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NBA, Drummond fa 14/16 dalla lunetta: “Fargli fallo per fermarlo non funziona più”

NBA

La super prestazione a cronometro fermo del centro dei Pistons (14/16, mai successo prima in carriera) è l’ennesima conferma: Drummond sembra aver superato il suo problema cronico con i tiri liberi. “Così diventiamo molto più difficili da battere”

Sarebbe facile scrivere per una volta “lo avevamo detto”, ma i progressi di Andre Drummond nel realizzare i tiri liberi sono talmente tanto evidenti che in realtà era una previsione fin troppo facile. Come già raccontato nei giorni scorsi, il centro dei Detroit Pistons ha rivoluzionato la sua meccanica di tiro a cronometro fermo, trovando una routine personale finalmente efficace che gli ha letteralmente cambiato la vita sul parquet. E il 14/16 messo a referto questa notte nella sfida vinta contro Milwaukee è la sua definitiva consacrazione: “Ovviamente il piano partita dei Bucks era: ‘Facciamogli ricevere il pallone e poi gli saltiamo addosso facendo fallo’. Non credo che questa strategia funzionerà molto in questa stagione”, racconta soddisfatto coach Van Gundy. È un Drummond felice quello visto sul parquet, sicuro di sé, finalmente libero da un’ossessione che ne aveva limitato a lungo il raggio d’azione: “Sono convinto, una notte del genere non è un colpo di fortuna. Se sei un tiratore da 35% ai liberi in carriera e porti a casa un 8/16 a cronometro fermo magari puoi pensare di aver avuto una notte particolarmente positiva e nulla più, ma fare un 14/16 di questo tipo è un’altra cosa. Basta guardare i suoi tiri: sono tutti morbidi e precisi, nessuno è finito dentro per caso”. Un bel respiro profondo, piegato a fondo sulle ginocchia (cosa che non accadeva mai in passato), lenta risalita con le braccia protese in avanti e un tiro effettuato soprattutto di tocco, con poca spinta di gambe e braccia. “Non è soltanto il risultato di un’estate, è il frutto del lavoro fatto in tutti questi anni. Lo sforzo di trovare una meccanica che finalmente funzionasse. E soprattutto sento di avere la forza mentale di non spaventarmi davanti a un errore, ma di concentrarmi nuovamente e affrontare con sicurezza il tentativo successivo, eseguendo nuovamente la stessa routine. È una questione di convinzione psicologica, quella di provare in ogni momento la stessa tipologia di tiro a cronometro fermo”.

"Una rivoluzione: così siamo una squadra complicata da battere"

Reggie Jackson fa meglio di lui, ma il numero 0 non sembra poi così lontano. “Al momento è uno dei migliori tiratori di liberi della nostra squadra”, racconta convinto Anthony Tolliver. “Ha semplicemente rivoluzionato tutto. Una novità del genere cambia profondamente le possibilità dell’intera squadra. Fin a quando riuscirà a confermarsi a cronometro fermo, saremo una squadra davvero complicata da battere”. Nessuno però sembra particolarmente sorpreso da quanto visto sul parquet, consapevoli del fatto che questa sia una novità già metabolizzata da Drummond e da parte di tutto il resto del roster: “Abbiamo visto il suo miglioramento già dalle gare di preseason. Sommato a questo inizio di stagione, è già ben oltre un mese che va avanti così. Per quello nessuno di noi è meravigliato da una prestazione del genere”. Il pubblico di Detroit ha dimostrato di apprezzare l’applicazione e la voglia sul parquet del centro dei Pistons, ben oltre la sua qualità nel convertire i liberi: “Non mi sono messo a contare quanti ne stessi segnando; soltanto sul finire del terzo quarto, all’ennesimo viaggio in lunetta mi sono detto: ‘Dannazione, oggi sono spesso impegnato a cronometro fermo’, ma fino a quando ho visto che andavano dentro non mi sono di certo posto il problema”. Al momento il referto dice 28/36 in stagione, il 77.8%; una bella sensazione che in Michigan non vogliono smettere di provare.

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