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NBA, i risultati della notte: vincono le prime della classe, crollano Cavaliers e Warriors

NBA

Houston tiene Harden a riposo e batte Chicago, allungando a 10 il numero di vittorie in fila e staccando Golden State (battuti anche da Indiana): per gli Warriors è la sesta sconfitta nelle ultime nove gare. Cleveland non fa mai canestro e viene sconfitta da Miami. Toronto batte in volata Denver, che si allontana sempre più dai playoff. San Antonio perde la partita e Aldridge contro gli Wizards. Niente rientro per Gallinari nel successo dei Clippers contro Milwaukee

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Miami Heat-Cleveland Cavaliers 98-79

IL TABELLINO

Parenti serpenti, si sarebbe detto un tempo. E considerando l’amicizia che lega LeBron James e Dwayne Wade, il concetto è ancora più calzante a guardare la prima partita da ex del numero 3 degli Heat contro i Cavaliers. Le quattro stoppate di Wade (due delle quale proprio a LeBron, come raccontato nel dettaglio) sono il simbolo della gara, dominata da Miami soprattutto grazie alla difesa. I vice-campioni NBA chiudono con il 36% dal campo e il 15% dall’arco (4/26), mettendo a referto il minimo stagionale alla voce punti (79). Diciotto di questi portano la firma di un appannato James, che chiude con 7/18 al tiro, 0/4 dall’arco e -19 di plus/minus; cifre inusuali per un giocatore efficiente come lui. A preoccupare Cleveland però non è solo il risultato, ma la situazione fisica di Kevin Love, costretto a uscire dopo solo sette minuti di gioco. Il numero 0 è stato colpito involontariamente da una gomitata sul volto da parte di Jordan Mickey, lanciato in penetrazione verso il canestro. Una botta bella forte che dopo soli due minuti di gioco gli ha fatto saltare un incisivo, rimasto incrinato in bocca al numero 0. Love si è accomodato in panchina per tutto il resto del quarto, prima di provare a tornare sul parquet nel secondo periodo. All’intervallo però ha accusato sintomi preoccupanti (stordimento, forse dovuto a una lieve commozione celebrale) e i Cavaliers hanno preferito non rischiarlo nella ripresa. Gli Heat invece si godono il 14° successo consecutivo casalingo contro Cleveland (ai primi aveva contribuito anche James), superando Milwaukee al settimo posto a Est grazie ai cinque giocatori in doppia cifra, guidati dai 19 di Kelly Olynyk e i 15 del pluricitato Wade.

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Houston Rockets-Chicago Bulls 118-86

IL TABELLINO

I Rockets passeggiano in casa contro i Bulls, come previsto, e allungano a dieci il numero di vittorie consecutive in una regular season sempre più da record. I texani si concedono il lusso di tenere a riposo James Harden e godersi Eric Gordon, il miglior sesto uomo dello scorso anno, in quintetto e protagonista con 31 punti e otto triple (massimo in carriera eguagliato). Ai suoi si aggiungono i 21 punti di Trevor Ariza, i 13 con dieci assist di Chris Paul e le 18 triple totali messe a referto (con 57 tentativi da lontano, a fronte dei soli 36 arrivati da dentro l’area). Chicago però è davvero un avversario di poco conto, ormai alla ricerca di un assetto per il futuro e totalmente svuotato di senso cestistico. Brilla la classe di Lauri Markkanen (22 punti, ma un eloquente -41 di plus/minus), unica nota positiva in una stagione che a Chicago non esiteranno a definire disastrosa qualora dovessero mancare anche l’appuntamento con una scelta molto alta al prossimo Draft. Houston dunque raccoglie vittorie contro Atlanta e Chicago e si prepara a godersi  un’altra scampagnata contro Phoenix. Sì, non le partite più competitive del mondo per prepararsi ai playoff ormai imminenti.

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Toronto Raptors-Denver Nuggets 114-110

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L’unione fa la forza e i Raptors continuano a dimostrarlo partita dopo partita, dominanti anche contro i Nuggets in casa e abili a vincere in volata in un momento altalenante nella stagione di Toronto. Sette giocatori in doppia cifra, guidati dai 15 a testa di DeMar DeRozan, Fred VanVleet e Jonas Valanciunas permettono ai canadesi di tirare con il 51% abbondante (sì, la difesa di Denver resta una delle peggiori della lega) e di consolidare un primo posto a Est a cui manca ormai soltanto la conferma aritmetica. Dall’altra parte 29 punti, 16 rimbalzi e otto assist per Nikola Jokic, tuttofare attorno al quale gravitano i 20 punti di Paul Millsap e i 15 di Jamal Murray. Coach Malone però non ha digerito l’atteggiamento dei suoi ragazzi, infuriato a fine partita e consapevole che il treno playoff potrebbe essere definitivamente passato: “Abbiamo ancora sette partite da giocare: dobbiamo iniziare a capire che ogni dannata gara conta, e al momento no stiamo giocando come se fosse la cosa più importante del mondo. Anzi”. Denver al momento è a due gare di distanza dai T’wolves ottavi, ma deve fare i conti anche con i Clippers (noni e con mezza partita di vantaggio sulla squadra del Colorado). Un groviglio dal quale diventa sempre più complesso uscire, soprattutto accumulando sconfitte difficilmente giustificabili. Le ultime sette saranno tutte contro squadre playoff, di cui ben due contro Minnesota e una contro L.A.. Il destino playoff dei Nuggets passata da quelle tre partite.

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Golden State Warriors-Indiana Pacers 81-92

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Ogni volta che Indiana fa visita alla Oracle Arena il pensiero non può che tornare al 5 dicembre 2016, quando Klay Thompson consegnò alla storia una prestazione da 60 punti in 29 minuti. Oggi però la realtà dei Golden State Warriors è ben diversa: la guardia è fuori per un infortunio al pollice della mano destra, così come Steph Curry (ginocchio), Draymond Green (influenza) e Kevin Durant (costola). La seconda gara in fila saltata dai quattro All-Star ha portato alla seconda sconfitta consecutiva, solo la nona volta che succede sotto la gestione di Steve Kerr, che se non altro può rallegrarsi perché i rinforzi stanno per arrivare. Green ha smaltito la contusione e ora è alle prese solo con la febbre, Kevin Durant dovrebbe rientrare giovedì contro Milwaukee e anche Thompson salterà “una partita o due” al massimo. Rientri più che vitali, perché senza di loro i campioni in carica faticano a mettere punti a referto: l’ultimo quarto da 11 registrato contro i Pacers denota le difficoltà offensive dei “Dubs”, con soli tre giocatori in doppia cifra (Nick Young 12, Quinn Cook e Andre Iguodala 11) per uno scarso 40.7% dal campo e 29.4% da tre. Stesso numero di giocatori sopra quota 10 anche per gli ospiti, ma con un Victor Oladipo da 24 e sia Bojan Bogdanovic che Thaddeus Young a quota 17, più che sufficienti per avere la meglio sui rimaneggiati Warriors.

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Washington Wizards-San Antonio Spurs 116-106

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Alla stagione già molto sfortunata dei San Antonio Spurs si aggiunge un ultimo drammatico capitolo: l’infortunio di LaMarcus Aldridge. Mancava solo questa ai texani, non più invincibili né tantomeno inossidabili in una regular season in cui i nero-argento devono ancora conquistarsi l’accesso ai playoff. Il numero 12 è stato costretto a uscire dopo una strana mossa a rimbalzo d’attacco sul finire del primo tempo. “Siamo arrivati al punto in cui se ha LaMarcus viene un raffreddore siamo spacciati – commenta Ginobili -, la speranza è che il suo sia un problema passeggero, di quelli che di bloccano all’intervallo, ma poi si risolvono in poco tempo”. Un duro colpo dopo che nei primi 20 minuti era stato proprio Aldridge l’unica ancora a cui gli Spurs si erano aggrappati (13 punti), per non venire completamente travolti dalla mareggiata Wizards del secondo quarto. Il 38-21 di parziale in favore dei padroni di casa infatti spacca in due la gara, dentro la quale gli Spurs non riescono più a rientrare: alla sirena finale sono ben sette i giocatori in doppia cifra degli Wizards, guidati dai 15 punti di un perfetto Markieff Morris da 7/7 al tiro in 17 minuti. Washington interrompe così una preoccupante striscia di tre sconfitte consecutive e prova a tenersi stretta quantomeno il sesto posto, in attesa del rientro di John Wall annunciato sempre come imminente, ma che tarda puntualmente ad arrivare. “Il ginocchio risponde in maniera positiva a ogni tipo di test, stiamo spingendo molto in allenamento”, racconta coach Brooks, che nel frattempo tira il fiato anche sul parquet. Popovich invece è costretto ancora una volta in questa regular season a continuare a trattenerlo.

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L.A. Clippers-Milwaukee Bucks 105-98

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Sembrava tutto facile per gli L.A. Clippers: il pallone si muoveva, le triple entravano, il vantaggio lievitava fino al +16. Poi, il blackout: i Bucks hanno prima ridotto le distanze in chiusura di secondo quarto, andando all’intervallo sotto la doppia cifra di svantaggio, e poi hanno addirittura messo la testa avanti sul finire del terzo grazie a un parziale di 9-0. A quel punto i Clippers, che avevano perso Milos Teodosic per un problema al piede sinistro appena prima dell’intervallo, hanno dato l’ultima spallata alla gara segnando sei triple nelle frazione finale di cui quattro in fila con quattro giocatori diversi, riprendendosi il controllo della partita con un parziale di 13-0. A quel punto Milwaukee ha dovuto arrendersi, rendendo inutili i 26 punti, 9 rimbalzi e 7 assist di Giannis Antetokounmpo e i 22 di Khris Middleton. Per i Clippers invece sono cinque i giocatori in doppia cifra guidati dai 19 di Tobias Harris e dai 16 di Lou Williams, riportandosi a una partita e mezza di distanza dall’ottavo posto occupato dai Minnesota Timberwolves.

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Sacramento Kings-Dallas Mavericks 97-103

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Il copione della protesta si è ripetuto un’altra volta a Sacramento, nello stesso identico modo: i sit-in con tanto di manifestazione pacifica davanti all’ingresso del Golden1 Center, il lungo girotondo che impediva ai tifosi l’accesso all’arena e alla fine buona parte degli spettatori ritornati a casa senza riuscire a vedere la partita. La ragione è la morte di Stephon Clark, il ragazzo afro-americano crivellato di colpi dalla polizia cittadina nel giardino di casa della nonna, mentre stringeva tra le mani un i-Phone e non un’arma. Le stime della franchigia della California parlano di circa 4.000 presenti al palazzo su una capienza di 17.000 posti. I Kings quindi in una stagione già svuotata di senso hanno inseguito i Mavericks in una partita alla fine persa senza colpo ferire. Il clima surreale e una squadra che ormai non vede l’ora di andare in vacanza il prossimo 13 aprile. La vittoria la porta a casa Dallas, che non hanno molto da chiedere a questo finale di stagione (se non avere il compito di vincere e evitare che la lega pensi che diano seguito alla richieste del proprietario Mark Cuban), grazie ai 20 punti di Harrison Barnes, i 19 di Dennis Smith Jr. e i 15 di Doug McDermott.

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