Superbike, test Portimao, Temporali: la Ducati soffre, ma la classifica inganna

MotoGp

Max Temporali

Il bilancio al termine dei test di superbike, con Yamaha e Kawasaki molto adatte al circuito portoghese e la Ducati chiamata a fare i conti tra presente e futuro

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Portimao è una pista tutta su e giù, dove la potenza è controllata dall’elettronica a colpi d’accetta. Il suo layout ha messo in chiaro nei test che Yamaha e Kawasaki sono le Superbike più dolci del lotto e adatte a questo circuito, con quattro R1 nei primi sette posti e tre Ninja. Lowes è a 4 decimi dalla pole di Laverty 2018, Ducati invece soffre e stupisce ancor di più vedere lo stesso Eugene aprire la classifica dei piloti V4, lui che ha una moto privatissima e un fisico sofferente. Sul dritto le rosse volano e sfiorano i 320 orari, quasi 10 all’ora in più delle jap e del vecchio V2, ma Davies, re di Laguna, paga un secondo dal primo ed è undicesimo. Il tempo di Bautista, leggermente meglio, non fa rizzare i capelli, ma l’ha segnato dopo i primi 22 giri, su una pista vista per la prima volta a gennaio e affrontando con prudenza la seconda giornata per i dolori alla spalla infortunata in America (83 giri in due giorni, contro i 118 di Chaz). Insomma, lo spagnolo si conferma più veloce del suo compagno di squadra nonostante tutto.

Il faro è puntato sul team di lavoro del #19, che va forte quanto il pilota. Oramai il loro metodo di lavoro con la Ducati è consolidato ed efficace, lo è dalla prima gara dell’anno. Credo che il merito dei risultati sia da dividere fra Alvaro Bautista e Giulio Nava, il capotecnico, a cui fanno riferimento i meccanici storici del team. Da lì parte la tessitura della messa a punto che li ha resi veloci su ogni pista. Ducati dovrebbe cercare di non farsi scappare il nuovo tecnico (potrebbe andare in Honda con Bautista), che è arrivato solo quest’anno e ha capito prima di tutti la strada giusta da imboccare per rendere competitivo il 4 cilindri. La lunga esperienza in MotoGP (ha lavorato anche nel team HRC ai tempi di Stoner, ndr) ha sicuramente consentito di innalzare il livello tecnico al pari di un pilota che, dall’altro paddock, approda in SBK.

Per dare continuità al lavoro e al progetto nel Team Aruba, soprattutto con una moto nuova come la Panigale, ci vuole la massima stabilità del gruppo di lavoro. Aver perso lo storico capotecnico di Davies (Alberto Colombo) a fine 2018 (passato a Yamaha) non sarà sicuramente stato indolore, al di là della competenza dell’ottimo Luca Franzoi che l’ha rimpiazzato. Il prossimo anno arriverà Redding, ma è indispensabile avere un team già collaudato, funzionante, amalgamato. E soprattutto con una figura carismatica, in grado di gestire la “follia” di un pilota come Scott. I risultati sono sempre figli delle scelte che fai, ma anche di un percorso di crescita del gruppo: se per due anni di fila cambi i capitecnici e i piloti, rischi ogni anno di allungare i tempi di maturazione. E il mondiale lo vincono gli altri.

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