Formula 1, GP Canada. Jean Alesi, l’eterna lotta tra testa e cuore

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Simone De Luca

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Una carriera lunga una vittoria, quella del figlio di un emigrante italiano che, nonostante un solo successo in Formula 1 in Canada nel 1995, ha conquistato i cuori di tutti i ferraristi. GP Canada in diretta su SkySportF1 (canale 207). Qualifiche sabato alle 20.00 (pre dalle 19), gara domenica alle 20.10 (pre dalle 18.30)

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Questa è una storia di testa e di cuore. Testa e cuore quasi mai vanno d’accordo, spesso si dividono e, nel mondo del motorsport possono fare una differenza incredibile nella carriera.

La storia del cuore parte da un nome: Jean, all’anagrafe Giovanni, Alesi. Figlio di un meccanico siciliano emigrato in Francia ma legatissimo alla madre patria. Jean è talmente attaccato alle sue origini da scegliere come colori del suo casco quelli di Elio De Angelis, italianissimo, scomparso troppo presto al Paul Ricard nel 1986. 

Decisione di cuore e di testa visto che la sua di testa sarà sempre un elemento distintivo. Piegata all’interno della curva all’attacco come Jean in tutta la sua carriera. O quasi, perchè il pilota tutto cuore e tutto piede prima di arrivare in Formula 1 dimostra di saper anche ragionare e di saperla usare la testa. 1989, Campionato di Formula 3000 international, Le Mans, nona e penultima gara della stagione, a Jean basta un solo punto per essere aritmeticamente campione. 

Anche se il suo rivale Erik Comas dovesse vincere le ultime due gare affiancandolo in testa alla classifica il titolo andrebbe a lui che avrebbe una vittoria in più. E così succede: Jean, che guida per la Eddie Jordan Racing, a Le Mans conquista un solo punto. Quando attaccato da avversari non in lotta per il titolo lascia metri e metri di spazio e si fa superare. È campione con una gara di anticipo. Salterà anche l’ultima per correre in Giappone e Comas, vincendo, lo appaierà in testa alla classifica ma non importa. 

La testa ha portato Jean al titolo. E intanto ha già esordito in Formula 1, nel Gran Premio di casa, al Paul Ricard, con la Tyrrell che ha appiedato Michele Alboreto. Paul Ricard proprio lì dove se n’è andato, appena tre anni prima il suo idolo, quello di cui porta i colori sul casco. E quel casco, con annesso pilota, arriva subito a punti: quarto posto all’esordio. Poi il quinto a Monza e un altro quarto in Spagna per una mezza stagione con qualche basso ma anche diversi alti. Poi nel 1990 l’apertura col botto con il secondo posto a Phoenix lottando, stavolta solo col cuore e con una discreta macchina, contro il maestro Ayrton Senna. Senza timori reverenziali, senza alcuna timidezza, col piede tutto giù e la macchina di traverso fino al primo podio della carriera.

Nella prima stagione completa arriverà anche un altro secondo posto a Monaco molto figlio dell’abilità di guida e del talento di Jean. E arriveranno anche le proposte e le offerte. Come quella della Williams per cui Alesi firma un contratto. Sono gli anni del dominio della McLaren appena sfiorato dalla Ferrari con Prost ma la Williams è un team che si sta rafforzando anche con l’arrivo di un certo Adrian Newey, progettista che alla March/Leyton House ha mostrato talento e una discreta visione del futuro. 

Sembra la decisione perfetta, quella che la testa consiglia: accasarsi con un team di esperienza che vuole tornare a vincere (e lo farà dominando negli anni successivi ma questo Alesi nel 1990 non può saperlo). Ma poi arriva la chiamata della Ferrari e il cuore italiano di Giovanni, pardon, Jean, comincia a battere veloce. Dice di si, non si può rifiutare la chiamata del cuore. La Ferrari paga anche una penale alla Williams per averlo e Alesi la ripaga con tutto quello che ha: una lealtà incondizionata, una guida spettacolare che a molti ricorda quella di Villeneuve e diverse prestazioni che conquistano i tifosi. Come il primo podio a Monaco o la gara di Magny Cours nel 1992. Pista allagata lui con le slick e una una disastrosa F92A che viaggia solo un secondo più lento dei primi che montano gomme full wet. Si ritirerà dopo essersi girato, il cuore che va più veloce della testa, ma i ferraristi lo amano ogni giorno di più. In quella condizioni nemmeno Ayrton Senna, il mago del bagnato, il tre volte campione del mondo Ayrton Senna, riesce a tenere il suo passo. 

La Ferrari sotto la guida di Luca Cordero di Montezemolo e Jean Todt comincia a crescere. Nel 1993 Alesi centra due podi, cosa non scontata per le rosse dei primi anni ’90, e quattro l’anno successivo con una prima pole in carriera a Monza a cui seguì un amaro ritiro dopo 15 giri in testa per problemi al cambio. Ma manca sempre l’acuto, la vittoria perchè come dirà Alesi: “un pilota ha tre sogni: arrivare in Formula 1, vincere una gara e poi vincere un mondiale”. Il primo sogno si è avverato e i due secondi posti nelle prime tre gare della stagione 1995 fanno pensare che si possa concretizzare anche il secondo. Ma in Spagna e a Monaco, pur con delle discrete prestazioni, arrivano due ritiri. Si parte quindi per Montreal con il francese quarto in campionato a 20 punti (un’enormità con il primo che ne prende 10 e punti solo ai primi 6) dal leader Schumacher e a tre dal compagno di squadra Berger che ha già messo a segno quattro terzi posti. In qualifica non va tanto meglio. Alesi è quinto con un distacco di tre decimi da Berger. Ma domenica è il giorno del suo compleanno. È la prima volta che Jean si trova a correre nel giorno della sua festa. 

Al via della corsa Schumacher mette bene in chiaro però che quella è la sua gara: parte e va via con un ritmo insostenibile per gli altri. Ma Alesi ha un ottimo ritmo: supera il compagno di squadra Berger e poi anche la Williams di Damon Hill e si porta in seconda posizione. È solidamente, tranquillamente, comodamente secondo come già altre volte in carriera. Un podio è lì in vista ma non è quello che avrebbe voluto per il suo compleanno. Ed invece il regalo glielo fanno Schumacher e la Benetton a undici giri dal termine: un problema elettronico costringe il tedesco ad una lunghissima sosta ai box di 70 secondi per cambio del volante e il reset software. Alesi è primo e con buon margine. Ai box gli segnalano l’accaduto. La testa gli dice “stai tranquillo, devi solo portarla a casa” il cuore invece, beh, quello non parla e non dice niente, batte impazzito e inopportuno gli fa salire le lacrime di gioia, di commozione, di liberazione. Che certo non lo fanno guidare al meglio e gestire la gara. Ma i giri passano, la testa riprende il controllo e Jean è imprendibile. Bandiera a scacchi. Bon Anniversaire Jean, Auguri Jean.

Prima vittoria in carriera. Ora si che si può urlare, piangere, festeggiare e tornare ai box. Anzi no perchè nella sua Ferrari non c’è più nemmeno una goccia di benzina. Alesi è fermo a bordo pista. Michael Schumacher, quinto al traguardo, gli offre un passaggio che Jean accetta. Anche qui, su una monoposto e la parola dice già tutto “mono-posto” fatta per una sola persona, la testa direbbe “attaccati e reggiti forte” quando il cuore invece ti dice “fai festa e cavalcala fosse un cavallino rampante”. Così Jean Alesi da Avignone e Giovanni Alesi da Alcamo arrivano ai box e poi sul podio.

Quella resterà l’unica vittoria in carriera dell’italo-francese che mai coronerà il terzo sogno da pilota quello di vincere un mondiale. Chissà cosa avrebbe fatto in Williams, una squadra che dominerà gli anni ’90 grazie al genio di Adrian Newey e alla direzione di Patrick Head, chissà dove lo avrebbe portato la scelta di testa. Non lo sapremo mai. Sappiamo però dove lo ha portato l’altra scelta: lo ha portato in Ferrari e da lì nel cuore, ancora lui, di tutti i tifosi della rossa. 

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