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NBA Finals, l’incredibile gara-2 difensiva di Draymond Green

NBA

Francesco Andrianopoli

L'ala dei Golden State Warriors nel secondo episodio della serie finale ha dato sfoggio di tutta la sua versatilità difensiva, marcando indifferentemente tutti gli avversari. La sua difesa aggressiva su LeBron James, in particolare, ha fatto la differenza nel rallentare il giocatore più pericoloso in campo

Gara-2 delle NBA Finals 2018 resterà nella storia per la prestazione soprannaturale al tiro di Steph Curry, che ha impreziosito il suo curriculum con un’altra gara impossibile da dimenticare. Leggendo in filigrana la partita, però, non si può non valorizzare anche l’aspetto difensivo della sfida, che quando si parla dei Golden State Warriors rischia sempre di essere offuscato da quello che succede nell’altra metà campo.

Gli Warriors, in una classica mossa Kansas City, ti costringono a guardare da una parte, attirano la tua attenzione sul loro gioco offensivo sfavillante, sulle giocate di Curry, Kevin Durant e Klay Thompson; e mentre sei concentrato su quell’aspetto del gioco, dall’altro lato del campo c’è qualcuno che ti spezza l’osso del collo.

Quel qualcuno è Draymond Green, il vero padrone della difesa dei campioni in carica, che il suo allenatore Steve Kerr definisce “probabilmente il miglior difensore che io abbia mai visto”: e forse è solo una frase ad effetto (visti gli ex compagni di squadra che il coach può vantare, da Michael Jordan a Scottie Pippen, da Dennis Rodman a Tim Duncan e Davis Robinson), ma la realtà è che “Dray” per questa difesa è tutto.

Per Golden State lui rappresenta al tempo stesso il miglior difensore sugli esterni, il miglior rim protector, il “regista” che dirige i compagni nei cambi e nelle rotazioni, e l’unico giocatore autorizzato ad improvvisare e cambiare la strategia di squadra in corsa se vede qualcosa che può sfruttare a suo vantaggio.

Gara-2, se si riesce a non restare abbagliati dalle triple di Curry, ha mostrato un microcosmo di tutto questo, un vero e proprio spettacolo di versatilità difensiva.

In questa clip Green ruota su George Hill, ritorna su Kevin Love (il cui taglio non era stato seguito da Curry e su cui JaVale McGee stava reagendo pigramente), si rimette in moto in una frazione di secondo quando si rende conto che il destinatario del pallone è proprio George Hill ed esce con un tempismo e una velocità da andare non solo a contestare, ma a stoppare il tiro da tre. Nei 24 secondi ha percorso più metri di qualsiasi altro giocatore in campo e ha cancellato praticamente da solo un’intera azione avversaria.

Ti trovi uno contro due, in contropiede; da una parte ci sei tu, dall’altra LeBron James lanciato a tutta velocità, con il pallone in mano, e Tristan Thompson su una comoda corsia per un alley-oop. Sarebbe una situazione disperata per chiunque, ma Dray in questi casi è perfettamente a suo agio: non si scompone, arretra ballando sulle punte e riuscendo a coprire contemporaneamente la linea tra James e il canestro e quella di passaggio verso Thompson; quando infine LeBron decide per il tiro, Dray salta con tempismo perfetto, contesta la conclusione e forza un errore.

Potrebbe bastare anche così, ma già che c’è Green recupera anche il rimbalzo e apre il contropiede, e dall’altra parte sono due per McGee in un facile 5 contro 4: da un canestro subito pressoché certo a un canestro segnato dall’altra parte, una giocata difensiva che per Golden State vale un delta di 4 punti in una manciata di secondi.

Nel primo tempo di gara-2 LeBron è stato affidato solitamente a Durant, con Green libero di andare ad aiutare a suo piacimento, difendere il canestro e coprire eventuali buchi nelle rotazioni. Quando la partita si è avvicinata ai suoi momenti decisivi, però, coach Steve Kerr gli ha affidato invece un ruolo più “canonico” di marcatura fissa sul Re.

È inutile girarci intorno, Draymond è forse l’unico giocatore al mondo in grado di contenere LBJ in marcatura singola insieme a Kawhi Leonard, e il secondo tempo di questa partita lo ha dimostrato; in questa clip James non riesce a prendere nemmeno un centimetro di fronte al velocissimo gioco di piedi del suo avversario, e rischia anche di perdere il possesso quando le mani sempre attive di Dray gli sporcano il pallone. A quel punto è quasi costretto a chiamare un blocco per poter approfittare del cambio difensivo e affrontare un difensore più morbido come Curry, tornando a respirare.

Situazione analoga alla precedente, con Green che molesta LeBron già sulla linea di metà campo, ma questa volta il Prescelto non ne vuole sapere e chiama subito un blocco alto per liberarsene: nello sviluppo dell’azione, Green si trova accoppiato a George Hill sull’ala, in una posizione di campo in cui l’angolo per l’aiuto non è ideale, e infatti al momento della penetrazione di LBJ si trova ad essere in ritardo di una frazione di secondo, concedendo un facile scarico a Tristan Thompson.

Guardate il punteggio e il pubblico: gli Warriors a questo punto sono sopra di 14, e l’Oracle Arena è in fibrillazione, in totale estasi mistica; nel minuto scarso intercorso tra la precedente clip e questa, Steph Curry ha segnato quella incomprensibile, incommentabile, indescrivibile tripla all’ultimo secondo tirata mentre praticamente correva all’indietro.

Quella giocata è stata una mazzata emotiva da cui non si può recuperare: a prescindere dal punteggio, i Cavs non ne hanno palesemente più, e la partita è praticamente già finita, quindi prendersi una pausa difensiva ci starebbe anche, sarebbe umanamente comprensibile. E invece no.

Green, ancora una volta, non concede nulla a LeBron, lo costringe a chiamare un blocco alto e quindi si trova nuovamente in una posizione di campo simile alla precedente, in cui non può avere il controllo totale della situazione.

Questa volta però non ci sta, ordina istantaneamente a Durant di spostarsi a coprire il suo uomo, mentre lui va a pattugliare la linea di fondo, in posizione ideale sia per difendere il ferro che per uscire sul perimetro. Il che è esattamente quello che succede: James chiude il palleggio e Dray mette una mano sul suo passaggio in angolo.

L’ultima clip è un cammeo, un preziosismo, un piccolo gioiello avulso dal contesto della partita, ma forse per questo ancora più inestimabile. Se nella clip precedente la partita era sostanzialmente finita, in questo momento la si può considerare conclusa a tutti gli effetti, tanto che nel possesso successivo coach Tyronn Lue svuoterà la sua panchina ufficializzando la resa. È un possesso che non ha più alcun peso nell’esito della gara, un banale isolamento al gomito per lasciare a James l’ultimo tiro prima dei titoli di coda.

E invece no, perché Dray non vuole concedere nulla in questa partita, nemmeno a giochi già conclusi: quando LBJ va a sinistra con la sua partenza solitamente irresistibile, Dray assorbe la prima spallata del dolosso di Akron, resta sempre tra lui e il ferro con uno scivolamento di piedi ineccepibile va a contestargli il tiro con il solito tempismo. Il tiro non si avvicina neppure al ferro.

Draymond Green è un giocatore abrasivo, divisivo, talvolta (inutile nasconderlo) platealmente scorretto, sempre sopra le righe; ma è anche uno straordinario campione, probabilmente uno dei giocatori più versatili di tutti i tempi, ed è sempre utile segnalarne la grandezza e il suo ruolo insostituibile, forse ancora non celebrato a sufficienza, all’interno di una squadra che gronda talento offensivo come Golden State.

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