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NBA, vincitori e perdenti del mercato in ottica fantabasket

NBA

Il mercato NBA non cambia solo gli equilibri in campo, ma anche quelli dei fanta-allenatori: andiamo alla scoperta di quali giocatori avranno maggiori possibilità di produrre cifre e quali invece le vedranno diminuite a seguito dei movimenti dei free agent

TUTTE LE FIRME DEI FREE AGENT - I GIOCATORI ANCORA SENZA CONTRATTO

Parallelamente a ciò che succede in campo, per gli appassionati di NBA è sempre divertente seguire la lega anche attraverso le proprie leghe di “fantabasket”, cercando di prevedere come i trasferimenti dei giocatori possano avere un impatto anche per le proprie fanta-squadre. Per questo immaginiamo che anche molti di voi, oltre a seguire il mercato per conoscere le decisioni dei vari LeBron James, Paul George e DeMarcus Cousins, abbiano tenuto d’occhio le scelte dei free agent anche per le vostre squadre di fantabasket, immaginandovi come possano rendere i giocatori nei nuovi contesti che sono venuti a crearsi in NBA. Per alcuni il cambiamento può essere arrivato trasferendosi in una nuova squadra; per altri invece può essere l’addio di un “big” a cambiare il proprio ruolo nel roster, così come per alcuni giocatori l’arrivo di un nuovo compagno “ingombrante” può togliere palloni e quindi opportunità di ammassare statistiche. Infine, è sempre interessante cercare di immaginarsi quali rookie potranno avere maggiori opportunità di mettersi in mostra, sia partendo in quintetto che uscendo dalla panchina. Prima di individuare chi sono i “vincitori” e i “perdenti” in ottica fantabasket, è sempre bene ricordare che ogni fantasy game è diverso dall’altro in base alle regole e alle statistiche che vengono utilizzate, e che giocatori che sono interessantissimi per certi contesti possono essere dannosi in un altro. Basti pensare a quelle leghe in cui contano le palle perse e quelle in cui non vengono considerate, oppure quelle che si basano sulle produzioni dei giocatori per minuto giocato e non sulle statistiche finali del tabellino. Qui cercheremo di dare le indicazioni più “basiche” possibili, prendendo in considerazione le possibili produzioni dei giocatori nelle otto statistiche classiche (punti, rimbalzi, assist, recuperi, stoppate, percentuali dal campo, percentuali ai liberi e triple segnate) in una lega con scontri testa-a-testa. Sarete poi voi ad adattarle in base alle regole delle vostre leghe.

Vincitori: il ritorno di “Minnesota Kevin Love”

Il passaggio di LeBron James ai Los Angeles Lakers non ha solamente spostato gli equilibri delle due conference, ma ha anche avuto l’effetto di lasciare un buco enorme nei Cleveland Cavaliers. Quando si ragiona in ottica di fantabasket è sempre bene tenere a mente la statistica dello Usage Rate, ovverosia la quantità di possessi che un giocatore “utilizza” mentre è in campo (e quindi la possibilità di mettere su cifre nel tabellino). James era ovviamente il dominatore assoluto del pallone mentre era ai Cavs, sia per necessità che per il suo enorme talento, ma ora il suo 31.6% di Usage dovrà necessariamente essere coperto da altri. Il principale candidato a farlo è sicuramente Kevin Love, che da unico All-Star rimasto in quintetto avrà a disposizione la maggior parte dei tiri per cercare di tenere a galla i Cavs in attacco. Prima di passare a Cleveland aveva vissuto una stagione mostruosa ai T’Wolves, chiudendo l’annata con 26 punti, 12.5 rimbalzi, 4.4 assist, 2.5 triple e percentuali ottime dal campo e ai liberi. Love ovviamente è quattro anni più vecchio e nel corso di questo periodo ha modificato moltissimo il suo gioco, ma dovrebbe tornare a essere uno dei lunghi più ambiti in sede di fantabasket — sempre che non venga scambiato prima dell’inizio della stagione — anche perché potrà diventare free agent nell’estate del 2019.

Randle e Payton, la nuova coppia “di supporto” a New Orleans

Il concetto di “contract year” di un giocatore è un altro da tenere sempre bene in mente in ottica fantabasket: davanti alla necessità di garantirsi un nuovo contratto a fine anno, i giocatori della NBA tendono a cercare di massimizzare il più possibile le proprie statistiche, così da avere maggiore potere contrattuale con le varie franchigie in sede di contrattazione. I tanti contratti annuali firmati nel corso di questa free agency per via del poco spazio salariale presente porteranno molti giocatori a “pompare” il più possibile le proprie cifre in modo da assicurarsi un accordo a lungo termine, specialmente se sono giovani e non hanno ancora firmato un “contrattone” da decine di milioni di dollari. È il caso in particolare di Julius Randle e di Elfrid Payton, che a New Orleans avranno la possibilità di avere grosso impatto sui Pelicans: gli addii di due “mangiapalloni” come Cousins e Rajon Rondo aprono loro la possibilità di farsi notare al fianco di Anthony Davis e Jrue Holiday, due stelle che non si fanno grossi problemi a lasciare che anche gli altri creino dal palleggio. Sia Randle (che ha una player option per il prossimo anno) che Payton (che ha scommesso su se stesso firmando un annuale al minimo, nonché tagliandosi i capelli) avranno le chance per ammassare statistiche flirtando con le triple doppie: teneteli bene in considerazione, anche al netto delle loro limitazioni al tiro.

Centri alla riscossa: Jordan, Howard e Lopez

Contrariamente a quanto accade nella posizione di ala piccola, dove il talento è altissimo nelle prime posizioni e scarseggiante nel resto del gruppo, tra i centri si possono trovare buoni giocatori anche molto in fondo in fase di Draft, sempre considerando le limitazioni di alcuni di essi. Nel caso di DeAndre Jordan e Dwight Howard il limite è quello dei tiri liberi, visto che entrambi possono affossare la categoria praticamente da soli, ma nei nuovi contesti di Dallas e di Washington possono avere un impatto soddisfacente se presi in condizioni favorevoli. In due sistemi offensivi basati fortemente sull’uso del pick and roll, il primo può sfruttare la presenza contemporanea di Dennis Smith Jr. e di Luka Doncic (oltre alle spaziature date da Dirk Nowitzki, se mai i due saranno in campo insieme), mentre il secondo si ritrova accoppiato con uno dei migliori interpreti della situazione tecnica in John Wall (anche se il fit caratteriale è tutto da vedere). Entrambi dovrebbero catturare rimbalzi su rimbalzi anche perché i compagni non ne hanno necessariamente bisogno, e per questo potrebbero rappresentare un buon affare per le vostre fanta-squadre. Di rimbalzi ne catturerà pochi come sempre Brook Lopez, ma anche lui può essere una buona opzione a basso costo: i Bucks hanno bisogno delle sue doti di tiro (1.5 triple a partita) per aprire il campo a Giannis Antetokounmpo, e per questo potrebbe assicurarsi un minutaggio superiore a quello dei suoi rivali principali John Henson e Thon Maker, che fino ad ora non hanno convinto.

Rookies pronti a stupire: Ayton, Doncic e gli altri

Quando si costruisce una squadra di fantabasket, è sempre divertente cercare di prevedere l’impatto dei rookie nella loro prima stagione in NBA. È sempre meglio andarci molto cauti perché l’adattamento al livello più alto del mondo, oltre che ai rigori di una stagione da 82 partite, può essere molto difficoltoso. Per questo è sempre bene soppesare diversi fattori per valutare le loro possibilità di successo: quanto le squadre hanno bisogno di puntarci (concedendo loro quindi maggiore minutaggio, anche al costo di vedergli fare degli errori e perdere delle partite), quanta concorrenza hanno nel loro ruolo specifico (perché a pochi veterani piace perdere minutaggio in favore dei giovani) e quanto sono “NBA-ready” (cioè pronti tecnicamente e fisicamente ad avere subito impatto). Alla fine di tutto questo, bisogna sempre immaginarsi quanto possano essere in corsa per il premio di rookie dell’anno, che porta a “pompare” le statistiche — specialmente nel finale di stagione — nel tentativo di convincere i votanti. Considerando tutte queste casistiche, i rookie che potrebbero avere buoni risultati in termini di fantabasket sono Deandre Ayton (possibile doppia-doppia di media già al primo anno, anche perché avrà pochissima concorrenza nel ruolo), Marvin Bagley (il più pronto ad ammassare cifre in una squadra che vincerà poco come i Sacramento Kings), Luka Doncic (perfetto per il sistema di Rick Carlisle a Dallas), Jaren Jackson Jr. (che ha bisogno di poco per avere impatto, e a livello di stoppate può essere un grande affare) e Kevin Knox (che a New York nella posizione di 4 ha strada libera per prendersi molti minuti, complice l’infortunio di Kristaps Porzingis).

I perdenti del mercato: Cousins, i Lakers e le riserve

Il mercato però non crea solo situazioni positive, ma ha anche effetti negativi sulle produzioni statistiche dei giocatori. Nel caso di DeMarcus Cousins, infatti, conviene prenderla con molta calma: il suo infortunio al tendine d’Achille avrebbe suggerito un approccio cauto già di per sé (non rientrerà prima di dicembre-gennaio), ma se ad esso si aggiunge il fatto che si unirà a una squadra in cui i palloni saranno limitati come i Golden State Warriors, si capisce bene che il suo è uno dei nomi con meno valore della lega — almeno per il livello da cui partiva, ovverosia uno dei migliori lunghi del fantabasket per produzione e versatilità. Meglio puntare su altro, almeno a inizio stagione.

Altri due giocatori che vedranno probabilmente la propria produzione calare — o meglio, non progredire come ci si sarebbe potuti aspettare — sono Brandon Ingram e Lonzo Ball, che con l’arrivo di LeBron James e di Rajon Rondo avranno meno palloni a disposizione per mettere su cifre interessanti. Le percentuali e l’efficienza generale del loro gioco potrebbero salire, ma di sicuro non saranno i giocatori con 20 punti (Ingram) e 10 assist (Ball) nelle mani che promettevano di essere senza l’arrivo del Re e di Rondo, oltre che con l’addio di Randle. 

Ci sono poi giocatori che fino allo scorso anno avevano avuto un impatto statistico interessante poiché titolari in squadre pessime, ma che da questa stagione per un motivo o per un altro usciranno dalla panchina e avranno quindi meno opportunità. È il caso di Tyreke Evans, che complice l’infortunio di Mike Conley aveva vissuto una stagione eccellente ai Memphis Grizzlies ma che agli Indiana Pacers avrà meno possibilità, e di Dennis Schröder, che ormai vive da separato in casa agli Atlanta Hawks e si è visto arrivare nel suo ruolo tanto Trae Young quanto Jeremy Lin. Un caso un po’ diverso è invece quello di Nikola Mirotic, che a Chicago era andato bene e a New Orleans ha avuto una buona produzione, ma che con l’arrivo di Juliur Randle vedrà probabilmente calare il suo minutaggio e il suo numero di tiri. 

Infine, ultimo capitolo dedicato ai rookie non citati in precedenza: conviene andarci con le molle nei casi di Trae Young (tanta concorrenza nel ruolo e un adattamento agli standard NBA non immediato), Mohamed Bamba (poche opportunità offensive ad Orlando e più che probabili problemi di falli) e Wendell Carter (chiuso da Robin Lopez nel ruolo e pieno di realizzatori come LaVine, Parker e Markkanen attorno a Chicago), giusto per rimanere tra quelli scelti in cima al Draft. Discorso diverso per Collin Sexton, che a Cleveland avrà molti palloni per le mani, ma non sembra pronto a farne un buon uso al suo primo anno di NBA, mentre il resto del Draft sembra destinato ad avere un ruolo di supporto — almeno al primo anno — con poco potenziale in termini di fantabasket.