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09 ottobre 2017

Speciale NBA 2017-18: San Antonio Spurs, tutto sulle spalle di Kawhi Leonard

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Kawhi Leonard

Kawhi Leonard, 26 anni, si prepara alla settima stagione nella NBA (foto Getty)

Dopo l'amaro finale degli scorsi playoff, i San Antonio Spurs si ripresentano ai nastri di partenza con un solo obiettivo: dare la caccia ai Golden State Warriors. Per riuscirci avranno bisogno dei miglior Kawhi Leonard della carriera, ma le incognite sono tante – a partire dal futuro di LaMarcus Aldridge 

Per essere una squadra che lo scorso anno ha vinto 61 partite, i San Antonio Spurs sono sorprendentemente esclusi dalla maggior parte dei discorsi che coinvolgono le cosiddette “contender” per il titolo. Eppure la squadra è rimasta sostanzialmente intatta rispetto allo scorso anno, Gregg Popovich detiene ancora lo scettro di miglior allenatore della lega, Kawhi Leonard è solo all’inizio degli anni migliori della sua carriera e da diciotto anni in fila vincono più di 50 partite. Se a questo aggiungiamo che questi Spurs erano in vantaggio di 23 punti sul campo dei Golden State Warriors prima del famigerato infortunio alla caviglia di Leonard sotto il piede di Zaza Pachulia, viene da chiedersi perché nessuno parla di San Antonio come prima sfidante al trono dei californiani. Non che in Texas non ci siano abituati, anzi: il leggendario profilo basso li ha portati ad assorbire senza scossoni un’estate in cui non sono riusciti ad arrivare a quel giocatore in grado di colmare il gap, che fosse Paul George, Chris Paul o Kyrie Irving. Invece la dirigenza guidata da R.C. Buford ha dovuto limitarsi a rifirmare Patty Mills (50 milioni in quattro anni), Pau Gasol (49 milioni in tre con ultima stagione parzialmente garantita), Manu Ginobili (biennale da 5 milioni) e a salutare due giocatori in grado di alzare il livello atletico della squadra come DeWayne Dedmon e Jonathon Simmons, oltre a David Lee. Di fatto, l’unica aggiunta di rilievo è quella di Rudy Gay, convinto ad accettare la mid-level exception da 8 milioni a seguito del grave infortunio al tendine d’Achille che ha chiuso anticipatamente la sua stagione passata. E proprio dagli infortuni ricomincia la stagione dei nero-argento, visto che il titolare nel ruolo di point guard Tony Parker rimarrà fuori almeno per il primo mese di regular season e, soprattutto, Kawhi Leonard è già ai box per un problema al quadricipite che non era previsto.

RECORD 2016-17: 61-21 (1° Southwest Division, 2° Western Conference)

PLAYOFF: eliminati in finale di conference
(4-2 vs. Memphis, 4-2 vs. Houston, 0-4 vs. Golden State)

OVER/UNDER 2017-18: 54.5 (4°)  

ROSTER

DEJOUNTE MURRAY | Patty Mills, Tony Parker, Derrick White

DANNY GREEN | Manu Ginobili, Bryn Forbes, Brandon Paul

KAWHI LEONARD | Kyle Anderson

LAMARCUS ALDRIDGE | Rudy Gay, Davis Bertans

PAU GASOL | Joffrey Lauvergne

ALLENATORE: Gregg Popovich

GM: R.C. Buford

Tre domande per raccontare la stagione degli Spurs

1) In che condizioni è davvero Kawhi Leonard?

Ovviamente nessuno ha la risposta a questa domanda al di fuori di un circolo ristrettissimo di persone, ma il problema che ha fermato il numero 2 rischia di rivelarsi più serio di quanto pensato inizialmente. Il candidato MVP non scenderà in campo durante la preseason e il suo status per l’inizio della stagione non è ancora chiaro, ma gli Spurs hanno bisogno di lui per poter giocare ai livelli richiesti in questa stagione per rimanere in scia a Golden State. Raramente una squadra di Popovich ha dovuto fare così tanto affidamento su un solo giocatore, visto che negli anni migliori di Tim Duncan aveva comunque due come Parker e Ginobili (e prima ancora David Robinson) a cui potersi appoggiare. Per questa squadra invece Leonard è alfa e omega, l’unica superstar a Ovest a giocare senza un giocatore paragonabile per talento e continuità – anche perché LaMarcus Aldridge non ha chiarito i dubbi attorno alla sua esperienza in nero-argento.

2) Non è che, pur senza sbandierarlo, LaMarcus Aldridge è sul mercato?

Senza alzare troppo la voce, bisogna far notare che il numero 12 degli Spurs ha la possibilità di uscire dal contratto e diventare free agent alla fine di questa stagione. Una situazione intricata che, unita ai dubbi che ormai da diverso tempo lo circondano per mancanza di rendimento e di atteggiamento, durante l’estate hanno portato Buford a fare qualche chiamata esplorativa per capire quanto valore ha sul mercato uno come l’ex Blazer. Nel frattempo, lo stesso lungo è andato a colloquio da Popovich per cercare di discutere il proprio ruolo e il proprio coinvolgimento, esprimendo tutta la sua infelicità per come sono andate le prime due stagioni – più dal punto di vista offensivo che difensivo. Durante la stagione il nodo legato a Aldridge è uno dei principali da sciogliere per capire in che direzione andranno gli Spurs nei prossimi anni.

3) Con Parker fuori, chi sarà il suo sostituto in quintetto? E che ripercussioni avrà sulla panchina?

Nella scorsa stagione, ogni volta che Parker è rimasto fuori causa il suo posto è stato preso dal rookie Dejounte Murray – che per essere stato buttato in acqua senza alcuna esperienza, non se l’è cavata nemmeno male a nuotare tra gli squali. A livello gerarchico, però, quel posto spetterebbe di diritto a Patty Mills, anche se Popovich si è sempre dimostrato restio a toccare un pezzo fondamentale della sua panchina, una delle migliori della lega anche nella scorsa stagione. Considerando che nel ruolo di point guard è stato scelto anche un playmaker come Derrick White, Parker avrà tutto il tempo di tornare con calma in rotazione – anche se, dalle ultime notizie arrivate, il suo rientro sarà più rapido rispetto a quanto previsto inizialmente.

Il segreto degli Spurs? La panchina

Obiettivi per la stagione

Un posto tra le prime quattro a Ovest è da dare quasi per scontato, e anche se la concorrenza di Houston e Oklahoma City è agguerritissima, la continuità del roster e la presenza di due top assoluti come Leonard e Popovich è garanzia di successo in regular season – tanto che le 54.5 vittorie previste da Las Vegas sembrano perfino poche. Dal secondo turno di playoff in poi, però, ogni pronostico salta e diventa una questione di forma fisica, accoppiamenti e fortuna – quella che lo scorso anno è mancata nel momento dell’infortunio a Leonard.

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