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NBA Finals, l'associazione degli arbitri twitterà in diretta durante gara-3

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L'account ufficiale degli arbitri ha fatto sapere che si unirà alla conversazione durante gara-3 di questa notte: una scelta rischiosa per le potenziali conseguenze, ma che va nella direzione di una maggiore trasparenza da parte dei fischietti, mai al centro delle polemiche come in questa stagione

Solamente qualche giorno fa LeBron James ammoniva chiunque sull’uso dei social network, sottolineando come potessero avere un effetto negativo su chi non sapeva gestirli. “Se scegli di far parte del mondo dei social ma alla fine le critiche e i commenti ti infastidiscono, allora forse dovresti semplicemente cancellare tutti i tuoi profili e togliere le applicazioni dal tuo telefono” è stato il consiglio del Re a tutte le persone all’ascolto. Gli arbitri della NBA, però, evidentemente pensano di poter reggere la pressione e per gara-3 hanno in mente qualcosa di mai visto: buttarsi nella morsa di Twitter durante una partita di finale. Come scritto sull’account ufficiale dell’associazione arbitri (@OfficialNBARefs), i fischietti twitteranno in diretta durante il corso della partita di questa notte, reagendo e rispondendo in tempo reale a quelli che utilizzeranno l’hashtag #RefWatchParty. Un esperimento sicuramente interessante specialmente durante questa serie, visto che le decisioni degli arbitri sono state al centro delle discussioni specialmente dopo gara-1, ma che proprio per questo fa nascere delle domande: come reagiranno le persone dietro all’account nel caso in cui arrivi su di loro una vagonata di critiche, insulti e accuse per un fischio sbagliato da una parte o dall’altra? E come reagirà la NBA – che, è bene ricordare, è un’entità separata rispetto agli arbitri, come ben si è potuto vedere nel corso di questa stagione – nel caso in cui l’account si rivelasse inadeguato a ricevere una mole di insulti social? “L’arbitraggio della NBA è una questione di eccellenza, non di perfezione” ha detto dopo gara-1 il capo dei fischietti, il neo ritirato Monty McCutchen in un bel pezzo di ESPN. “Quando c’è una mancanza di civiltà, allora ogni cosa diventa un dogma, nel senso che ‘Io ho ragione e tu hai torto’. E questo è ciò che succede con la cultura di Internet, in cui si è molto più interessati ai dogmi che alla discussione. Dal mio punto di vista, fino a quando sarò parte della leadership di questo gruppo, voglio che ci sia più discussione che dogmi”.

Cercare di difendersi in pubblico: l’obiettivo ambizioso degli arbitri

D’altronde gli arbitri sono abituati a “convivere” con i propri errori, anche perché alla fine di ogni partita devono compilare una sorta di questionario di “autovalutazione” su tutte le chiamate controverse che hanno fatto. Al contrario, agli arbitri solitamente non viene concesso di difendersi in pubblico, se non in rare occasioni in cui – su richiesta della stampa – possono rispondere a domande sulle chiamate effettuate. Chissà se questa idea di fare il live-tweeting delle partite non possa permettere ai colleghi dietro uno schermo di difendere le decisioni degli arbitri, dando al pubblico anche un punto di vista diverso rispetto a quello che normalmente gira sul social network durante le partite. “Bisogna convivere con le proprie imperfezioni: per me, e penso anche per altri arbitri, si crea un nodo nello stomaco [quando si sbaglia una chiamata, ndr]. Rimane una piccola cicatrice ogni volta” ha detto McCutchen, che ha già avuto il suo bel da fare nel portare in porto una delle stagioni più controverse della storia recente NBA. Il rapporto tra i fischietti e i giocatori, o tra i fischietti e gli allenatori, è sembrato sempre più teso, complice un ricambio generazionale tra i grigi. Chissà che sapere cosa c’è dietro una certa chiamata non possa aiutare anche le persone a casa a capire di più quanto sia difficile il lavoro degli arbitri in campo.

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