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NBA, Warriors ko in casa senza Curry&Durant, Houston prima a Ovest; LeBron decide la sfida contro i 76ers

NBA

Sacramento passa a Oakland per la prima volta dal 2013. Segnano entrambi 30 punti LeBron James e Joel Embiid ma i Cavs battono facilmente i Sixers, mentre con 37 punti e 10 rimbalzi di Harden Houston si conferma in vetta alla Western Conference

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Golden State Warriors-Sacramento Kings 106-110

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Prima di restare sorpresi per il risultato finale, bisogna premettere che i Golden State Warriors erano privi sia di Steph Curry che di Kevin Durant. Ciò nonostante, la vittoria dei Sacramento Kings è stata meritatissima: un canestro a 12.6 secondi dalla fine di Bogdan Bogdanovic ha spezzato la parità in una partita che è andata avanti punto a punto per tutto l’ultimo quarto, con ben 15 avvicendamenti alla guida nel punteggio. A fare la differenza alla fine, oltre agli infortuni dei campioni in carica, è stata la freddezza dei Kings, che sono riusciti a vincere la seconda partita in trasferta (la prima da oltre un mese) e interrompere una striscia di 8 sconfitte consecutive sul campo degli Warriors. La squadra di Kerr non è riuscita a segnare neanche uno dei sette tiri tentati negli ultimi tre minuti e difensivamente ha subito tantissimo i pick and roll centrali degli avversari, con Willie Cauley-Stein a fare il bello e il cattivo tempo a centro area (19 punti, 8 rimbalzi e 6 assist con 8/9 al tiro) seguito da altri cinque giocatori in doppia cifra. A Golden State invece non sono bastati i 21 di Klay Thompson (ma con 7/20 al tiro), i 16 di Pat McCaw e i 14 con 4/15 di Draymond Green: “In generale non avevamo proprio energie in difesa, non c’era la brillantezza necessaria per fermarli” ha concesso Steve Kerr.

Philadelphia 76ers-Cleveland Cavs 91-113

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“Non sono più i Sixers di tre-quattro anni fa”, aveva messo in guardia i suoi compagni LeBron James. E alle parole (preoccupate) ha fatto seguire i fatti: suoi i primi 9 punti della partita, in un primo tempo da 22 punti e una gara chiusa con 30, 13 rimbalzi e 6 assist, guidando Cleveland all’ottavo successo consecutivo, tutto sommato agevole visto che Philadelphia è stata avanti solo sul 4-0 iniziale e poi ha sempre dovuto inseguire i vice-campioni NBA. Che chiudono sopra di 8 il primo tempo, allungano a 14 all’inizio della ripresa e poi volano sul +17 dopo una tripla di Kyle Korver all’inizio del quarto quarto, nel quale i Sixers devono rinunciare a Ben Simmons, che esce per via di una caviglia dolorante (10 punti e 8 rimbalzi per lui, marcato egregiamente da Jae Crowder per tutta la sera). Oltre a J.R. Smith con 11, i Cavs hanno tre giocatori dalla panchina in doppia cifra, con i 15 di Dwyane Wade, i 14 con 10 rimbalzi di Jeff Green e i 12 di Channing Frye (57-30 il conto delle panchine a favore degli ospiti), una prestazione di squadra che soddisfa anche coach Lue: “In attacco iniziamo a passarci la palla come voglio (25-15 il conto degli assist per i Cavs) e anche difensivamente stiamo crescendo”. Lo testimonia un dato su tutti, la percentuale concessa dal perimetro ai Sixers, che tirano con 0/11 dall’arco nel primo tempo e con un misero 3/28 alla sirena finale, non andando il 37.5% al tiro complessivo. Oltre alla doppia doppia di Embiid, che aggiunge 11 rimbalzi ai suoi 30 punti, a Philadelphia nessuno va oltre i 12 punti di Timothe Luwawu-Cabarrot, con 11 a testa di J.J. Redick e T.J. McConnell. Per i 76ers è il primo ko dopo tre successi in fila.

Houston Rockets-Brooklyn Nets 117-103

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Il primo quarto di James Harden segna la gara, con la superstar dei Rockets praticamente infallibile dal campo: 20 dei suoi 37 punti finali arrivano nei primi dodici minuti, quando supera da solo l’intera produzione offensiva degli avversari (20-17), grazie a un ispirato 5/5 dalla lunga distanza. Le mani – sue e di tutta Houston – si raffreddano un po’ quando coach Atkinson sceglie di passare a zona in difesa, ma il vantaggio di Harden e compagni alla prima pausa è comunque saldissimo (43-26). Brooklyn non riesce mai davvero a rientrare in partita, anche perché funziona alla grande il tiro da tre per gli uomini di Mike D’Antoni, che chiudono per la quinta volta in fila con più di 18 triple (20/50) e per la quarta volta nelle ultime cinque tirano con almeno il 40% dall’arco (26-1 sotto D’Antoni quando tengono queste percentuali). Harden sfiora la tripla doppia (ai 37 punti aggiunge infatti 10 rimbalzi e 8 assist) mentre sono 14 i passaggi smarcanti regalati da Chris Paul ai suoi compagni senza neppure una palla persa (è solo l’ottava volta che gli capita in tutta la sua carriera), anche se la point guard dei Rockets chiude con solo 1/7 al tiro e 4 punti. Ne mette 20 invece Clint Capela, con 8/12 dal campo, per la quinta vittorie in fila dei texani, che superano Golden State in vetta alla Western Conference. Ci sono invece quattro sconfitte nelle ultime cinque gare per i Nets, che senza DeMarre Carroll e Allen Crabbe (oltre alle assenze ormai croniche di Jeremy Lin e D’Angelo Russell) hanno in Isaiah Whitehead – richiamato dalla G League in mattinata – il migliore in campo, con 24 punti e 10/16 al tiro.  

New York Knicks-Portland Trail Blazers 91-103

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La quinta vittoria nelle ultime sei dei Blazers (che chiudono con 4 vittorie su 5 il giro di trasferta a Est, unica sconfitta a Philadelphia) coincide con il terzo ko consecutivo dei Knicks, che riabbracciano Kristaps Porzingis (22 punti per lui dopo una gara di stop) e Joakim Noah (alla prima gara da febbraio) ma restano ancora senza Enes Kanter (ai box per problemi alla schiena) e contro i Blazers fanno sostanzialmente sempre gara di inseguimento. Negli ospiti decisivo come al solito Damian Lillard che chiude a quota 32, ma anche una difesa che per la dodicesima volta tiene i propri avversari sotto i 100 punti (9-3 il record in queste occasioni) e il 40% al tiro. Coach Stotts ha 17 punti con 7/9 dal campo da Pat Connaughton e 12 punti a testa da C.J. McCollum (solo 4/15 al tiro però) e Jusuf Nurkic (con anche 9 rimbalzi e 6 assist). Solo Tim Hardaway Jr. (16 ma un pessimo 6/18 al tiro) e Courtney Lee (14) vanno in doppia cifra tra i padroni di casa, che ora aspettano Miami per cercare di tornare alla vittoria. 

San Antonio Spurs-Dallas Mavericks 115-108

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I San Antonio Spurs festeggiano con una vittoria il ritorno di Tony Parker, alla prima stagionale dopo il grave infortunio subito negli ultimi playoff. I riflettori della gara sono tutti per il playmaker francese, che ha ammesso di essersi commosso per il rientro: “Mi sono sentito un po’ come se fosse la mia prima partita da rookie” ha detto dopo la sua gara numero 1.144 in carriera, chiusa con 6 punti e 4 assist in 14 minuti. “Quando ho visto che il pubblico si è acceso anche solo quando ho portato il pallone in attacco, mi sono acceso anche io e ho provato subito a essere aggressivo”. A spingere i padroni di casa al successo nel derby texano è però un nativo doc del “Lone Star State” come LaMarcus Aldridge, al suo massimo in questa stagione con 33 punti e 10 rimbalzi, insieme ai 25 punti del miglior Pau Gasol dell’anno. Gli Spurs però ci hanno messo un po’ a svegliarsi andando sotto anche di 13 nel primo tempo, e in tipico stile Popovich-iano l’allenatore degli Spurs si è fatto espellere nel secondo quarto protestando fin troppo veentemente nei confronti degli arbitri, prese a male parole. Ci ha pensato quindi Ettore Messina a portare in porto la vittoria, conquistata grazie a un secondo tempo da 69 punti rendendo inutili i 19 a testa di Dennis Smith Jr. e Wesley Matthews per i Mavs.

Indiana Pacers-Orlando Magic 121-109

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Dopo aver saltato la partita precedente, Victor Oladipo non vedeva l’ora di scendere in campo contro la sua ex squadra, gli Orlando Magic, e scaricare in campo tutta la frustrazione accumulata. Detto, fatto: la guardia dei Pacers ha realizzato 26 punti infliggendo alla squadra che lo ha scelto al Draft 2013 la nona sconfitta consecutiva, mandando a segno tutti i suoi primi 11 tiri — con tanto di “scrollata di spalle” alla Jordan dopo l’ultimo, un’incredibile tripla fuori equilibrio appoggiata alla tabella — prima di sbagliare gli ultimi 3. “Sì è stato piuttosto speciale” ha detto dopo la gara. “A quel punto, quando ti riescono cose del genere, non sai nemmeno da dove ti escono: vanno dentro e basta. È stato piuttosto figo”. Anche nel momento in cui si è esaurita la magia di Oladipo, però, Indiana è stata in grado di realizzare il parziale decisivo di 13-0 per andare avanti di 17 a cinque minuti dalla fine, grazie ai 22 punti di Bojan Bogdanovic, i 19 di Domantas Sabonis e i 18 a testa di Myles Turner e Lance Stephenson. Agli ospiti, ormai in caduta libera nella classifica della Eastern Conference, non è servito rimontare nel terzo quarto e nemmeno i 21 punti di Jonathon Simmons per evitare l’ennesima sconfitta. “Abbiamo lottato. Abbiamo giocato duro. Ci siamo comportati bene per lunghi tratti della partita” ha dichiarato coach Vogel, che non ha mai vinto contro la sua ex squadra. “Dobbiamo ignorare tutto il rumore esterno e la striscia di sconfitte, concentrandoci solo sul migliorare ogni singolo giorno”.

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