Formula 1, GP Francia: Elio De Angelis, la leggenda del pianista su una monoposto

Formula 1

Simone De Luca

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La storia tragica di Elio De Angelis, talento purissimo della Formula 1 e della musica. Sorriso dolce e modi da signore. Domenica la gara su Sky Sport Formula1 - canale 207 - alle 16.10. Pregara dalle 14.30

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Le Castellet, 15 maggio 1986. Se ne va, durante dei test privati, Elio De Angelis pilota talentuoso e ottimo pianista, in grado di vincere due gare e non sfigurare contro compagni come Mansell, Senna, Andretti e Patrese. Uomo gentile e gran signore, l’ultimo vero gentleman driver della Formula 1

Torniamo indietro: Kyalami 21 gennaio 1982. Siamo a poche ore dall’inizio della stagione di Formula 1. Quella stagione di Formula 1, con la scomparsa di Villeneuve, Paletti e l’incidente di Didier Pironi. Quella della vittoria mondiale di Keke Rosberg con una sola gara vinta. Ma queste cose, nel gennaio di quel 1982, sono ancora lontane. Di concreto ci sono giochi politici che vogliono obbligare i piloti, per regolamento, a firmare contratti triennali con i team e a sottoscrivere accordi molto vincolanti. Così si arriva al primo sciopero della storia della Formula 1. Per restare uniti e fare fronte comune 29 piloti si chiudono nella sala conferenze di un hotel e fanno portare dei materassi per dormire lì. Resteranno tutti. 

Tutti tranne Teo Fabi che scappò, leggenda vuole dalla finestra del bagno, per andare a capitolare con la Federazione. Gli altri chiusi in una stanza. Una stanza con un pianoforte. E con qualcuno che quel piano lo sapeva suonare: Gilles Villeneuve certo, talentuoso al volante ma anche alla tromba e al piano tanto da suonare Ragtime di Scott Joplin, la colonna sonora del film “la stangata” per intenderci. Ma Gilles suona il piano come guida la macchina o come pilota l’elicottero: d’istinto.
Nella stessa sala però c’è uno che le dita su una tastiera potrebbe farle danzare per professione: Elio De Angelis. Il romano suona Chopin e un vasto repertorio di musica classica, intrattiene i colleghi con un concerto privato che non dimenticheranno più in quella serrata che farà fare marcia indietro alla Federazione. Elio è così: “un pilota raffinato, mentre noi eravamo tutti molto rozzi” dirà Keke Rosberg che quel mondiale 1982 poi l’ha vinto. 

È un pilota raffinato perchè viene da un’ottima famiglia romana. Papà costruttore e anche pilota e campione mondiale Off Shore. Da lì la passione per la velocità del figlio. 

Errore: quella che fa sfogare Elio è la madre Pina. Gli compra la vespa contro il parere di papà Giulio, lo fa guidare, quando ancora non ha l’età per la patente, sulla Ferrari del padre. Di notte i due spingono la macchina fuori dal garage e dalla villa per non far rumore e poi si allontanano per trovare spazi liberi e lontani dal traffico per guidare, per mettere le mani sul volante. Intanto Elio continua a studiare il piano e ad allenare le sue mani agili, precise e delicate, quelle stesse mani che a breve impugneranno volanti nei campionati motoristici più importanti. Elio smania, papà Giulio riunisce la famiglia e comunica che la carriera avrà inizio. E De Angelis iunior partecipa alla F3 italiana con le risorse, ingenti, messegli a disposizione dal padre: due monoposto di due marche diverse per poterle adattare al circuito e le gomme migliori che si potessero avere e in quegli anni la differenza tra coperture buone e mediocri era abissale.

Partecipa alla F3 e la vince ma non solo grazie ai soldi di papà. Perchè Elio ha anche un gran piede e due mani delicate e precise da pianista che lo aiutano a pennellare le traiettorie. Da lì arriva l’opportunità in Formula 1 con la Shadow nel 1979. Settimo al debutto in Argentina e poi ancora a Long Beach nella quarta gara della stagione. Poi tra ritiri e piazzamenti a metà schieramento chiude l’anno con il quarto posto a Watkins Glen. Attira l’attenzione di Colin Chapman al punto che il leggendario patron della Lotus pagherà di tasca sua per liberarlo dal contratto con la Shadow e averlo nel suo team. Ed Elio lo ripagherà con un secondo posto in Brasile alla seconda gara della stagione. Ad un pelo dall’essere, a 21 anni, il più giovane vincitore della storia della Formula 1. Poi una serie di piazzamenti costanti nell’80 e nell’81 con una monoposto non certo in grado di battagliare con i migliori. 

Arriva l’anno dello sciopero, il 1982. Elio ormai è una presenza costante e apprezzata in Formula 1: stimato da colleghi, team manager e tifosi, apprezzato per quei modi signorili ed educati, per il suo sorriso e per il carattere aperto ed amichevole. E nel 1982 arriva anche la prima, incredibile vittoria. Austria, si corre all’Osterreichring, e l’altitudine non aiuta i motori aspirati come quello della Lotus che, in teoria, dovrebbero soccombere facilmente. Ma in una gara in cui i primi si ritirano tutti davanti a lui, Patrese per incidente, Piquet per un guasto, Prost col motore in fiamme, Elio si ritrova primo. Con alle spalle la Williams di Keke Rosberg che recupera secondi pesanti ogni giro. Si arriva a due dalla fine con De Angelis che ha poco più di due secondi di vantaggio. Ultimo giro, Elio perde, per problemi al motore, un secondo e mezzo e Keke è lì talmente vicino da riempirgli gli specchietti e gli scarichi. Il romano non molla un metro. All’ultima curva Rosberg è talmente vicino che un sorpasso, e la vittoria, sembrano inevitabili; in rettilineo prende la scia, si sposta e si prepara a passarlo prima del traguardo ma è troppo tardi: Elio vince per una ruota di vantaggio, cinque miseri centesimi che valgono la prima vittoria in Formula 1 e lo status di vincente. 

Sarà l’ultimo successo festeggiato da Chapman col lancio del cappello. Il geniale fondatore della Lotus morirà pochi mesi più tardi e qualcosa nel team cambierà per sempre.

Ma Elio non cambia di una virgola. L’educazione lo tiene con i piedi per terra e gli fa superare anche stagioni faticose come quella dell’83 con dodici ritiri su 16 gare e un misero quinto posto a Monza come miglior risultato. L’anno successivo va meglio: podio al primo GP della stagione in Brasile e poi a Imola, secondo a Detroit, terzo a Dallas il che vuol dire terzo posto nel mondiale alle spalle di Lauda e Prost. Il primo degli altri dietro alla dominante McLaren, 21 punti davanti al compagno di squadra Nigel Mansell.

Arriva il 1985 e con il nuovo anno in Lotus arrivano Senna e i suoi sponsor milionari. Che qualcuno paghi per correre non è una novità, dello stesso De Angelis abbiamo detto ai tempi della F3, ma Senna, talento incredibile e testa d’acciaio, arriva e diventa il proprietario ombra del team. Anche grazie alla vittoria nella seconda gara della stagione in Portogallo. Elio però ha già raccolto un terzo e un quarto posto e non sfigura davanti all’eroe di Monaco di un anno prima. 

A Imola, la gara successiva alla vittoria di Ayrton, vince proprio lui grazie alla squalifica della McLaren di Prost trovata sotto peso a fine gara. 

Elio è in testa al mondiale di Formula 1 con 4 punti su Alboreto con la Ferrari. E al comando ci resta anche dopo la gara successiva ma gli equilibri in squadra cominciano a cambiare. Senna, di due anni più giovane di lui, smania, preme per mostrare tutto il suo incredibile e indiscutibile talento. E non solo. Il peso degli sponsor portati comincia a farsi sentire all’interno del team.  De Angelis si trova in una condizione non infrequente nella Formula 1 di quegli anni, quella del pilota a cui vengono date le seconde scelte per pezzi, gomme, motori. Una condizione a cui non era abituato né preparato. 

Questo mutato atteggiamento di quella che lui considerava una famiglia lo abbatte. Il sorriso, ora, è più tirato, più incerto e le prestazioni ne risentono. A sette gare dal termine è terzo nel mondiale, lontano da Prost e Alboreto appaiati in testa, ma ben in vantaggio sul compagno di squadra. Che però ha un finale di stagione mostruoso: cinque podi consecutivi con una vittoria, in Belgio, nelle ultime sette. Senna chiude quarto in classifica, De Angelis subito dietro ma soprattutto Elio chiude. Chiude con la Lotus annunciandolo a due gare dal termine.

Il romano però un volante, e anche di livello, lo trova pure per il 1986: si accasa alla Brabham di Bernie Ecclestone per sostituire Nelson Piquet facendo da compagno al rientrante Riccardo Patrese. Ma la BT55 soprannominata “sogliola” per le forme frontali non proprio generose disegnata da Gordon Murray non è nata bene. Difficile da guidare e con un motore, il Turbo BMW, che a causa del posizionamento inusuale per le richieste di Murray tutte volte all’aerodinamica, non rende bene ed accentua il già ben noto ritardo nella risposta dell’acceleratore che da sempre è un marchio di fabbrica, certo non graditissimo, della casa bavarese. 

Elio comincia la stagione con un ottavo posto e poi collezione tre ritiri in fila. Patrese fa poco meglio: tre ritiri e un sesto posto senza aver finito la gara. La Brabham deve trovare una soluzione e dopo un disastroso GP di Monaco fa rotta verso Le Castellet per una sessione di test. C’è da trovare una soluzione ai mali della BT55.

Elio guida fino al Paul Ricard, non troppo distante dal principato. Sarà lui, e non Patrese come inizialmente previsto, a provare la macchina. Il circuito è quello nella vecchia configurazione con il rettilineo del Mistral lungo un chilometro e ottocento metri. Un circuito che fa paura e chiede rispetto. De Angelis comincia a girare e a spingere. Alla velocissima “s” de la Verriere l’ala posteriore si stacca a 270 all’ora, la sua BT55 è incontrollabile, picchia sul guard rail, rimbalza in aria e poi finisce rovesciata sull’asfalto cinquanta metri più in là. E prende fuoco. Subito si fermano Prost, Laffite, Jones e Rosberg. Alain si infila nelle fiamme per provare a tirare fuori Elio ma non ci riesce. Gli altri piloti cercano estintori per spegnere l’auto, i commissari non hanno tute ignifughe e non si avvicinano. Il serbatoio della Brabham esplode appiccando il fuoco ad uno dei pini che costeggiano la pista francese.

 La macchina viene girata ma ci vuole tempo per spegnerla e per estrarre Elio. Molto tempo, troppo tempo. Così come per l’arrivo dell’elicottero. De Angelis viene portato in ospedale a Marsiglia dove morirà 29 ore più tardi. Morirà per aver respirato i fumi roventi e tossici della sua macchina. Nel terribile impatto e nel rogo successivo aveva riportato appena una frattura alla clavicola e alcune bruciature lievi alla schiena. 

La sentenza è chiara: Elio se n’è andato per misure di sicurezza inesistenti, impreparazione, lentezza nei soccorsi. Niente di più di questo. Il mondo della F1 è sotto shock: il rettilineo del Mistral verrà accorciato per la gara, verranno finalmente stabilite norme e regole di sicurezza anche per i test che comprenderanno la presenza dell’elisoccorso in pista. Ormai però i buoi sono scappati dalla stalla: per Elio, per le sue mani da pianista e per il suo sorriso, per la sua anima gentile e raffinata e per il suo cuore da pilota di razza è già troppo tardi.

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