31 luglio 2018

NBA, il progetto più importante della carriera di LeBron James: apre la sua scuola pubblica

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Ad Akron è stata inaugurata la "I Promise School", nata dalla collaborazione tra la LeBron James Family Foundation e le scuole pubbliche della sua città natale. 240 studenti di terza e quarta elementare verranno accompagnati nel loro percorso scolastico fino al diploma e poi alla laurea. "È il momento più importante della mia carriera" ha commentato James. La conferenza stampa è stata trasmessa anche sul nuovo canale Sky Sport NBA

Nei suoi 15 anni di carriera LeBron James ha raggiunto risultati e riconoscimenti che, anche mettendo insieme due o tre stelle della NBA, non si riuscirebbero a pareggiare. Eppure quando un giorno racconteremo per interezza la sua storia non si potrà che passare dal 30 luglio 2018, una giornata che lui stesso ha definito come “il più importante di tutta la mia vita”. Ieri, infatti è stata aperta la “I Promise School” ad Akron, Ohio, la sua città natale, presentata al mondo con una conferenza stampa in cui lo stesso Re è stato protagonista. Non il “classico” evento di beneficienza, ma un progetto a lungo termine destinato a cambiare la vita di ragazzi a rischio dei sobborghi di Akron – esattamente come lo era lo stesso James, che quando aveva 9 anni aveva saltato più di 80 giorni di scuola sui 180 dell’anno scolastico. “Era una sfida anche mentale: avevo 7 o 8 anni eppure avevo già delle responsabilità e dello stress, e nessun ragazzino di quell’età dovrebbe essere stressato” ha raccontato LeBron in una lunga intervista con Rachel Nichols di ESPN. “Io ero uno di quei bambini, perciò so esattamente cosa stanno passando. Frequentavo una scuola dall’altra parte della città e non c’era modo di poterla raggiungere al tempo: non avevamo una macchina, il bus non passava vicino a casa mia, perciò non potevo frequentare e ho saltato quasi metà anno scolastico anche se, a sentire gli insegnanti, ero uno dei migliori in classe. Ma per me era una sorpresa andare a scuola, non la normalità: ogni giorno mi svegliavo e avevo un sacco di tempo in cui non facevo nulla. Non avevo parenti, nessuno con cui stare: tante giornate vuote e nessun progetto per li futuro. Questa scuola permetterà che non succederà più: quando avremo le statistiche tra diversi anni vedremo che molti di loro saranno riusciti ad andare al college o ad aprire le loro aziende, restituendo alla comunità ciò che hanno ricevuto. E sarà motivo di grande orgoglio per tutti noi. Vogliamo solo il meglio per questi ragazzi: per questo il progetto vuol dire così tanto per me”.

Il progetto della LeBron James Family Foundation in collaborazione con la Akron Public Schools ha infatti permesso l’apertura di una scuola pubblica per aiutare i ragazzi a rischio, aprendo le porte a 240 studenti di età paragonabile alla terza e la quarta elementare italiana. Il programma, però, è di ospitare tutte le classe con il passare degli anni, accompagnando gli studenti fino all’università, permettendo – grazie a una partnership con la University of Akron – di dare un’educazione di alto livello ai ragazzi più meritevoli. Gli studenti verranno seguiti a tempo pieno dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio, con un anno scolastico più lungo rispetto a quello di una normale scuola pubblica, e a tutti verranno dati colazione, pasti e snack per fare in modo che nessuno abbia fame, e anche una bicicletta per poter raggiungere autonomamente il complesso scolastico. “Riempire il corpo tiene la mente attenta: quando ero bambino, la mia attenzione durava pochissimo. Per questo è fondamentale tenerli sotto le nostre attenzioni e supporto, dare loro una guida, un obiettivo e un criterio da seguire per non essere stressati. Vogliamo creare un ambiente familiare e non di lavoro: non importa cosa succeda, bisogna avere attorno del supporto per potere avere successo nella vita. Io ci sono riuscito perché, anche prima di giocare a pallacanestro e anche quando non mi interessava molto della scuola, delle persone si sono prese cura di me e mi hanno aiutato a darmi una struttura: se non avessi avuto quelle famiglie ad aiutarmi, non sarei mai diventato il giocatore che sono oggi e, soprattutto, uno che può dare indietro qualcosa alla sua comunità”.

L’apertura della scuola arriva però in un momento molto particolare della sua vita, visto che poco meno di un mese fa ha annunciato il suo passaggio ai Los Angeles Lakers, trasferendosi quindi sulla costa Ovest. “È un momento agrodolce essere qui nella scuola che sto aprendo con questi bambini e con questa comunità. Allo stesso tempo però mi sto anche trasferendo dall’altra parte del paese, perché oggi sono un giocatore dei Lakers. È sempre difficile lasciare casa o un’organizzazione di cui sei stato parte per anni. È stata dura la prima volta quando sono andato a Miami ed è ancora più dura ora che lascio Cleveland di nuovo, ma è la miglior decisione per me e per la mia famiglia, e per questo penso che entrambe le parti siano grate per i momenti e il tempo che abbiamo passato insieme. Non importa dove io giochi: Akron e l’Ohio saranno sempre la mia casa”.

Ovunque si trovi, però, l’obiettivo di James è sempre quello di sfruttare la sua popolarità per dare una voce a chi non ce l’ha, prendendo le difese di chi non può farlo da solo: “Io ho una voce che viene ascoltata e una piattaforma per poter fare delle cose: ci sono tanti ragazzini e adulti che hanno bisogno di una guida, di qualcuno che li aiuti quanto la loro voce non è così potente” ha spiegato James. “Quando vedi qualcosa di ingiusto, o di sbagliato, o che divide il nostro paese, allora sento che la mia voce possa fare la differenza, specialmente arrivando dal mondo dello sport. Senza lo sport tutti noi oggi non ci troveremmo qui. Lo sport ferma il razzismo, perché ogni razza si unisce per lottare per un obiettivo comune, che sia vincere, divertirsi, creare amicizie o altro. Usando la mia voce per farmi ascoltare dai giovani è una cosa che mi appassiona, perché lo sport è il mezzo ideale per unire le persone”. Parole da politico consumato prima ancora che da atleta, ma per il momento qualsiasi futuro sulla scena pubblica è da escludere: “Potrei continuare ad allenare i miei figli per un po’: la mia squadra di AAU ha fatto due tornei e li ha vinti entrambi. Direi che siamo messi bene” ha detto con un sorriso.

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