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NBA, Steph Curry da impazzire: massimo stagionale a quota 45, Clippers distrutti

NBA

Steph Curry mette a segno il suo season-high in neppure 30 minuti di gioco: manda a referto 8 triple e resta seduto per tutto il terzo quarto, con gli Warriors in controllo della gara per il decimo successo esterno consecutivo. I Clippers perdono Blake Griffin per una gomitata fortuita al viso di JaVale McGee

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L.A. Clippers-Golden State Warriors 101-125

TABELLINO

Ci sono delle assenze importanti, sia da una parte che dall'altra, nella sfida dello Staples Center ma di fronte si trovano due squadre almeno "tecnicamente" in grande forma: i Clipprs devono rinunciare, oltre a Danilo Gallinari e Patrick Beverley, anche a Milos Teodosic e Austin Rivers ma hanno vinto 4 delle ultime 5 gare disputate; negli Warriors è fuori Kevin Durant ma hanno vinto 5 delle ultime 6 e 16 delle ultime 18. Se Golden State fa corsa di testa nella Western Conference, diverso però il discorso per L.A., scivolata fuori dalle otto migliori per via dei moltissimi infortuni subiti e ora in forte rimonta, per tornare protagonista (a solo 2 vittorie/sconfitte di distanza da New Orleans, ottava). Un'orgia di punti (141) per gli Warriors nel primo incrocio stagionale, il 30 ottobre scorso, con 31 e 7/11 da tre per Steph Curry, che viene da un paio di prestazioni altrettanto valide e sembra avere la mano caldissima. Una gara dominata alla luce anche dei 37 assist e di percentuali al tiro stellari (oltre il 58% dal campo, oltre il 48% dall'arco), forse ancora più dei 28 punti di scarto finali. Tra le mura amiche, i Clippers provano a prendersi la rivincita, anche se un dato fa veramente impressione: la squadra di Los Angeles non batte gli Warriors dal Natale 2014, avendo perso le successive 11 sfide dirette. E schierare in quintetto (per colpa di un'infermeria ancora piena) un backcourt con Jawun Evans e C.J. Williams neppure...

Primo tempo, Blake Griffin out dopo un colpo alla testa

A partire più forti di tutti, confermando il clamoroso momento di forma, è Steph Curry, che nei primi 8 minuti e mezzo di partita manda a bersaglio 4 delle 6 triple che tenta, cui aggiunge la solita perfezione dalla lunetta (5/5): fanno 17 punti per lui e il primo strappo dei campioni NBA li porta avanti 26-18, costringendo Doc Rivers al time-out. I Clippers sono molli in difesa, non solo sul perimetro contro Curry – spesso libero di tirare con tutta calma – ma anche troppo porosi alle penetrazioni degli Warriors. Con 2:11 da giocare, sembra piovere sul bagnato (o forse grandinare…) quando i padroni di casa vedono Blake Griffin crollare a terra all’impatto con una gomitata involontaria di JaVale McGee. Momenti di paura, con il lungo dei Clips a terra a lungo prima di rialzarsi e imboccare (sulle sue gambe) la via degli spogliatoi, da dove però dopo pochi minuti arriva la notizia temuta: leggera commozione cerebrale e quindi fuori per la serata. Ce ne sarebbe abbastanza per lasciarsi andare ma non ci pensa minimamente Lou Williams, che continua il suo periodo magico: tiene sostanzialmente da solo i suoi in partita con 13 punti frutti di 4/5 al tiro e due triple a segno nel solo primo quarto, come da tradizione iniziato in panchina, fedele sesto uomo di coach Rivers. La sua tripla sull’ultimo possesso offensivo dei Clippers li spinge al -3 del primo riposo, con gli Warriors avanti 31-28. I padroni di casa si avvicinano anche a -1 ma non riescono ad agganciare gli uomini di Steve Kerr, che però dopo lo strappo iniziale si rilassano forse un po’ e vedono le proprie percentuali al tiro calare drammaticamente, incapaci di ammazzare la partita. Con poco più di 3 minuti da giocare. così, sul 50-50 gli Warriors si vedono raggiungere, complice anche un po’ troppo di leziosità nei possessi offensivi. Come il gatto che gioca col topo, però, i campioni in carica piazzano subito un parziale di 14-3 con altri 7 punti di Curry e solo l’ennesimo canestro di Lou Williams sulla sirena fissa il punteggio sul 64-55 all’intervallo. Un primo tempo che assomiglia molto a un uno-contro-uno con otto giocatori di contorno: Curry va al riposo avendo già griffato 29 punti, con 8/14 al tiro e 5 triple a segno, mentre dall’altra parte Williams replica con 19. Nessun altro giocatore delle due squadre (con l’eccezione di un ottimo David West da 4/5 al tiro) è in doppia cifra, e la differenza la si legge soprattutto nei 16 assist a 7 in favore degli Warriors che giocano a un ritmo più alto degli avversari, come testimoniato dai 55 tiri presi, contro i 42 dei Clippers, dominati anche a rimbalzo (31-21). 

Secondo tempo: che show Steph Curry

Il n°30 degli ospiti non ha finito e in uscita dagli spogliatoi riprende da dove ha lasciato: sono suoi i punti – insieme a 5 di Klay Thompson – che portano gli Warriors sopra anche di 18 (81-63), il massimo vantaggio di serata. Curry tocca quota 40 con ancora cinque minuti da giocare nel terzo quarto, e all’ennesima tripla (l’ottava di serata, per i punti 41, 42 e 43) Rivers vede la gara sfuggire definitivamente di mano e chiama un disperato time-out sull’88-71 per Golden State. Non serve a nulla, l’oblò ormai è aperto e la nave dei Clippers imbarca acqua: 12 punti in fila degli ospiti e un vantaggio che sale fino al +29 (100-71): la partita ormai è decisa, coi padroni di casa sotto di 26 prima degli ultimi dodici minuti. Steph Curry si mette un asciugamano in testa e dice addio alla contesa: in neppure 30 minuti (29:50) mette assieme 45 punti, fermandosi a 9 dal suo massimo in carriera (i famosi 54 siglati al Madison Square Garden), con 8/16 da tre punti e anche 6 rimbalzi e 4 assist e tolto lui dal parquet la gara perde anche l’unico motivo di interesse nell’ultimo periodo, che si trascina senza troppo da dire verso il finale, fissato sul 121-105. Ci sono 11 punti a testa per Nick Young e JaVale McGee, 10 per Klay Thompson e David West, mentre Draymond Green non va lontano dalla solita tripla doppia (9 con 12 rimbalzi e 7 assist). Golden State non tira neppure bene (il 41.5% dal campo e il 33% dall’arco) ma vince la sfida sia a rimbalzo che nel numero di assist, ancora una volta sopra quota 30 (la soglia dell’eccellenza in casa Warriors). Ai Clippers non bastano i 23 di Lou Williams: finché l’emergenza infortuni continua – e ora bisogna attendere il responso su Griffin – di meglio è difficile fare e ingiusto chiedere. 

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