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NBA, tensione crescente tra arbitri e giocatori: “Le loro scelte rovinano il gioco”

NBA

Dopo l’incontro delle scorse settimane tra l’associazione arbitri e quella giocatori, la situazione non sembra essere migliorata. “Le cose non possono funzionare così”, tuona Draymond Green, che nella notte ha incassato l’undicesimo fallo tecnico della stagione

La prima espulsione in carriera di LeBron James, quella di Anthony Davis il giorno dopo, le tre comminate a Kevin Durant (recordman nella lega) e più in generale le tante fischiate contro Golden State. Sono solo alcune delle decine di sanzioni arbitrali in questo inizio di regular season che gli arbitri hanno comminato, rendendo più aspro del solito il loro rapporto con i giocatori. Una tensione che ha portato già prima di Natale Lee Seham, il direttore generale dell’associazione nazionale degli arbitri, a chiedere e ottenere un incontro con Michele Roberts, direttore esecutivo dell’associazione giocatori. Il casus belli in quella parentesi pre-natalizia (dopo la quale sono arrivate altre decisioni contestate, a partire proprio dalla gara del 25 dicembre tra Cleveland e Golden State) era stato il testa a testa (letterale) tra Shaun Livingston e l’arbitro Courtney Kirkland; un corpo a corpo dal quale il direttore di gara non solo non si era sottratto, ma nel quale si era fatto sotto con atteggiamento provocatorio (sospeso poi anche lui per una settimana). “L’obiettivo dell’associazione giocatori non è di certo quello di celebrare la squalifica di un arbitro, ma soltanto essere lieti della presa di coscienza del fatto che si possa sbagliare anche dall’altra parte”, racconta Roberts. Sotto accusa da parte dei giocatori è il tono sprezzante con cui, a detta loro, gli arbitri si rivolgono ai giocatori: “Ho fatto un giro tra tutte le varie squadre e il principale motivo di costernazione da parte di tutti è l’arbitraggio. Se riportassi la trascrizione fedele di quanto mi è stato detto, sarebbe un lungo elenco di lamentele, lamentele e ancora lamentele. Ci sono diverse occasioni durante una partita in cui i giocatori si rivolgono agli arbitri: ‘Hey, cosa è successo?’ e loro sono già pronti a con la mano a fermarti e fare gesti del tipo ‘Non ho tempo da perdere per discutere con te…’.  E Seham mi ha spiegato che è qualcosa su cui stanno lavorando”.

Green: "È uno scontro personale, diventa una questione arbitro vs. giocatore"

Una presa di coscienza da parte degli arbitri che potrebbe cambiare realmente il corso delle cose, anche se  parlarne durante o a margine di una gara sarebbe inconcludente: “Quello che fa la differenza è che i giocatori possano avere un periodo di pausa, sedersi a parlare con gli arbitri e sentirsi liberi di dire quello che pensano. Farlo durante una partita sarebbe un problema perché in molti potrebbero pensare ‘Se vado contro di lui, cosa fischierà nel prossimo quarto contro di me?’. Dobbiamo fermarci a parlare davanti a una tazza di caffè o una birra, discutendo di quanto successo nell’ultimo paio d’anni. È qualcosa che è diventato necessario”. Il prossimo appuntamento ufficiale tra le parti è stato fissato durante l’All-Star Weekend di Los Angeles, il modo migliore per coinvolgere direttamente i giocatori privi di impegni per qualche giorno. Alle riunioni potrebbe partecipare anche Draymond Green, primatista NBA per falli tecnici in questa regular season e uno dei pochi ad aver parlato del problema al termine della sfida vinta contro i Clippers allo Staples Center: “È orribile, è davvero pessima come situazione. È ridicolo quanto sta accadendo, stanno rovinando lo spirito del gioco. Troppo spesso ci sono in ballo delle questioni personale, sembra sempre una questione individuale, un ‘me contro te’. Le cose non possono funzionare in questo modo. È deleterio”. Nella partita di Los Angeles è arrivato il suo 11° fallo tecnico, fischiato dopo una sua protesta a braccia larghe a seguito di una mancata chiamata da parte degli arbitri. Un gesto evidente ma civile, prontamente punito: “Spesso guardo quanto accade sul parquet e non faccio altro che scuotere la testa, ma ormai resto imperturbabile davanti a questo. La situazione è quella che è, già so cosa stanno per fare”. 

Durant: "Dovrebbero imparare ad ammettere e spiegare i loro errori"

Il numero 23 degli Warriors per avvalorare la sua tesi cita come esempio una situazione a suo avviso paradossale della sfida con i Clippers. Omri Casspi in lunetta a cronometro fermo, DeAndre Jordan commette violazione di piede muovendosi verso il canestro prima che il pallone lasci le mani dell’israeliano e Green che non perde tempo a lamentarsene con gli arbitri. Lo sguardo di risposta è glaciale e nessuno prende in considerazione le sue parole, salvo poi nel secondo tempo fischiare un’infrazione proprio a Green su un tentativo a gioco fermo di Jordan. “Molto di tutto questo è puramente personale”, sottolinea il giocatore di Golden State. “Quando viene data così tanta autorità a una figura sul parquet è inevitabile che si scada nello scontro personale e uno dei due non avrà mai la forza necessaria per poter far valere le proprie ragioni”. Kevin Durant, finito nell’occhio del ciclone in queste settimane dopo le tante sanzioni, aveva già sottolineato: “Vogliamo avere la possibilità di confrontarci con loro, alla pari. Tutti vogliamo avere delle belle partite, senza tensione e garantendo un spettacolo bello e avvincente al pubblico. Tutto qui. Dovrebbero soltanto chiedere scusa di fronte a un errore, magari spiegando le ragioni della loro scelta. Sarebbe il modo migliore per distendere gli animi”. Nel frattempo però, meglio non rischiare: dopo 16 tecnici infatti scatta una giornata di squalifica, anche se Green non sembra essere interessato o intimidito dalla questione: “Dannazione, no. Di cosa dovrei essere preoccupato?”.

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