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Memphis, coach David Fizdale licenziato: c'è dietro Marc Gasol? L'NBA si interroga

NBA

I Grizzlies hanno deciso di licenziare l'allenatore assunto solamente un anno fa, promuovendo al suo posto l'assistente J.B. Bickerstaff. Più che le sconfitte, sul suo destino ha pesato il suo rapporto conflittuale con la stella Marc Gasol. Il resto della lega, però, si interroga sulla scelta della dirigenza

Definire come un “fulmine a ciel sereno” il licenziamento di David Fizdale sarebbe improprio, se non altro perché qualsiasi allenatore che perde 11 partite delle ultime 13 – di cui 8 consecutive, peggior striscia da quasi un decennio – non può che sentirsi in discussione. Ma se i Memphis Grizzlies si fossero limitati ad andare semplicemente male, complici gli infortuni di Mike Conley e di Chandler Parsons, la dirigenza avrebbe continuato ad avere fiducia nelle indubbie capacità del coach assunto solamente un anno fa. Evidentemente ci doveva essere qualcosa dietro, e non è difficile trovare nella scatola nera dei Grizzlies 2017-18 il motivo del licenziamento dell’allenatore: il rapporto complicato con la stella della squadra Marc Gasol. Non è un segreto, infatti, che l’allenatore del “Take That For Data” e il giocatore-franchigia non andassero esattamente d’accordo dal punto di vista personale – un po’ per l’approccio molto diretto del coach in netto contrasto con quello del giocatore, un po’ per l’orgoglio e la personalità di entrambi. Fizdale è noto per essere un allenatore duro con i suoi giocatori e in particolare con i leader, tanto che già lo scorso anno - dopo appena due mesi da capo-allenatore - aveva sfidato apertamente le capacità di leadership dello spagnolo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata certamente la decisione di Fizdale di tenere Gasol seduto in panchina per tutto l’ultimo quarto della sconfitta interna contro i Brooklyn Nets, una scelta che (eufemismo) non ha fatto piacere allo spagnolo, uscito dal campo scuotendo la testa e molto critico nel post-partita con i giornalisti: “Non conosco il motivo di questa scelta; è la prima volta che succede e, credetemi, non è di certo una situazione che mi piace. Sono molto più costernato di quanto non possa e non voglia mostrare davanti a voi”. Evidentemente ha reso noto il suo punto di vista nel chiuso dello spogliatoio o degli uffici dei Grizzlies, visto che meno di 18 ore dopo la dirigenza (e non il proprietario Robert Pera) ha deciso di licenziare l’allenatore e di promuovere il suo assistente J.B. Bickerstaff, che torna a ricoprire il ruolo di capo-allenatore dopo due anni di nuovo dopo un esonero, visto che nel 2015-16 aveva preso il posto di Kevin McHale a Houston. A distanza di 24 ore poi, lo stesso Fizdale ci ha tenuto a salutare la sua ormai ex squadra: “Voglio ringraziare tutta l’organizzazione dei Memphis Grizzlies che mi ha dato l’opportunità di essere a capo di questa orgogliosa franchigia e di rappresentare tutta la città di Memphis. Da Robert Pera, Joe Abadi, Chris Wallace, Ed Stefansky, John Hollinger e tutti i giocatori, gli allenatori, gli amministratori e lo staff di supporto – ho apprezzato il fatto che abbiate tutti creduto in me. È stato un grande onore e un’esperienza unica essere capo allenatore e parte di questa comunità. Memphis è un posto molto speciale e incarna uno spirito che la rende seconda a nessuno. Auguro a tutta l’organizzazione e ai giocatori di andare avanti con la speranza di portare prima o poi a questi tifosi il trofeo che meritano così tanto”.

Il peso di Gasol all'interno della franchigia

Non è una situazione inconsueta che la stella di una squadra e il suo allenatore arrivino a uno scontro, anche se poche volte si è visto un caso così chiaro di “o me o lui”. E Memphis, per certi versi giustamente, ha deciso di schierarsi dalla parte dello spagnolo, eroe di culto in Tennessee e figura fondamentale per la storia della squadra, che certamente un giorno ritirerà la sua maglia numero 33 come succederà con Zach Randolph e Tony Allen durante la stagione, oltre che Mike Conley. Oltre alle motivazioni personali, a pesare sulla scelta di cacciare Fizdale ha influito quindi l’importanza e il peso di Gasol per la franchigia intera: avendo giocato al liceo a Memphis e avendo disputato tutte le sue partite della carriera con la maglia dei Grizzlies, lo spagnolo mette sul tavolo un curriculum che lo rende quasi intoccabile – tanto è vero che anche quest’estate tutte le richieste sul suo conto sono state immediatamente rispedite al mittente. Gasol ha ancora due anni e mezzo sul suo contratto al massimo salariale con Memphis, firmato nell’estate del 2015 senza neanche ascoltare le proposte delle altre squadre interessate a lui – cosa che lo ha reso ancora più amato a Memphis, guadagnando un credito di riconoscenza pressoché infinito nei confronti della dirigenza. Licenziare Fizdale diventa così non solo un obbligo, ma anche una convenienza: rinunciare a lui piuttosto che a Gasol, oltre che essere più semplice e veloce, non costringe i Grizzlies a fare i conti con una vera e propria rivoluzione nel bel mezzo della stagione. Sarebbe facile pensare di cedere Gasol e magari subito dopo anche Conley per ricostruire da capo, ma in un mercato piccolo come quello di Memphis – e con una situazione non proprio chiarissima a livello di proprietà – schiacciare il tasto reset su questa squadra sarebbe più complicato di quanto immaginabile. Perciò, almeno per loro, ha senso cercare di mantenere lo status quo e aspettare che Conley rientri per cercare la risalita verso l’ottavo posto a Ovest, distante solamente una partita e mezza. 

Pau difende Marc: “Mio fratello non c’entra niente”

L’unico ad essere accorso in aiuto di Marc è stato, comprensibilmente, suo fratello Pau, che prima della partita con Dallas in cui ha segnato 25 punti ha inizialmente provato a schivare le domande (“Non gioco a Memphis, perché me lo chiedete?”) e poi ha parlato della situazione per otto minuti filati. “Le tempistiche della decisione sono state strane” ha dichiarato il catalano, peraltro ex di Memphis. “Non penso che Marc abbia niente a che fare con la decisione. Dopo ieri sera e il modo in cui è arrivata la sconfitta è comprensibile che ci sia frustrazione, in particolare dopo otto partite perse in fila ma soprattutto per il modo in cui stavano giocando, il comportamento, il linguaggio del corpo… Non si vedeva un modo per far girare la situazione”. Pau da buon fratellone ha parlato con Marc dopo la gara, dicendo solo che “era arrabbiato per come era finita: Marc è un agonista e vuole giocare sempre, in particolare con Mike [Conley] fuori deve essere lui a prendersi le responsabilità. Il fatto che non sia stato rimesso in campo nell’ultimo quarto non gli è piaciuta”. La speranza però è quella che le cose migliorino in fretta: “Alla fine si tratta di un business e bisogna prendere decisioni non solo per il presente ma anche per il futuro: spero che tutto vada per il meglio a Memphis, specialmente perché ci gioca mio fratello e voglio che abbia successo”. 

Le reazioni incredule di LeBron, Wade e del resto della NBA

Questo comunque non ha impedito al resto della lega di farsi delle domande, reagendo con sorpresa alla decisione dei Grizzlies di allontanare una figura in grande ascesa nei circoli NBA come Fizdale. Il primo a twittare a riguardo è stato LeBron James, che lo ha avuto come assistente ai tempi dei Miami Heat e con il quale aveva creato un ottimo rapporto: “Ho bisogno di risposte. Sembra che il mio uomo sia stato il capro espiatorio” ha scritto in un tweet secco e senza hashtag, ripetuto in maniera quasi identica anche da Dwyane Wade e da Isaiah Thomas ("È uno SCHERZO!"). Dopo la partita contro Philadelphia, King James ha dedicato anche qualche frase al suo ex coach: "Il suo licenziamento probabilmente ha colto di sorpresa tutto il mondo della pallacanestro, tolti quelli che hanno preso quella decisione. Non ne conosco i dettagli perché non sono con i Grizzlies. Ma so che tipo di allenatore è Fiz, so come i suoi giocatori lo trattano, e so quali sono i suoi valori. E non è uno che le manda a dire. Forse è per quello che è successo, perché non è uno che bacia il c**o a nessuno, e questo lo so per certo". Anche Vince Carter, che lo scorso anno ha giocato a Memphis per Fizdale, ha scritto solo “Wow” con l’emoji del facepalm, seguito anche da Jared Dudley che ha commentato la notizia riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN con un “Questa lega ragazzi!”. Anche Dame Lillard ha scritto solo “smh”, acronimo per “shake my head”, la tipica reazione di incredulità: aspettando le parole dei protagonisti – che scenderanno in campo nella notte tra mercoledì e giovedì contro San Antonio – il resto della lega si interroga sulla scelta di Memphis.

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