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NBA, Andre Iguodala non recupera: niente gara-1 per l'ala di Golden State

NBA

Mauro Bevacqua

Dopo aver dovuto saltare le ultime 4 gare contro Houston, il n°9 degli Warriors resta ai box anche per il via della serie finale contro Cleveland. Salta il duello diretto con LeBron James, di cui Iguodala è sempre stato il primo marcatore: "Nessuno gioca come lui", dice coach Kerr

GOLDEN STATE-CLEVELAND GARA-1 IN DIRETTA STREAMING

OAKLAND, CALIFORNIA — Il tweet dell’ufficio PR di Golden State arriva ancora prima di mezzogiorno della vigilia di gara-1: “Andre Iguodala — che ha già saltato le ultime 4 gare della finale della Western Conference — sta facendo progressi ma il suo status attuale non gli permette di essere della partita per gara-1 delle finali NBA”. “I progressi ci sono — conferma il diretto interessato ai microfoni della stampa, pochi minuti dopo — ma più lenti di quanto speravamo. Abbiamo cercato e ottenuto pareri diversi, ma in questi casi è semplicemente il procedimento standard: ovviamente vorrei riuscire a tornare in campo il prima possibile, ma bisogna essere realisti. è facile diventare impazienti in situazioni come questa, ma se lo facessi sprecherei delle energie mentali che invece mi servono per guarire al meglio. L’aspetto mentale è molto importante in questi frangenti, lo dico per esperienza diretta perché l’ho imparato quando son dovuto restare fuori già in passato”. Un’assenza importante, quella che i campioni NBA in carica hanno dovuto sopportare nelle ultime quattro gare contro Houston e ora anche al via della serie finale: “Basti ricordare che è stato l’MVP delle finali NBA 2015”, fa notare il suo allenatore, Steve Kerr. Che attribuisce gran parte di quel premio al ruolo principale di Iguodala nei duelli contro i Cavs, quello di primo guardiano di LeBron James. “Non ci sono molti giocatori capaci di svolgere un ruolo del genere. La marcatura su LeBron è comunque sempre un compito di squadra e non di un singolo individuo — per cui KD, Draymond, Klay e Shaun Livingston se la vedranno tutti contro di lui — ma nessuno di loro gioca come Andre”. In difesa, ma anche in attacco: “Contro Houston c’è mancato il suo ruolo di point forward, la sua capacità di mettere in ordine il nostro attacco e farlo iniziare nei giusti modi”, aggiunge l’allenatore dei californiani. Lo definisce “una forza stabilizzante” anche Draymond Green, soprattutto “se parliamo della nostra tendenza a perdere qualche pallone di troppo — oltre che in difesa, ovvio”. “è il nostro collante, ha un ruolo fondamentale nella nostra squadra. Senza di lui è stata dura — ammette Shaun Livingston — ma se manca qualcuno è il momento buono per farsi avanti per qualcun altro e sia Kevon Looney che Jordan Bell hanno fatto benissimo, finora”.

L’Iguodala-pensiero

Guardare e non (poter) giocare quando arrivano le sfide attese tutta un’annata dev’essere una delle punizioni peggiori per qualsiasi giocatore che ami la competizione ai massimi livelli. Iguodala, però, cerca di prenderla con filosofia: “Pensare che potrei essere in campo ad aiutare i miei compagni è solo energia sprecata. Posso comunque farlo, anche ora, per cui il mio atteggiamento è lo stesso che se dovessi scendere in campo e voglio che i miei compagni riconoscano questo mio tipo di coinvolgimento. Nelle ultime due gare contro Houston mi sono confrontato tantissimo con coach Kerr e ho provato a dire la mia ai ragazzi della panchina, per essere certi che fossimo tutti sulla stessa lunghezza d’onda”. Anche dispensando consigli su come provare a fermare LeBron James: “Un giocatore molto cerebrale, uno capace di essere sempre una minaccia per ogni difesa, con o senza palla in mano, rendendo allo stesso tempo pericoloso ogni suo compagno di squadra. Contro di lui è fondamentale restare sempre concentrati, non rilassarsi mai, neppure un singolo possesso”. Vale anche il contrario, però, e a ricordarlo è lo stesso LeBron James, che non si tira indietro se c’è da elogiare e mostrare rispetto verso un avversario del livello di Iguodala: “Prima di tutto ha mani rapidissime, di cui non si parla mai abbastanza: ha l’abilità di reagire e trovare il pallone sia in movimento che quando stai palleggiando o raccogliendo il palleggio. Il suo atletismo gli permette di marcare giocatori di perimetro, ma resta un giocatore di 203 centimetri con grande apertura di braccia che l’esperienza nella lega ha solo reso migliore con gli anni. Atletico però lo è sempre stato, fin dai tempi del college ad Arizona, quando — racconta LeBron, che si diverte ad aggiungere un retroscena particolare — apprezzavo moltissimo il suo gioco. Ricordo che al Draft quell'anno noi avevamo la scelta appena prima di Philadelphia: con la n°8 abbiamo preso Luke Jackson da Oregon e lui è andato ai Sixers con la n°9. Avevo sperato potesse essere lui la nostra scelta”. Invece è costretto a ritrovarselo ancora una volta da avversario — anche se non in gara-1, in un duello mancato che però non mancherà presto di riproporsi: “I numeri dicono che sono il miglior difensore su LeBron?”, chiude lo stesso Iguodala. “Rispondo citando uno dei miei rapper preferiti, Joe Budden, quando dice che ‘i numeri mentono sempre’. Non si può sempre credere ai numeri”.

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