MotoGP, il punto alla vigilia del GP d'Austria: i mille volti di Marc Marquez

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Paolo Lorenzi

La sua continua evoluzione come pilota è sorprendente. Non fai in tempo a mettergli un'etichetta che lui ha già cambiato approccio, spaziando avversari e commentatori

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Non fai in tempo a definirlo, a etichettarlo che lui ti sorprende, spiazzandoti. Il Marquez tutto istinto e talento è già superato. All’inizio sembrava così e lui sviluppò rapidamente il suo lato ragionatore, la capacità di leggere ogni fase della corsa e di reagire al volo. In gara faceva ancora scintille, ma senza sperperare un solo punto. Poi arrivò il Marquez analitico, in grado di carpire i segreti dei suoi avversari, Dovizioso in testa, pedinato in pista, studiato e imitato nell’approccio alle gare. Ma intanto lui continuava a fare sfracelli in corsa, cercando in prova il limite da accarezzare in gara, senza mai superarlo. E diventò Marquez che salva le cadute, il felino, l’acrobata, unico e inimitabile. Infine è diventato un insieme di tutto questo. Marquez che pianifica, che appena può se ne scappa in fuga sfruttando una moto più potente, che studia gli altri piloti, che salva ancora le scivolate ma con noncuranza, quasi d’abitudine. Marquez che però inclina la moto a 65 gradi perché nonostante tutto certe cose riescono solo a lui. E appena può lo dimostra per ricordare a tutti che lui è il più forte. Spegne il computer e si abbandona all’istinto. Ma sempre vigile, concentrato, reattivo. Una miscela esplosiva d’astuzia e talento. Fino a quando non tornerà a sorprenderci con qualcosa di nuovo.

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