Formula 2, GP Baku: riesplode l'allarme sicurezza

Formula 1

Lucio Rizzica

Formula 2 e non solo. Tombini che saltano, camion che sbattono contro cartelli pubblicitari, commissari che cascano, a Baku durante il weekend azero, è capitato di tutto e si evidenziato palesemente il problema della sicurezza in pista. E' in questi frangenti che riemenge il ricordo dell'antica e saggia pignoleria del compianto direttore di gara Charlie Whiting

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Tombini che saltano, gru troppo alte che vanno a sbattere contro ponti troppo bassi, auto faticosamente sollevate oscillanti e sospese che cozzano contro i "new jersey" dei varchi di rimozione, commissari che cascano comicamente e rovinosamente mentre riparte accelerando la monoposto che stanno spingendo a motore spento, gare corse fra una safety car e l'altra, lentissime e impacciate operazioni per spostare da curva 2 le vetture di Ghiotto, Mazepin e King che vi si erano fermate cozzando bruscamente a muro. Non verricelli, argani, mulinelli, paranchi, burbere, non carri attrezzi e neppure rudimentali carrucole in uno dei punti più a rischio incidenti in Formula 2 (ma il discorso ovviamente va esteso anche alla F1), da gestire magari come si fa lungo il tracciato di Montecarlo, dove spostare ripulire e ripristinare l'agibilità del lento toboga del Principato è quasi un colpo di bacchetta magico: rapido, indolore, immediato.

Sul tracciato azero si è evidenziato il problema

A Baku è dunque emersa chiaramente la totale inadeguatezza degli addetti alla pesca a volte grossa delle macchine danneggiate e ferme in quel malefico mare asfaltato della locale pista cittadina. Insomma, i "marshall" azeri sono bocciati su ogni fronte e senza giustificazione alcuna. Lentissimi nei loro interventi, così impacciati sul da farsi, quasi desiderosi di voler mostrare in diretta tv come poco abbiano da spartire con quel mondo, fatto di quel fascinoso mix tra l'esaltazione della velocità e il rispetto della sicurezza nel quale tanta imperizia e tanta negligenza potrebbero piuttosto rivelarsi fatali in altre occasioni, come ad esempio nell'eventuale urgente soccorso a un pilota rimasto intrappolato vivo ma incosciente nel proprio abitacolo dopo un incidente o un capottamento. Per un campionato così costoso e importante come già è anche la Formula 2, figurarsi la F1, tutto questo è una realtà inaccettabile e c'è da augurarsi che proprio in nome della sicurezza si ponga presto molta più attenzione al problema. Non guardando soltanto alla congruenza del disegno pensato dal solito architetto Hermann Tilke con la potenza delle vetture e l'indotto economico sportivo e televisivo, ma anche e soprattutto pensando alla necessità di formare piuttosto dei commissari permanenti che possano garantire sempre il medesimo standard - alto - di preparazione anche in certe trasferte senza pedigree.

Se ci fosse stato Whiting...

A un certo punto della gara, a guardare quegli omini in tuta arancione così sperduti come pinguini in sauna (che già - dopo la morte di Jules Bianchi - sono costretti dal protocollo a intervenire solo dopo l'okay ricevuto dal direttore di corsa, cui spetta anche dare specifiche indicazioni sul come procedere) è venuto spontaneo ripensare ai capelli bianchi di Charlie Whiting, l'oramai mitico direttore di gara scomparso a Melbourne lo scorso 14 marzo, proprio poco prima che partisse la nuova stagione di Formula Uno. Un uomo capace di accorpare nel suo ruolo tante funzioni che già in Bahrain avevano faticato a gestire in tre (Michael Masi, sicurezza - Christian Bryll, logistica - Colin Haywood, capo sistemi controllo della corsa). In Azerbaijan - ahiloro - la miscela del "pronto intervento" era esplosiva. Su una sede stradale praticamente priva di vie di fuga, il direttore di corsa era ancora Masi, ben fornito di buona volontà ma anche di tanta inesperienza. I capiposto erano invece tutti arrivati dal Bahrain, mentre invece gli addetti in pista erano tutti azeri. E il risultato non è stato dei migliori. In quei frangenti, a chi ha seguito il "circo" per tanti anni, è tornata in mente con un po' di amarezza l'antica e saggia pignoleria del compianto amico Charlie Whiting. Uno che, prima ancora di dare l'okay alla sede di corsa e firmare "l'assicurazione di responsabilità" fra l'organizzazione del Gran Premio e la FIA, percorreva metro per metro tutto il tracciato di gara e faceva persino sigillare i tombini per evitare saltassero via. Proprio come accaduto a Baku. Dove Charlie Whiting questa volta non c'era…

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