Formula 1, GP Brasile: Hamilton, testa al Brasile e sguardo al futuro

Formula 1

Andrea Sillitti

A due gare dal termine e con il titolo già vinto, cosa dobbiamo aspettarci dal pilota Mercedes a Interlagos? la risposta è semplice: proverà a vincere, come sempre

GP BRASILE, LA CRONACA DELLE PROVE LIBERE

Il suo segreto è sentirsi ancora un ragazzino. Parole di papà Anthony, durante la festa di Austin per celebrare il sesto titolo. Se lo dice l’uomo che l’ha messo sui kart da bambino e l’ha seguito in prima linea per tutta la prima parte della carriera c’è da crederci. Nonostante il ragazzino sia cresciuto non poco, visto che è stato capace di vincere l’ultimo mondiale 11 anni dopo il primo, uno dei tanti record di Lewis Hamilton.

In realtà avrebbe potuto trionfare già 12 anni fa: se non gli fosse andato tutto storto a Interlagos 2007 a quest’ora avrebbe già 7 titoli e la Ferrari uno in meno. Ma vale anche il contrario perché l’anno dopo sempre in Brasile il film stava per ripetersi, quasi identico: Lewis in testa al Mondiale prima dell’ultima gara butta via tutto, o quasi. Perché poi il sorpasso all’ultima curva su Glock per un banale quinto posto gli regala il mondiale, togliendolo a Massa. Papà Anthony, che si era disperato l’anno prima festeggia, il padre di Felipe invece è in lacrime. Immagini che resteranno per sempre nella storia della F1 e fanno del Brasile un posto unico per Hamilton, anche se, dati alla mano, non è una delle piste preferite. Qui ha vinto due volte, e in anni recenti, 2016 e 2018. Nel 2016 sfruttando la pioggia, l’anno scorso sfruttando la mossa folle di Ocon che centrò il leader Verstappen nel tentativo di sdoppiarsi.

 

Lewis arriva in Brasile con la leggerezza di chi ormai può guardare già alla prossima stagione. Dopo Austin ha festeggiato in fabbrica con gli uomini Mercedes e nel suo discorso ai dipendenti di Brackley non è mancato il “keep pushing” motivazionale perché, ha spiegato, “abbiamo ancora molto da vincere insieme”. Hamilton ha parlato insomma da pilota Mercedes del presente e anche del futuro, nonostante abbia ancora solo un anno di contratto e la Ferrari rappresenti un sogno mai nascosto. Lo stesso Toto Wolff nell’intervista a Carlo Vanzini non ha fatto troppi giri di parole parlando del futuro di Lewis: “C’è questo sogno che può essere possibile con la Ferrari: lui è la nostra priorità ma se vuole partire dobbiamo guardare al mercato”. Il boss tedesco però ha precisato che Hamilton ha soprattutto bisogno di vincere, e in questo la Mercedes è una garanzia.

 

Le ultime due gare di questa stagione e l’inizio dell’anno prossimo potrebbero essere decisivi. Se la Ferrari sarà in grado di vincere potrebbe convincere Lewis a fare il salto. Dall’altra parte se l’inglese conquistasse il settimo titolo eguagliando il record Schumacher forse si prenderebbe più volentieri il rischio di cambiare. Considerazioni dettate dalla logica, ma gli elementi da valutare sono tantissimi: anche la Ferrari dovrebbe prendersi un bel rischio affiancando Hamilton a Leclerc (Vettel, anche lui in scadenza, sarebbe il naturale sacrificato), creando una coppia potenzialmente esplosiva, nel bene e nel male. E poi di mezzo c’è la rivoluzione 2021, quando le macchine saranno stravolte. Hamilton ha detto di voler essere un pioniere della nuova era ma ripartendo quasi da zero sarà quasi impossibile prevedere chi partirà avvantaggiato.

 

Ancora due GP, magari per avvicinare ulteriormente il record di vittorie assolute di Schumi e per interrompere quella striscia di 8 gare consecutive senza pole quasi inspiegabile per il più grande poleman della storia. Poi il 9 dicembre a Valencia lo scambio auto-moto con Valentino Rossi. Uno che la Ferrari è stato a un passo da guidarla in F1 ma poi il rischio vero se l’è preso (pentendosene) lasciando la Yamaha per la Ducati nel 2011. L’anno dopo invece la decisione più importante della carriera di Hamilton: lasciare McLaren per Mercedes, una scelta lungimirante che lo ha portato ad essere il dominatore dell’era ibrida, a un passo dal più grande di sempre.

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