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NBA, J.R. Smith e l'errore di gara-1 contro gli Warriors: "Sbaglia chiunque, poteva succedere a tutti"

NBA

Il giocatore dei Cavs torna a parlare del pasticcio contro Golden State a distanza di mesi, felice del fatto che quell'errore non riuscirà a scalfirlo: "Io e LeBron siamo fratelli: qualsiasi commento non cambierà mai le cose tra noi"

LE PEGGIORI FESSERIE FATTE DA J.R. SMITH

FOLLIA DI J.R. SMITH: TUTTE LE REAZIONI

“Ho fatto casino talmente tante volte nella mia vita che non posso fermarmi e diventare matto ragionando soltanto su un episodio”. Una frase che suonerebbe ipocrita se pronunciata da molti, ma non da J.R. Smith che nella vita di avventure (non sempre a lieto fine) ha dovuto affrontarne molte. Per quello la clamorosa dimenticanza di gara-1 alle Finals contro Golden State può tranquillamente essere considerato un errore “come altri”: “È stata molto dura, ma la situazione non era poi molto diversa dopo gara-2, gara-3 o nell’ultima sfida dell’anno. Non è che quelle sconfitte siano state più facili da digerire soltanto perché non ho commesso errori così clamorosi. Tutti sbagliamo e ho sentito da subito il supporto di tutta la squadra. Anche parlando con lo staff ho percepito la loro fiducia al 100%. Il ragionamento era: ok, non hai tirato, ma cosa sarebbe successo se non avessi preso neanche il rimbalzo d’attacco? Cosa? Ci saremmo trovati nella stessa situazione. Così come se avessi sbagliato il tiro. Insomma, è uno di quegli errori che capitano. Le persone passano il loro tempo a commetterne”. La sua reazione immediata è stata quella di immergersi nel lavoro, di dimenticare standosene sul parquet, come racconta il suo trainer Chris Brickley: “Questa estate è stato di gran lunga il periodo in cui è rimasto di più in palestra: ci siamo ritrovati alle 7 di mattina nonostante fosse estate, altre volte siamo rimasti in campo anche a mezzanotte. Abbiamo fatto davvero un sacco di lavoro. Lo conosco da dieci anni e non lo avevo mai visto concentrarsi così tanto sul suo gioco: essere sul parquet è chiaramente il luogo dove trova la sua pace dei sensi, lo si capisce guardandolo in faccia. È sempre stato molto attento, ma quella situazione lo ha reso particolarmente determinato”. Il nodo cruciale da sciogliere era soprattutto quello con LeBron James, stizzito più d chiunque altro per quella scelta scellerata che aveva reso vani i 51 punti segnati in quella Gara-1: "So che tipo di amicizia ci lega, conosco i sentimenti e l’affetto che proviamo l’uno all’altro. Evitiamo che le chiacchiere influenzino il nostro rapporto, non c'è mai stato nessun problema tra noi [i due si conoscono da quando avevano 15 anni, ndr]. Gli voglio bene, è un mio fratello. Farei di tutto per lui e so che questo è reciproco. Non è cambiato nulla dopo quel dannato errore".

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