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NBA, la scelta di Dwyane Wade: “Esco dalla panchina per il bene di Cleveland”

NBA

Dopo i pessimi risultati delle prime tre partite, il tre volte campione NBA ha chiesto a coach Tyronn Lue di uscire dalla panchina, riportando J.R. Smith in quintetto. “Non sono qui per tirare 20 volte a partita o per segnare 20 punti di media: sono venuto qui per essere parte di una squadra vincente e dare il mio contributo"

L’arrivo di Dwyane Wade a Cleveland ha avuto una sorta di effetto domino sul roster dei Cavaliers: J.R. Smith è passato dal quintetto alla panchina; Kevin Love è stato spostato nel ruolo di centro a sua insaputa; Tristan Thompson di conseguenza è scalato con la second unit, facendo a sua volta finire fuori dalla rotazione Channing Frye; e l’uomo spogliatoio Richard Jefferson è stato sacrificato sul mercato per motivi salariali e di posti disponibili a roster. Forse è anche per i malumori dello spogliatoio, oltre che gli scarsi risultati in campo, che nella giornata di domenica Wade è andato da coach Tyronn Lue e gli ha chiesto di partire dalla panchina, cedendo il posto a J.R. Smith. “Ho deciso di agire prima che fosse troppo tardi, prendendo posto nel quintetto dove posso probabilmente dare il mio meglio. Perché aspettare? Ok, sono passate solo tre partite, ma perché aspettare? Vediamo come funziona con gli altri ragazzi”. La decisione è arrivata dopo l’imbarazzante sconfitta contro gli Orlando Magic, nella quale i Cavs sono finiti sotto anche di 37 punti e Wade ha chiuso con 5 punti e 2/8 al tiro. In generale, nelle prime tre gare l’ex Heat e Bulls ha tirato col 28% dal campo senza mai toccare la doppia cifra, viaggiando a 2.7 palle perse di media con soli 3.3 assist a partita. “Prima che arrivasse qui avevamo parlato del fatto che uscire dalla panchina potesse essere la cosa migliore per lui” ha dichiarato coach Lue. “Ma è stato un titolare per tutta la sua carriera, perciò ho voluto dargli l’opportunità di partire in quintetto. È stato lui a venire da me e dirmi ‘Sai cosa coach? Avevi ragione tu, dovrei giocare con la second unit e avere di più il pallone tra le mie mani, perciò facciamo l’aggiustamento. È quello che fanno i professionisti: niente ego. È un sacrificio molto grosso per un futuro Hall of Famer e per uno che ha vinto tre titoli NBA”.

I dati dei Cavs con e senza Wade

“Sono venuto qui per un motivo” ha continuato poi Wade. “Non sono qui per tirare 20 volte a partita o per segnare 20 punti di media. Sono venuto qui per essere parte di una squadra vincente e dare il mio contributo: penso che la mia migliore opportunità sia farlo dalla panchina, perciò lo abbiamo fatto”. La nuova strutturazione si vedrà già a partire dalla sfida interna di stanotte, paradossalmente proprio contro i Chicago Bulls per i quali Wade è partito in quintetto per 59 delle 60 partite della scorsa stagione. Ancora senza Derrick Rose, sarà di nuovo José Calderon a partire al fianco di LeBron James, il maggiore beneficiario dello spostamento dell’amico Wade in panchina: in questo modo James si troverà circondato da quattro tiratori perimetrali (Calderon-Smith-Crowder-Love) che le difese dovranno rispettare, creando le giuste spaziature per poter attaccare il ferro e mettere gli avversari in una situazione di scacco. Basti pensare che Wade ha il peggior offensive rating di tutto il roster in queste prime tre partite: con lui sul parquet i Cavs segnano 94.4 punti su 100 possessi, mentre senza ne segnano ben 112.5 – il rating più alto di tutti. E per quanto ci sia parecchio “rumore” in dati con un campione così ridotto (LeBron James, ad esempio, ha un Net Rating di -8.2 quando in campo), il trend era già abbastanza significativo. “Dovremo ricominciare da capo, ma va bene: è ancora presto in questa stagione e la regular season serve proprio a trovare le soluzioni giuste, capire chi gioca meglio con chi e quali quintetti funzionano” ha concluso coach Lue, aggiungendo un’altra considerazione quasi con una punta di sollievo. “A me piace, e non potrei elogiare abbastanza il modo in cui D-Wade è venuto da me e mi ha detto di voler giocare con la second unit”.

L’opinione del Re: “Non era se stesso, la seconda settimana andrà meglio”

Una scelta che di sicuro lo toglie dalla difficile condizioni di dover urtare l’ego di un veterano con 15 stagioni di NBA alle spalle, nonché il miglior amico di LeBron James. Il quale, dal canto suo, ha commentato in questo modo la decisione del suo compare: “È stata una lunga settimana per lui: ha cercato di adattarsi a un nuovo sistema e a quello che facciamo qui, ma non penso che fosse davvero lui. Voglio dire, ovviamente ha un nome importante, ma anche tutti gli altri stanno cercando di trovare il giusto spazio – Jae e D-Rose, ma anche Jeff Green. Stiamo cercando di farli acclimatare il più velocemente possibile: questa è una maratona, e [Wade] lo sa essendoci passato. La seconda settimana sarà di gran lunga migliore rispetto alla prima per tutti noi”. 

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