MotoGP, Mugello 2017: tre opere d'arte made in Italy

MOTOGP

Paolo Beltramo

Dal capolavoro di Pasini al sorprendente Migno, fino al trionfo Ducati in MotoGP con Dovizioso. Il weekeend italiano ha regalato emozioni in tutte le classi del motomondiale, completato dal podio di un super Petrucci, dal quarto di Rossi, ad otto giorni dalla caduta in motocross, e dal secondo di Di Giannantonio in Moto3 

Di solito non amo molto le citazioni. Ma stavolta, dopo questo Mugello, con il capolavoro di Mattia Pasini, il successo dell’impegno assoluto di Andrea Migno e il trionfo tutto italiano del cuore di Andrea Dovizioso, mi pare che questo testo di A. Schönberg (testi poetici e drammatici, Feltrinelli Milano, 1967) sia perfetto. Per loro tre, ma per tutti i piloti che riescono a creare emozioni con le loro interpretazioni delle corse. Come è accaduto al Mugello, ma succede spesso in giro per il mondo. Perché a questi livelli, anche lo sport diventa arte.

“L’arte è l’invocazione angosciosa di coloro che vivono in sé il destino dell’umanità.  Che non se ne appagano, ma si misurano con esso. Che non servono passivi il motore chiamato “oscure potenze”, ma si gettano nell’ingranaggio in moto per comprenderne la struttura. Che non distolgono gli occhi per mettersi al riparo dalle emozioni, ma li spalancano per affrontare ciò che va affrontato. E che però spesso chiudono gli occhi per percepire ciò che i sensi non trasmettono, per guardare al di dentro ciò che soltanto in apparenza avviene al di fuori. E dentro, in loro, è il moto del mondo; fuori non ne giunge che l’eco: l’opera d’arte.”

A modo loro, i nostri tre vincitori del Mugello hanno fatto ciò che c’è scritto sopra. Con tenacia, amore, dedizione, fantasia, sensibilità, estro, magia. Hanno saputo vedere quello che altri non hanno visto, colto attimi che ad altri sono sfuggiti, interpretato un copione non scritto, regalato emozioni con le loro. Il sottovalutato Migno, il quasi ex pilota Pasini, l’eterno “quasi vincente” Dovizioso hanno sfoderato i loro capolavori, ma non sono stati gli unici.

Il terzo posto sull’asciutto di Danilo Petrucci, quello che va forte solo sull’acqua; il quarto del sofferente Valentino Rossi, quello che otto giorni prima non doveva correre. Il secondo di Fabio Di Giannantonio, in scia a soli 37 millesimi da Andrea Migno ed ora terzo nel mondiale Moto3. Anche queste sono opere d’arte, atti che ti arrivano dentro, colpiscono l’animo e ti lasciano qualcosa di etereo e solido, sperduto chissà dove in quella nebbia gialla con punti rossi che accarezza colline verdi.

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