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Playoff NBA 2018, Houston-Golden State 127-105: i Rockets rispondono e stravincono gara-2

NBA

Houston manda cinque giocatori in doppia cifra guidati dai 27 di Harden e Gordon e dai 22 di PJ Tucker, controllando gara-2 dall'inizio alla fine grazie a un'eccellente difesa. A Golden State non bastano i 38 punti di un immarcabile Kevin Durant, mandando il solo Steph Curry in doppia cifra con 16. Gara-3 a Oakland nella notte tra domenica e lunedì alle 2:30 di notte

IL TABELLINO

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Houston Rockets-Golden State Warriors 127-105

C’era bisogno di una risposta e una risposta è arrivata, nella maniera più convincente possibile. In una serata pressoché perfetta gli Houston Rockets hanno ritrovato vittoria, fiducia e consistenza, riuscendo a ribaltare la brutta sconfitta di gara-1 e riportarsi almeno sul pareggio nella serie contro dei Golden State Warriors distratti e poco intensi. Merito certamente della grande difesa di Houston, capace di forzare 15 palle perse agli avversari (7 nei primi 7 minuti) e di tenerli al 30% dalla lunga distanza, rendendo gli ultimi cinque minuti di partita di fatto un garbage time. La storia della partita sta tutta nelle cifre di Kevin Durant: esattamente come in gara-1 Houston non è riuscita a trovare una contromisura degna di questo nome all’MVP delle ultime Finals, autore di 38 punti alla fine con 13/22 dal campo, ma nonostante una prestazione del genere i padroni di casa hanno vinto di 28 lunghezze i 35 minuti disputati da KD, il plus-minus più ampio di tutta partita. I Rockets ci sono riusciti tenendo tutti gli altri avversari sotto controllo, concedendo la doppia cifra solamente a uno Steph Curry da 16 punti, 7 rimbalzi e 7 assist ma anche 1/8 dalla lunga distanza, ancora in difficoltà nel trovare il suo ritmo nel tiro in sospensione. Lo sforzo difensivo è stato però accompagnato da un’ottima prestazione offensiva, propiziata soprattutto da quei comprimari che erano mancati in gara-1: James Harden e Chris Paul hanno realizzato rispettivamente 27 (pur con 3/15 dall’arco) e 16 punti, ma sono stati i 27 di Eric Gordon dalla panchina e i 22 di P.J. Tucker (massimo in carriera ai playoff) fare veramente la differenza insieme ai 19 di Trevor Ariza. Gordon e Tucker sono stati semplicemente infallibili dalla lunga distanza chiudendo con 11/15 combinato all’interno del 16/42 di squadra. E quando i Rockets possono contare su contributi del genere - Tucker aveva segnato solo un punto in gara-1 - oltre a quelli delle due stelle, diventano davvero difficili da battere.

La caviglia di CP3 e la ritrovata circolazione di palla

L’unica notizia negativa della serata di Houston è l’infortunio di Chris Paul, uscito zoppicante dal campo per una sospetta distorsione alla caviglia su cui aveva cercato di giocare sopra. Nulla di particolarmente grave, anche perché i suoi compagni erano riusciti a mettere in ghiaccio la partita anche senza di lui: dopo aver costruito un vantaggio in doppia cifra già nel primo tempo grazie a un secondo quarto da 38-29, i padroni di casa hanno sempre mantenuto la doppia cifra di vantaggio lungo tutta la ripresa, provando un brivido solo in apertura di ultimo quarto quando gli Warriors si erano riportati a -11 grazie al solito Durant. A rimettere a posto le cose con CP3 in panchina ci hanno pensato però Gordon e Tucker, autori di due triple fondamentali all’interno del parziale di 11-0 che ha riportato il vantaggio sopra le 20 lunghezze chiudendo di fatto la sfida. Ora la serie si sposta a Oakland, dove Houston avrà l’obbligo di riprendersi il fattore campo in una delle due gare se non vuole tornare al Toyota Center a fare i conti con lo spettro dell’eliminazione. Servirà l’abnegazione vista in gara-2, durante la quale si è vista anche più circolazione di palla rispetto al primo episodio della serie (23 assist su 45 canestri segnati, ma solo 9 della coppia Harden-Paul) e un lavoro migliore sui tiratori avversari, in particolare su un Klay Thompson da 3/11 al tiro per soli 8 invisibili punti nell’economia della partita e un Draymond Green mentalmente fuori dalla sfida. Anche da parte di Golden State ci sarà bisogno di tutt’altra intensità: tornare a Oakland con il fattore campo a favore è sicuramente un ottimo risultato, ma basta poco per perderlo di nuovo contro una squadra come i Rockets.

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