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IndyCar: l'analisi della gara di Phoenix tra incidenti, sorpassi e il trionfo di Newgarden

INDYCAR
Biagio Maglienti

Biagio Maglienti

©Getty

Una gara spettacolare a Phoenix con Newgarden che vince e diventa il leader del campionato. Il prossimo GP di Arlington sarà in diretta domenica 15 marzo alle ore 18 in diretta su Sky Sport F1 e in live streaming anche su NOW

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Quando entri in un ovale, l’approccio alle competizioni assume un aspetto totalmente diverso, per piloti, ingegneri e tifosi. L’ingresso a Daytona, per esempio, è un tunnel angusto, lungo, stretto, creato con un ondulato. Sbuchi dall’altra parte e ti si apre un mondo completamente diverso, sconosciuto, adrenalinico e impressionante. Tutto cambia!!! Improvvisamente!!! A Bristol, addirittura, sembra di essere al Colosseo in versione ristrutturata e quasi moderna. Riesci a sentire il frastuono del pubblico che grida e soverchia quasi il rumore dei potenti motori. Non a caso è chiamato “The Last Great Colosseum”, perché in realtà la sua pista di soli 850 metri, racchiude tutto quello che un circuito può garantire agli spettatori: le macchine a pochi metri, il rumore assordante dei motori e la completa visione della gara.

L’ovale di Phoenix, poi, dopo anni di assenza dalla Indy ci ha riproposto in tutta la sua dura realtà, che se sbagli un sorpasso è finita, ti incolli al muro e se ti va bene hai terminato la gara. Se ti va bene, perché spesso gli incidenti quando rasenti i 400 km/h non sono così facili da digerire. Ne sa qualcosa Alex Palou, ultimo vincitore del titolo e soprattutto di quella che è la gara più famosa al mondo disputata in un ovale, ovvero la 500 miglia di Indianapolis, la Indy 500. Al 22esimo giro lui e Rinus Veekay sono venuti "alle mani" in un azzardo un po’ troppo rischioso e per il 4 volte campione non c’è stato nulla da fare. E’ bastato poco, un leggero contatto e il muro era lì ad aspettarlo, ma non da "painter", come si dice in gergo (cioè imbianchino in quanto lasci il colore delle ruote sul muro e te la cavi) ma da "crasher", demolitore. Fortunatamente nessuna conseguenza per i piloti. 

E poi il “leader” delle demolizioni è stato il duetto Christian Rasmussen Will Power. Dopo oltre sessanta, dico ben oltre sessanta sorpassi effettuati in una sola gara, tutti all’interno, Rasmussen ha tentato l’impossibile per ritornare a guidare la gara. Lo ha fatto però non tenendo in considerazione due variabili. La prima che tutti i sorpassi che aveva effettuato erano all’interno, cioè nella parte bassa della pista dove probabilmente si trovava più a proprio agio, e la seconda che avrebbe dovuto superare uno tosto come Power. Risultato uno con una gomma forata e rientro ai box (Power), l’altro con una sospensione acciaccata e conseguente monoposto non più così precisa e regolare da continuare nel suo show di sorpassi e controsorpassi (Rasmussen). Ancora una volta quindi il muro a farla da padrone su un ovale tra i più difficili da affrontare.

 

Ci aveva già incocciato pesantemente Louis Foster, il nuovo idolo americano.  Il circuito di Phoenix, infatti, alle porte del deserto di Sonora, in piena Arizona, è stato costruito in mode singolare con un apice leggermente smussato, ma che fa sì che l’ovale diventi tri-ovale o meglio non sia un ovale tradizionale. Quindi anche le prospettive di guida non sono simili come si pensa ma in 250 giri si puo’ incorrere nell’errore più pacchiano che è quello della valutazione erronea della curva da affrontare. 

Non è occorso nell’errore, o più semplicemente è stato bravissimo nel rimediare senza troppi danni, anzi nessuno, il rookie Dennis Hauger, che dopo aver commesso l’errore, si è prodotto in un testacoda con relativa retromarcia (proprio retromarcia con la monoposto in folle) a velocità sostenuta, prima di ritrovare il giusto senso di marcia e riprendere la gara. A Phoenix è successo anche questo e lo spettacolo ha continuato ad essere il vero protagonista della gara. Anche perché dopo la bandiera a scacchi durante le interviste, l’ultima cosa che poteva interessare (con tutto quello che era appena successo), persino a lui stesso il vincitore Josef Newgarden, è stato sapere che era il nuovo leader della classifica… Spettacolo nello spettacolo. 

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