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NBA, i risultati della notte: Embiid fa 34, battuta Toronto. I Bucks vincono a Washington

NBA

Philadelphia si complica la vita nel finale, ma vince in volata contro Toronto. Antetokounmpo chiude con 27 punti, 20 rimbalzi e 6 assist nel successo contro gli Wizards. Howard domina sotto canestro contro Drummond e regala la vittoria agli Hornets a Detroit. New York vince ancora il derby contro Brooklyn, Miami perde a Chicago e interrompe a sette la sua striscia

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Detroit Pistons-Charlotte Hornets 107-118

IL TABELLINO

La prima metà di stagione degli Charlotte Hornets è stata molto più complicata del previsto, a partire dall’assenza di coach Clifford in panchina (tornerà a breve a bordo campo dopo aver risolto i problemi con il mal di testa) fino ad arrivare alla mancata chimica di squadra, con un Dwight Howard in più sotto canestro che non è coinciso con un aumento considerevole di vittorie. L’ultimo treno playoff per Kemba Walker e compagni è quello che stanno provando a prendere in queste prime settimane del 2018: otto partite, di cui sette in casa e una in trasferta a Detroit, vinta senza faticare troppo mandando tutto il quintetto in doppia cifra. Ventuno punti li firma il miglior Marvin Williams della stagione (7/8 al tiro, 5/6 dall’arco e 5 rimbalzi), 20 il solito Kemba Walker, ma l’ago della bilancia è proprio il centro numero 12 degli Hornets: Howard chiude con 21 punti, 17 rimbalzi, 4 stoppate e soprattutto un dominio evidente contro Andre Drummond, limitato a soli tre punti con 1/7 al tiro. Oltre la battaglia sotto canestro, Charlotte ha dimostrato maggior brillantezza nel secondo tempo, segnando 68 punti e restando al comando negli ultimi 15 minuti di gara. Le tre triple in un minuto firmate da Tobias Harris (20 punti e 6 rimbalzi) e Avery Bradley (15 punti) sono soltanto l’ultimo sussulto a cinque minuti dal termine di una squadra che è scivolata pericolosamente all’ottavo posto a Est. Gli Hornets adesso sono a cinque vittorie di distanza dal record dei Pistons. Tante, ma ancora non troppe. Soprattutto avendo a disposizione un Howard così.

Philadelphia 76ers-Toronto Raptors 117-111

IL TABELLINO

Torna al successo Philadelphia dopo il ko londinese, abile a complicarsi la vita anche contro i Raptors dopo aver condotto il match per 40 minuti. Joel Embiid parte forte in una partita da 34 punti e 11 rimbalzi (e 7 palle perse), ma i Sixers concedono 36 punti nel quarto periodo agli ospiti che si riportano anche a un solo punto di distanza. Dopo essere stati in vantaggio anche di 21 lunghezze (come successo contro Boston nel Global Game), ci pensa Ben Simmons a firmare il canestro più pesante del match, seguito da un assist illuminante per Dario Saric sul perimetro. Due giocate che ridanno due possessi pieni di margine nei secondi finali ai Sixers, che mandano tutto il quintetto in doppia cifra e che sfruttano soprattutto un super T.J. McConnell in uscita dalla panchina da 18 punti (massimo in carriera), con 8/13 al tiro, 6 rimbalzi e 8 assist – decisivo nei momenti della sfida in cui Simmons è rimasto in panchina alle prese con problemi di falli (espulso poi nei secondi finali assieme a Kyle Lowry dopo ripetuti screzi durante la sfida). Toronto invece conferma in parte le difficoltà lontano dall’Air Canada Center (il record in trasferta di 14-10 resta comunque positivo), in una serata in cui i canadesi sono partiti tirando 1/15 dalla lunga distanza, prima di trovare in uscita dalla panchina un Delon Wright da 20 punti e 5/6 con i piedi oltre l’arco. Il miglior realizzatore dei Raptors è come al solito DeMar DeRozan a quota 24, ma il -15 di plus/minus (nessuno fa peggio di lui) racconta bene la sua incapacità di incidere sul match. Toronto resta seconda a Est, mentre Philadelphia riporta al 50% il suo record (20-20) e punta con decisione all’ottavo posto ormai a un passo. 

Washington Wizards-Milwaukee Bucks 95-104

IL TABELLINO

È Giannis Antetokounmpo il protagonista dell’importante successo raccolto in trasferta dai Bucks a Washington: l’All-Star greco chiude con 27 punti, raccogliendo 20 rimbalzi (il suo massimo in carriera) ai quali aggiunge anche sei assist. Numeri decisivi per regalare a Milwaukee la seconda vittoria in dieci giorni contro gli Wizards e che avvicinano la squadra del Wisconsin al quinto posto dei capitolini. Eric Bledsoe ne mette 23, che sono anche le palle perse dei padroni di casa (massimo stagionale), disastrosi nelle gestione del pallone soprattutto nel primo tempo. John Wall chiude a quota 27, ma non riesce a fermare il 9-0 di parziale degli ospiti che decide la sfida negli ultimi quattro minuti, anche perché Bradley Beal si inceppa di nuovo nelle fasi finali di gara (0/4 nell’ultimo quarto) e non riesce ad andare oltre i 19 realizzati dopo tre frazioni. Zero punti e tre assist in 15 minuti per Matthew Dellavedova, osservato speciale dopo il fallo molto discusso commesso nell’ultimo incrocio tra le due squadre la scorsa settimana: “Va sottolineato il lavoro che sta facendo la NBA per limitare questi episodi, multando e squalificando i diretti interessati”, racconta coach Brooks. “Ai miei tempi ne succedevano molte di più. Una volta me la sono presa con McMillan [l’attuale coach degli Indiana Pacers, ndr], senza rendermi conto di quanto fosse grosso e soprattutto un gigante rispetto a me. Quella ad esempio non fu una grande scelta, ma ne ho fatte tante sbagliate nella mia carriera”. 

Brooklyn Nets-New York Knicks 104-119

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Terzo incrocio e terzo successo stagionale dei Knicks contro i Nets che con le due vittorie al Barclays Center migliorano in parte il record mediocre raccolto in trasferta (questa sarà la prima di un giro di sette gare in fila lontano dal Madison Square Garden che molto dirà delle ambizioni dei blu-arancio) e si avvicinano nuovamente alla zona playoff, distante adesso soltanto tre partite. Ventisei punti e nove rimbalzi per Kristaps Porzingis, a cui si aggiungono i 23 punti e 10 rimbalzi di Michael Beasley sempre più decisivo in uscita dalla panchina: New York fa gara di testa per buona parte della sfida, rischia di fare la frittata come accaduto meno di 24 ore prima contro New Orleans (con 19 punti di vantaggio sciaguratamente gestiti), ma mantiene il controllo dell’incontro nonostante i 22 punti e 8 rimbalzi di DeMarre Carroll e i 20 a gara in corso realizzati da Caris LeVert. “Credo sia l’inizio dell’opportunità per noi di dimostrare quanto valiamo. Questa vittoria è stata anche una risposta al brutto ko incassato ieri contro i Pelicans”, sottolinea coach Hornacek. “Arrivati a un certo punto, devi scendere a patti con il fatto che questa è una lega decisa da tiri che vanno dentro e altri che vengono sbagliati. Noi abbiamo tirato con il 36%, loro con il 51% - commenta uno Spencer Dinwiddie da 2/14 dal campo – e questo fa tutta la differenza del mondo”. “Ci hanno spazzato via dal parquet a inizio quarto periodo e noi non abbiamo saputo replicare”, chiosa coach Atkinson, che spera di recuperare a breve D’Angelo Russell, sceso in campo con la squadra di D-League e quasi completamente recuperato. L’ex Lakers dovrebbe essere abile e arruolabile per il 30 gennaio, quando saranno i Nets a fare visita ai Knicks nell’ultimo derby di questa stagione (al termine del giro di trasferte più lungo affrontato dai newyorchesi negli ultimi 30 anni): in quell’occasione toccherà anche a lui far lievitare un po’ le percentuali al tiro. In fondo, it’s a make or miss league.

Chicago Bulls-Miami Heat 119-111

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I Chicago Bulls sono diventati sempre più una certezza. Dopo le tre vittorie raccolte nelle prime 23 gare stagionali, ne sono arrivate ben 14 nelle successive 21, l’ultima delle quali ha posto fine alla striscia di sette successi in fila degli Heat – una delle squadre più in forma del momento. Merito di un Justin Holiday da 25 punti e sette triple (suo massimo in carriera), decisivo come i 18 punti di Zach LaVine, sempre più a suo agio nei 20 minuti trascorsi sul parquet in cui ha aggiunto anche 5 rimbalzi, 5 assist e 2 palle rubate. Diciotto sono anche i punti di Nikola Mirotic, tutti arrivati nel quarto periodo a sigillare la sfida in favore dei padroni di casa, che con il 16/39 dall’arco allungano a otto la striscia di gare con almeno dieci triple a referto e ritoccano a rialzo il record di franchigia. Da record è anche Lauri Markkanen che mette a referto la sua 100esima tripla realizzata in sole 41 partite NBA: è il più veloce nella storia della lega a riuscirci. Dall’altra parte invece non bastano i 22 punti e 9 assist di Goran Dragic, rimasto solo in cabina di regia dopo che Tyler Johnson è stato costretto a uscire durante il terzo quarto a causa di un problema al ginocchio sinistro apparso molto grave. Da segnalare inoltre in uscita dalla panchina i 21 (con 8 assist) di Olynyk e i 20 (con 5 triple) di Ellington. Un tiratore che potrebbe fare comodo a molte squadre e che Miami dovrà pagare un bel po’ per tenersi stretta.

Memphis Grizzlies-Los Angeles Lakers 123-114

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I Lakers senza Lonzo Ball e Brandon Ingram interrompono a quota quattro la striscia di vittorie consecutive, perdendo a Memphis contro i Grizzlies in quello che è diventato uno scontro tra due delle peggiori squadre della Western Conference. I padroni di casa trovano risorse insperata da tanti componenti del roster, in una gara chiusa con ben otto giocatori in doppia cifra.  Marc Gasol mette a referto 17 punti conditi con 7 rimbalzi, due in meno rispetto ai 19 di Dillon Brooks che chiude con 4/5 con i piedi oltre l’arco. A guidare le danze però è Tyreke Evans che sfiora la tripla doppia: 15 punti, 9 assist e ben 12 assist per quella che resta una delle poche note liete nella stagione in salita dei Grizzlies. Dall’altra parte invece sono 27 punti per Caldwell-Pope, oltre al solito contributo in uscita dalla panchina di Kyle Kuzma (18 punti, ma con un modesto 6/16 al tiro) e Larry Nance Jr. (15 punti e 11 rimbalzi). Saranno anche giovani, ma i due talenti dei Lakers hanno più volte dimostrato di essere la spina dorsale della franchigia: senza di loro la fatica dei giallo-viola è evidente, anche contro un avversario modesto come Memphis.

Oklahoma City Thunder-Sacramento Kings 95-88

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Gli Oklahoma City Thunder vanno sotto in casa nel primo tempo contro Sacramento, soffrono più del previsto nel mettere la freccia ed effettuare il sorpasso e chiudono senza Russell Westbrook, espulso dopo aver ricevuto un doppio tecnico in pochi istanti. Al netto di tutto però, OKC raccoglie una vittoria fondamentale per spezzare il filotto di tre sconfitte – ennesima conferma del periodo difficile attraversato dai Thunder. Alla sirena finale sono 20 punti e 9 rimbalzi per Carmelo Anthony e 18 con 5 palle recuperate per Paul George. Ai Kings non bastano i cinque giocatori in doppia cifra, guidati dai 15 e 7 rimbalzi di Cauley-Stein. Westbrook invece va in tripla doppia con le quelle perse (19 punti, 16 rimbalzi, 10 palloni persi, 9 assist), espulso a 2 minuti e 50 secondi dal termine (con i suoi in doppia cifra di vantaggio) perché arrabbiato dopo una mancata chiamata arbitrale. Il numero 0 lanciato al ferro in mezzo a una selva di maglie viola viene colpito al volto sia da dietro da Fox che da Cauley-Stein che prova a fermarne l’avanzata. Westbrook a quel punto rotola a terra, in attesa di un fischio che in realtà è contro di lui: passi e palla persa, la decima. La point guard dei Thunder a quel punto non ci vede più, iniziando a inveire ripetutamente contro gli arbitri e andando quasi a caccia dell’espulsione che prontamente arriva. Poco importa, visto che OKC riesce così a riprendersi il quinto posto a Ovest in solitaria. L’obiettivo era quello, anche a costo di perdere i nervi.

Utah Jazz-Indiana Pacers 94-109

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Non si ferma il crollo verticale dei Jazz, arrivati alla 15^ sconfitta nelle ultime 19 gare e incapaci di contenere l'attacco dei Pacers, guidati ancora una volta da un super Victor Oladipo. Il candidato All-Star chiude con 28 punti, 6 rimbalzi e 6 assist, segnando i punti decisivi nel parziale di 15-2 del secondo quarto e due canestri in fila nel 9-0 che manda i suoi avanti di 20 nel terzo, di fatto chiudendo lì la pratica. Indiana ha tirato ancora una volta benissimo dal campo, chiudendo con il 54% da tre punti (14/26) e mandando altri quattro uomini in doppia cifra, tra cui Thaddeus Young con 17, Domantas Sabonis (titolare al posto dell'infortunato Myles Turner) con 15+8, Cory Joseph con 15 e Bojan Bogdanovic con 10. Per i Jazz rimane solo da aggrapparsi alla speranza di un futuro migliore rappresentata da Donovan Mitchell, ancora una volta miglior marcatore con 23 punti ma con soli altri due compagni sopra quota 10 (Derrick Favors con 16 e Rodney Hood, a tratti fischiato dai suoi tifosi, con 15).

L.A. Clippers-Houston Rockets 113-102

IL TABELLINO

Al di là di quanto successo nel post-gara, raccontato nel dettaglio qui, si è anche giocato sul parquet dello Staples Center. E per la quinta partita consecutiva i Clippers sono usciti vincenti, grazie come al solito all'enorme contributo di Lou Williams (31 punti), i 29 aggiunti da Blake Griffin e altri quattro giocatori in doppia cifra, avendo la meglio in una partita tiratissima e tesissima conclusa con le espulsioni di Griffin e Trevor Ariza. Ai Rockets non è bastato mandare sopra quota dieci tutto il quintetto e Gerald Green, con Chris Paul fischiato e applaudito in parti uguali dai suoi ex tifosi chiudendo con 19 punti, 6 rimbalzi e 7 assist. Gli uomini di D'Antoni - che a un certo punto è stato "preso dentro" da Griffin mentre quest'ultimo andava in attacco, episodio che ha provocato un acceso diverbio tra i due - non sono riusciti ad andare oltre il 40% dal campo e il 29% da tre, interrompendo la mini-striscia di tre successi in fila.

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