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12 agosto 2019

MotoGP, GP Austria (Spielberg), le pagelle di Paolo Beltramo

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Battere Marquez è molto difficile, ma non impossibile: lo ha dimostrato in Austria Dovizioso con un sorpasso meraviglioso all'ultima curva. E con entusiasmo, fantasia, allegria, convinzione e lavoro può succedere ancora

L'EDITORIALE DI GUIDO MEDA: "FATE INCAZZARE DOVIZIOSO!"

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Il meglio, il massimo

Andrea Dovizioso l'ha saputo esprimere nel momento più difficile e sul circuito che comporta il peso di essere favorito dalla storia anche se non dall'oggi. Forse per tirar fuori da quella brava persona che è tutto quanto, ma proprio tutto bisogna metterlo sotto pressione, creargli intorno un clima difficile, infastidirlo con voci di ritorni importanti (Jorge Lorenzo), farlo sentire in discussione nonostante pure quest'anno, come negli ultimi mille, a fare di più e di meglio sulla Ducati sia sempre lui. Stavolta un AD04 intelligente, attento, analitico, ma anche cattivo, impulsivo, folle, geniale in quell'ultimo sorpasso meraviglioso che è un po' una lezione di come si fa. Era quello di cui avevano bisogno, in ordine: lui, la Ducati, il Campionato, il pubblico e cioè verificare che si può fare, che battere Marquez è molto, molto difficile, ma non impossibile. E che forse con entusiasmo, fantasia, allegria, convinzione, lavoro si può riuscirci ancora. Magari coinvolgendo nel clima felice e positivo un Petrucci irriconoscibile e un Bagnaia che finalmente ha ripreso la strada della crescita.

Una volta ogni tanto ci sta

I fratelli Marquez battuti, sconfitti. Naturalmente non tanto, non troppo: secondi sia Marc, sia Alex. Ma almeno riscopriamo la loro appartenenza al genere umano, la loro straordinaria, ma non assoluta invulnerabilità. Il piccolo le ha prese da Brad Binder con la KTM nel giorno dell’annuncio che KTM l’anno prossimo non sarà più telaista in moto2. Il grande (in tutti i sensi) per una volta ha scelto la gomma alla lunga un pelino meno performante (la M dietro, anziché la S del Dovi), ha lottato - ci mancherebbe - come sempre, ci ha provato, ma è stato battuto nel modo in cui lui aveva cercato di farlo due anni fa proprio qui e poi fino al Qatar di quest’anno. Una lezione: il Dovi all’ultima curva è fatica batterlo.

Ammucchiata Yamaha

Nel senso che sono tutte lì, in fila, vicine da terzo al quinto posto: Quartararo al terzo podio stagionale, poi Rossi e Viñales. Soltanto decimo Morbidelli, in preda ad una involuzione inattesa. Come dire: alla fine questo siamo. Un po' meglio, con qualche progresso, più grip in accelerazione, un migliore utilizzo delle gomme, ma l'impossibilità di vincere se non raramente e per situazioni contingenti. Insomma, come detto, tocca aspettare l'anno prossimo quando la rivoluzione organizzativa e umana avrà partorito la sua nuova moto, il nuovo motore. Così con la certezza Quartararo (io punterei decisamente su di lui per il futuro), il granitico, eterno Rossi che alla fine è tornato ad essere la miglior Yamaha in classifica mondiale e i consueti alti e bassi di Viñales, come una candela si consuma lentamente una stagione che Yamaha vorrebbe - crediamo - già finita.

La storia bella di un ritorno

Romano Fenati che vince due anni e una vita dopo. Qui era stato licenziato dal Team Sky VR46 per screzi. Passato in moto2 a Misano aveva fatto quel brutto gesto (dargli una manata sul freno anteriore in pieno rettilineo) a Manzi che lo aveva portato a perdere il posto, la faccia e la voglia. Tutto è nato, secondo me, dalla punizione troppo blanda: gli furono date due gare di squalifica. Molto meglio sarebbe stato lasciarlo a casa fino a fine stagione. Così ci fu un grande caos che portò ad una punizione più dura, al suo licenziamento da parte del Team MV, a pensieri di ritiro, a un brutto periodo. Ma le punizioni dovrebbero servire per far sì che nessun altro faccia la stessa cosa e che il punito abbia la possibilità di dimostrare di aver capito il suo errore. Per fortuna con Romano sembra essere andata bene, benissimo: gli è stata offerta, anche se in moto3, un’altra opportunità e lui l’ha colta. Ha fatto fatica, ma alla fine è tornato a vincere: l’undicesimo successo in Moto3, come Mir, cioè il primo posto.

Fenati, non da solo

Dietro al ritrovato Romano ascolano è finito il suo compagno Tony Arbolino tanto per ribadire la bontà del Team Snipers a guida Cecchini, mentre Celestino Vietti ha sfiorato il podio per 15 millesimi di secondo a causa di un fuorigiri che ha innescato il limitatore e gli ha impedito di battere McPhee e conquistare il suo primo podio. Alla fine piangeva di delusione e sembrava in tutto quel ragazzino che è, ma lo sguardo, i propositi, la classe sfoderata in pista hanno riportato in primo piano il talento eccezionale del pilotino del Team Sky VR46. Intanto zitto, zitto Dalla porta finisce sesto, ma riconquista la testa del campionato grazie al decimo di Canet vincitore una settimana prima a Brno. Moto3, il più insondabile dei misteri…

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