Formula 1, Binotto: "In Ferrari c'è un gruppo unito. Ci serve efficienza per fare bene"

Formula 1
©Getty

Intervistato dal magazine ufficiale della Scuderia, il team principal parla del suo primo anno nel nuovo ruolo: "Curo il lato umano, ma serve rigidità per marciare alla perfezione. Vettel e Leclerc mi hanno sorpreso per la coesione"

L'11 febbraio la Ferrari presenterà la macchina per il 2020. Sarà il secondo anno da team principal per Mattia Binotto. Un traguardo commentato dal diretto interessato al magazine ufficiale della Ferrari: un'intervista tra passato, presente e futuro della Scuderia.

"Serve rigore per arrivare prima degli altri"

Dal 1994 all'interno del mondo Ferrari, il passaggio al ruolo di team principal ha portato Binotto a prendersi nuove responsabilità: "La Gestione Sportiva è al 90% composta di tecnici. Mi si è aggiunto il 10% che mancava: comunicazione, marketing, sponsor, legal. Di sicuro si sono aggiunte responsabilità in aree di cui magari ho meno competenza. E se vogliamo, mentre prima, da direttore tecnico, ero abituato solo a spendere, adesso da Team Principal devo pensare a risparmiare o addirittura a guadagnare".

Complice l'essere cresciuto in Svizzera, Binotto ha una regola speciale che lo guida nel lavoro: "Sono convinto che i processi rigorosi siano importanti. Questo mi aiuta a gestire una struttura ampia come la nostra. Da un lato è vero, va curato il rapporto con le singole persone, il lato più umano ed empatico è fondamentale. Dall’altro questa è una macchina complessa che deve marciare alla perfezione. In Formula 1 tutto deve funzionare in modo efficace ed efficiente. Per capirci, il problema non è arrivare a sviluppare una potenza di 1000 cavalli, ma arrivarci prima degli altri e avere processi efficienti ti porta ad essere più veloce nello sviluppo". 

Al primo anno da teal prinicpal, Binotto ha vissuto la presentazione della SF90: "Credo una delle più belle degli ultimi anni. Per me una grande emozione. Ed è stato anche il debutto del nostro hashtag, quell’#essereFerrari a cui tengo molto". Poi il confronto con la pista: "I test invernali erano andati benissimo e avevano creato molte aspettative, invece è arrivata una doccia fredda. Per il resto, quella in Australia è stata la mia prima gara al muretto dopo 25 anni di corse. Quando facevo ancora l’ingegnere motorista mi dicevo ‘prima o poi smetterò di andare in pista e quello che mi mancherà sarà l’aver fatto una gara al muretto’. Invece lì ho fatto il mio debutto in una postazione dalla quale si ha una visione completamente diversa rispetto ai box".

"Il mito del Cavallino è più vivo che mai"

Binotto traccia anche un bilancio della stagione, sua e della Ferrari: "Dopo la delusione in Australia indicherei i GP del Bahrain, con una vittoria in tasca sfumata per problemi di affidabilità, e del Canada, con Sebastian che vince e poi viene penalizzato, come simboli di una prima parte di stagione più che mai in salita. Poi però dopo l’estate sono arrivate le vittorie di Spa, Monza e Singapore, che ci hanno in parte ripagato delle delusioni iniziali. E anche se non ci hanno permesso di vincere il Mondiale, nella nostra voglia di alimentare il mito del Cavallino Rampante credo siano state speciali per tutti i tifosi, oltre che per noi". La maggiore dimostrazione d'affetto da parte dei tifosi della Rossa è arrivata  all’evento in Piazza Duomo a Milano, organizzato per festeggiare i 90 anni di Scuderia alla vigilia del GP d’Italia. "Un bagno di folla rossa indimenticabile, a dimostrazione appunto che il mito è più che mai vivo".

"Siamo un gruppo unito"

Soddisfazione anche per i rapporti all'interno del box: "Sono molto contento di come è cresciuto lo spirito di squadra. Siamo molto uniti, compatti, piloti inclusi, malgrado quello che da qualche parte è stato insinuato". L'esempio portato da Binotto è quasi sorprendente: "Il martedì successivo all’incidente nel GP del Brasile, mi squilla il telefono e vedo sullo schermo i nomi di Seb e Charles, insieme. Si erano sentiti tra loro, si erano chiariti e mi chiamavano insieme per una call a tre, un gesto tutt’altro che banale a dimostrazione di uno spirito di coesione notevole. E comunque, sempre riguardo al Brasile, un episodio così è meglio che sia capitato adesso: ci aiuta a chiarirci meglio in vista dell’anno prossimo".

Aspettative per il 2020

Binotto prova ad affrontare con occhio critico gli aspetti negativi del 2019: "Il fatto è che in questa Formula 1 il confronto non è più solo tecnico e sportivo, ma anche politico. Un fronte su cui non possiamo abbassare la guardia e rende insufficiente avere monoposto competitiva e piloti bravi. Non mi aspettavo che richiedesse tanto impegno". E di conseguenza il team principal arriva a parlare anche degli obiettivi per la nuova stagione: "Credo che il livello di competizione non sia mai stato così alto. Noi sicuramente abbiamo le carte in regola per fare bene, ma nulla è scontato. I nostri avversari, come noi, stanno intensificando gli sforzi per migliorare. A nostro vantaggio ci sono il sostegno di una tifoseria eccezionale e il potere di un mito che vogliamo continuare ad alimentare ad ogni costo. In fondo #essereFerrari è anche questo".

I più letti