Rossi, Marquez e quel sogno chiamato Formula 1

Formula 1
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Accade di rado, ma ciclicamente accade. Ogni volta che un pilota ‘big’ di MotoGP indossa una tuta più leggera del solito per poi calarsi nell’abitacolo di una Formula 1, la discussione rimasta in letargo per un po' si risveglia: è un salto possibile? Si può fare davvero?

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Non ha fatto eccezione il test di Marc Marquez, ultimo campionissimo delle due ruote ad aver assaggiato una Formula 1. Nel suo caso l’opportunità è arrivata grazie alla Red Bull, che gli ha messo a disposizione una RB8 del 2013 (curiosamente in livrea Toro Rosso 2018) sul circuito di casa: il Red Bull Ring.

Il copione è sempre lo stesso. I primi giri percorsi con cautela, poi le frenate iniziano ad accorciarsi, il pedale dell’acceleratore viene schiacciato sempre più in anticipo, e alcune curve iniziano a diventare rettilinei. I tempi calano, e a fine giornata ecco che arriva la richiesta: “Quando posso riprovare?”. Un test resta uno sfizio di lusso, ma se ad una prova inizia a seguirne sempre un’altra, allora iniziano a prendere forma scenari più interessanti ed affascinanti. In attesa di sapere se a Marquez sarà concessa la chance di un secondo test….ipotizziamo. Marc ha un contratto che lo lega alla Honda fino al termine della stagione 2020, una scadenza che coincide con la vigilia dell’esordio di una nuova Formula, sia sul fronte tecnico che sportivo.

Tempo ce n’è insomma, per pensare, valutare e magari decidere. Lo capiremo strada facendo, valutando se Marquez chiederà ancora di poter girare, sintomo di un interesse non casuale. Chi subisce il fuoco sacro della velocità non fa nulla per caso, e per divertimento si scomoda una volta, non di più. Fu il caso di Valentino Rossi, più di dieci anni fa, quando dal 2004 al 2010 completò un intenso programma di test con la Ferrari. La cosa ad un certo punto diventò seria, perché per quanto all’epoca non ci fossero limiti alle prove private, mettere in pista una Formula 1 con continuità costa parecchio, quindi oltre allo show iniziale c’era anche della polpa. E dopo il primo test a Fiorano (che Rossi disputò con il casco ed i guanti di Michael Schumacher, presente alla prova) usci progressivamente allo scoperto fino ad un test collettivo, sul circuito di Valencia ad inizio 2006.

Rossi (al volante di una Ferrari che utilizzava un V10 depotenziato mentre gli avversari avevano a disposizione le nuove monoposto) si ritrovò a girare in pista con Schumacher, Massa, Alonso, Button, Rosberg, Webber, Montoya, e Kubica, e a fine giornata arrivò il riscontro del cronometro: sette decimi da Schumacher. Tanti e pochi allo stesso tempo. Anni dopo si è saputo che Rossi fu molto vicino al grande salto con la Ferrari del dopo-Schumy.

Il Presidente Luca di Montezemolo dichiarò che se necessario avrebbe chiesto di poter schierare una terza monoposto per Rossi, e all’epoca potendo e volendo si potevano consumare le piste girando tutti i giorni. Ma forse quei sette decimi che Rossi si beccò da Schumacher (1’11”640 contro 1’12”362) furono considerati un ostacolo non semplice da superare e nel mese di giugno Valentino firmò un rinnovo biennale con la Yamaha.

L’ultima chance di vedere Rossi al via di un Gran Premio di Formula 1 si concretizzò nel 2009, a seguito dell’infortunio di Felipe Massa in Ungheria. Dopo il debutto rosso di un Luca Badoer ormai fuori dal giro, Rossi pensò alla possibilità di disputare il Gran Premio d’Italia con la Ferrari. Valentino ne parlò con Montezemolo e Domenicali, ma non c’era la possibilità di poter fare dei test. Anche per un “one-shot” Rossi avrebbe voluto prepararsi al meglio, e decise di lasciar perdere.

Dopo qualche anno di pausa la storia del centauro a quattro ruote è riemersa, come da tradizione. Marquez sulla carta ha età e DNA per provarci, e la Red Bull è il contesto ideale per dire “okay, si va”. Aspettando il giorno in cui la favola di John Surtees, unico uomo al mondo iridato nelle due e nelle quattro ruote, tornerà ad essere un record a rischio. Ma per ora la sua leggenda dorme sogni tranquilli.

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