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NBA, la serata da record di Steph Curry: 9 triple a segno, battuto il primato di Ray Allen

NBA

Mauro Bevacqua

Il n°30 degli Warriors chiude con 9/17 dall'arco stabilendo il nuovo primato di canestri da tre punti per una gara di finale NBA, superando le 8 triple messe a segno da Ray Allen nel 2010: "Steph è così: sa come spaccare in due una partita", dice Draymond Green

OAKLAND, CALIFORNIA — Non ne ha segnata una, non due o tre, ma nove — totale che gli ha permesso di stabilire un nuovo record per le finali NBA, avendo battuto il primato di 8 appartenuto fino a oggi a Ray Allen (ottenuto nelle finali perse da Boston nel 2010 contro i Lakers). Ma dei nove canestri da tre mandati a segno da Steph Curry nella seconda gara della serie, uno ha lasciato il segno più di tutti: “Credo che per tutti sia quella in cui mancavano 7 secondi per andare al tiro e non so perché Steph continuava a indietreggiare invece che avvicinarsi al canestro”, racconta divertito Klay Thompson, con Curry al suo fianco al tavolo della conferenza stampa. “Poi si è girato, ha lasciato andare il pallone, pensavo non avesse neppure una chance di entrare e invece… nothing but net, solo rete: è stato il colpo di grazia, ci ha dato l’inerzia di cui avevamo bisogno e un vantaggio di 14 punti, se non sbaglio”. Visto che il suo compagno di backcourt — l’altro “Splash Brother” — non capisce la dinamica del suo canestro più folle, è lo stesso Curry che prova a spiegarla: “Stavo cercando di ottenere un po’ di spazio. All’inizio ero convinto di avere un sottomano ma poi ho perso il pallone per un momento e allora ho dovuto riconsiderare dov’era la difesa rispetto a me. Kevin Love mi era addosso. Ho rischiato di nuovo di perdere il pallone in palleggio per cui l’unico modo di riuscire a tirare era quello di allontanarmi ancora dal canestro. Non c’è un singolo tiro che prima o poi non ho provato, per cui in quel momento lasciar andare il pallone mi è sembrata l’unica possibilità e grazie a Dio ho segnato. Gran bel momento, anche perché ci ha permesso di allungare sui Cavs”, dal 100-89 Warriors al 103-89, con meno di otto minuti da giocare nell’ultimo quarto. “Non dico che son rimasto sorpreso, ormai non mi sorprende più nulla di Steph, uno che ci ha abituati a prendersi e mettere tiri importanti, e prendersi e mettere tiri difficili — dice Draymond Green — ma in effetti quello contro Love mi ha lasciato abbastanza senza parole. Steph è così, sa spaccare in due una partita, sa mettere i canestri che chiudono i conti. Quando è in serate come queste ci sono solo due regole da seguire: la prima è dargli la palla e levarsi di torno; la seconda, nel caso di recapiti un passaggio, è di ridargliela indietro immediatamente”.

Un record non cercato

Al suo allenatore Steve Kerr viene chiesto di commentare come si fa a fermare Steph Curry in serate come questa: “Non ne ho la più pallida idea, fortunatamente non ho mai giocato né allenato contro di lui, non è una domanda che dovete fare a me”, scherza. Poi, più serio, aggiunge: “Ha giocato una gara fantastica. Difficile ricordarsi tutte le sue grandi prestazioni ma questa è tra le migliori: non solo le 9 triple, ma il fatto che ha segnato canestri importanti importanti ogni volta che ne avevamo bisogno”. “Io non sapevo che fossero nove, non ero certo al corrente che fosse un record NBA — conferma Draymond Green — ma quando ha partite come questa si capisce tutto dallo sguardo sulle facce degli avversari, quando segna canestri su canestri, un colpo mortale dopo l’altro. Magari hanno anche difeso bene, e lui gli segna un canestro in faccia. L’effetto che fa sulle difese avversarie non può passare inosservato”. Come accaduto con le due triple a bersaglio su possessi consecutivi — l’ultima per dare un vantaggio 96-83 ai suoi — dopo che LeBron James ne aveva mandata a bersaglio una cercando di far avvicinare i Cavs (sul -7, 90-83, in apertura di quarto periodo): “Vero, è stato sicuramente un momento importante”, conferma Curry, che chiude dando la sua versione di una serata destinata a entrare nei libri di storia della NBA: “Non è che scendo in campo pensando di stabilire il record per triple segnate in una gara di finale NBA — racconta — ma ho sempre pensato che sono cose che possono succedere quando da parte mia faccio tutto il lavoro che devo fare perché un risultato del genere possa avversarsi”. E domenica 3 giugno 2018, in gara-2 delle finali NBA, si è avverato: ora Steph Curry detiene un primato in più nel libro dei record NBA.

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