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04 ottobre 2017

Bianchi tre anni dopo, com'è cambiata la sicurezza in Formula 1

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Jules Bianchi. Il pilota è stato vittima di un brutto incidente durante il GP del Giappone che ne ha poi causato la morte (Getty)

Nel 2014 l’incidente che ha poi provocato la morte del francese della Marussia. Da allora nel Circus si è tentato di aumentare il livello di protezione dei piloti. La novità più importante è che a partire dal 2018 entrerà in scena il dispositivo Halo su ogni monoposto

Suzuka 2014, Suzuka 2017. Sono passati 3 anni dall’incidente durante il GP del Giappone che è costato la vita al pilota francese Jules Bianchi, morto il 17 luglio 2015 all'ospedale di Nizza dopo 9 mesi di coma. Domenica si correrà sul circuito nipponico e, come sempre, il ricordo dell'ex driver della Marussia coinvolgerà tutto il paddock. Inevitabile, però, che oltre alla commozione si getti uno sguardo anche alla sicurezza: un argomento mai accantonato e sempre di attualità. A maggior ragione in questi giorni, visto che il Consiglio Mondiale del Motorsport della Fia, organismo presieduto da Jean Todt, lo scorso 21 settembre ha ratificato l’introduzione, a partire dal Mondiale 2018, di Halo, il dispositivo "ad aureola" che sarà applicato su tutte le monoposto. La sua funzione sarà quella di proteggere il capo dei piloti in caso di incidente. Un fatto concreto. Che rappresenta il modo migliore per ricordare Bianchi.

 

Il percorso

I tanti incidenti subiti alla testa dai piloti hanno rappresentato la motivazione ufficiale che ha spinto la Federazione Internazionale dell'Automobilismo a introdurre Halo. Subito dopo la morte di Bianchi in tanti avevano chiesto di aumentare e perfezionare il livello di sicurezza in pista e all’interno delle monoposto. A farsi sentire per primi erano stati i piloti attraverso la GPDA (Grand Prix Drivers Association): "La Formula Uno ha perso un grande talento, un grande uomo e un grande amico. Ventuno anni dopo la morte di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger, ora abbiamo perso Jules, che è morto per la diretta conseguenza di un incidente in pista. E' in momenti come questo che ci si ricorda brutalmente di quanto siano tuttora pericolose le gare. Nonostante i notevoli miglioramenti, abbiamo il dovere verso il mondo delle corse, i piloti, Jules, la sua famiglia e i suoi amici, di continuare a migliorare la sicurezza", avevano dichiarato. La prima misura adottata dopo l’incidente di Bianchi è stata l’introduzione della virtual safety car, sperimentata negli ultimi GP del 2014 ed entrata nel regolamento a partire dal 2015. Ma non era sufficiente. Ecco perché la discussione è andata avanti ed è arrivata fino ad oggi.

 

Pareri discordanti

Per dare ancora più sicurezza ai piloti, il dibattito all’interno del Circus si è concentrato sull’introduzione di uno tra tre dispositivi: Halo, il Canopy/Aeroscreen e lo Shield. Il mondo della F1 si è interrogata a lungo sulla strada da intraprendere. Si è discusso e valutato, come è giusto che sia. Alla fine la Fia ha optato per Halo, anche se non sono mancati pareri discordanti e critiche. Dubbi sul nuovo dispositivo sono stati espressi da Niki Lauda: “Halo distrugge il dna della Formula Uno, la FIA ha già reso il più possibile sicura la categoria anche se bisognerebbe continuare a migliore la sicurezza. Sono stati provati Halo, l’Aeroscreen e lo Shield, ma nessuno di questi ha convinto pienamente. Non bisogna scegliere qualcosa di cui poi ci si può pentire successivamente”. Anche in casa Red Bull non sono mancate le perplessità: “Tecnicamente è una soluzione che non è ancora matura. Se una vettura è in fiamme e il pilota in questione è ferito, la zona riguardante l’abitacolo potrebbe diventare una sede ancor più pericolosa”, ha detto qualche mese fa Helmut Marko della scuderia austriaca. E nemmeno Toto Wolf, direttore esecutivo della Mercedes, è sembrato del tutto sicuro sul dispositivo ad aureola: “Sono scettico, ma capisco la decisione presa da Jean Todt per motivi di sicurezza”.  Chi non si è mai opposta ad Halo è la Ferrari. Una posizione, quella di Maranello, condivisa a pieno dall’Associazione dei piloti. La Rossa si è presentata per la prima volta in pista con il nuovo sistema nei test di Barcellona del 2016. Dopo averlo provato, Sebastian Vettel lo ha promosso: “Non è bello, ma se serve a salvare la vita… ”. D'accordo con il tedesco, anche dal leader del mondiale, Lewis Hamilton, che a luglio ha dichiarato: “Gli studi dicono che con Halo abbiamo il 17% di sicurezza  in più. La testa è la parte più delicata e preziosa”. Il dispositivo ora è realtà. Una decisione presa in nome della sicurezza. E anche in memoria di Bianchi.

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