tanto: soprattutto al sabato

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Per i tifosi della Ferrari è stata una domenica davvero super. Il Mondiale 2018 parte col piede giusto: una vittoria di Sebastian Vettel voluta e strappata grazie soprattutto a una strategia perfetta, che porta anche la momentanea testa della classifica nel Mondiale costruttori: “È però soltanto il primo atto – spiega Leo Turrini -: adesso si va tra le dune del deserto del Bahrain dove peraltro la tradizione non è sfavorevole alla Rossa di Maranello. Quel che c’è da capire, e Vettel l’ha detto chiaramente nell’euforia del dopo gara, è se il margine che la Mercedes ancora sembra conservare, sia in qualifica soprattutto, che in gara, possa essere intaccato”. I meccanici della Rossa devono lavorare soprattutto su una cosa: “L’assetto per la caccia alla pole al sabato, perché non sempre ci sarà una virtual safety car come a Melbourne e quindi, riuscire a partire davanti è la vera sfida per il direttore tecnico Mattia Binotto, per Maurizio Arrivabene e per tutti gli uomini che coltivano il sogno rosso. La Ferrari non vince il titolo piloti da 11 anni, il titolo a squadre da 10 e visto che parliamo di deserto, questa traversata è stata anche troppo lunga. Quindi aspettiamoci qualcosa di ancora più incoraggiante dal GP di Sakhir tra un paio di settimane”.

Vettel e il metodo Schumacher

"Per la centesima presenza sul podio - analizza ancora Turrini -, Seb Vettel ha scelto il metodo Schumi. Vale a dire, si è ispirato a quello che è stato l’idolo della sua infanzia che è il campionissimo per milioni di ferraristi. E mi spiego: il modo in cui Seb ha governato l’emergenza, la maniera in cui è riuscito a inventarsi quel giro magico in presenza di safety car virtuale ha di fatto creato le condizioni per una vittoria sulla quale sinceramente alla vigilia e pure dopo una ventina di giri di Gran Premio nessuno avrebbe osato puntare. È stato il capolavoro di Ulisse: l’eroe dell’astuzia. In quel contesto a Melbourne era indispensabile per la Ferrari inventarsi qualcosa. Sono stati tutti bravissimi: dagli ingegneri che stanno nel garage remoto di Maranello, a Inaki Rueda lo stratega basco che prende le decisioni in un attimo di secondo, consultandosi via radio con il pilota. E poi la differenza l’ha fatta Vettel. E così Hamilton basito e sbigottito ha fatto la fine di Polifemo: certo questo non è l’inizio della fine, semplicemente la fine del principio. 1-0 per la Ferrari, 1-0 per Vettel e palla al centro".
 

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