26 novembre 2018

NBA, Leonard risponde a Popovich: "Non sono un leader? Mi viene da ridere"

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Dopo le accuse di scarsa leadership da parte di coach Popovich, l'ex stella dei San Antonio Spurs ha risposto per le rime: "Mi fa sorridere, una volta che smetti di giocare loro si dimenticano di come sei in grado di guidare gli altri...". E intanto arriva il primo tecnico in carriera

LE PAROLE DI POPOVICH: "LEONARD GRANDE GIOCATORE, NON UN LEADER"

Più che per le loro parole, i San Antonio Spurs e Kawhi Leonard erano sempre stati noti per i loro silenzi. Per questo fanno ancora più rumore le dichiarazioni che stanno rimbalzando dal Texas fino in Canada, dove oggi Leonard con i suoi Toronto Raptors siede al primo posto della Eastern Conference con il miglior record della lega. Alle "accuse" di Gregg Popovich – che ieri ha definito il suo ex pupillo "un grande giocatore, ma non un leader" – il numero 2 dei Raptors ha risposto in maniera decisa: "Sì, ho sentito cosa ha detto. Mi fa sorridere perché, anche se non so se sta parlando dell’anno scorso oppure no, immagino che una volta che smetti di giocare loro si dimenticano di come sei in grado di guidare gli altri. Ma non mi importa: sono qui con i Raptors, sono concentrato su questa stagione e non su quello che accade dall’altra parte". Parole che sarebbero pesanti dette da chiunque, ma che assumono ancora più peso dette da uno come Leonard, che poi ha continuato a parlare del suo stile di leadership: "Io guido con l’esempio arrivando ad allenarmi tutti i giorni, giocando forte e arrivando mentalmente concentrato per tutte le partite. Ci sono cose che, una volta cominciato a giocare, non si vedono. Sono io a dire ai miei compagni come affrontare una certa marcatura o a motivarli. Cerco sempre di migliorare l’umore dei miei compagni evitando che si abbattano troppo".

Nurse e Green dalla parte di Kawhi: "È il nostro leader"

Al suo fianco si sono schierati, come era facile e normale aspettarsi, sia il suo nuovo allenatore Nick Nurse che un giocatore che è sempre stato al suo fianco come Danny Green. "La cosa più importante è che approccia il gioco in maniera molto seria, lavorando tantissimo. Sorprendentemente è un ottimo leader: ho visto tratti di leadership da parte sua, anche se ovviamente ha una personalità riservata. Però è piuttosto divertente e agli altri piace stare in sua compagnia, ha una bella personalità. Già nel training camp ha aiutato giocatori che pensavano di non ricevere abbastanza minuti: piccoli gesti del genere dicono molto di lui. Lo fa in silenzio, ma quella per me è leadership".

Green invece ha sottolineato come sia cresciuto e come il suo ruolo nei Raptors sia molto diverso rispetto a quello che aveva a San Antonio. "Forse è solo una questione di crescita, di maturità, del giocatore che è diventato. Sta imparando un nuovo sistema, e in questa squadra ci sono dei giocatori più giovani a cui poter insegnare qualcosa. Le tempistiche sono diverse: i ruoli sono diversi, le situazioni diverse. Una grossa parte della leadership è farsi sentire, essere vocali. Ovviamente era più giovane al tempo, stava ancora cercando di capire chi fosse. Ora si fa sentire molto di più, dice ai compagni cosa c’è bisogno che facciano: noi seguiamo la sua guida sotto molti aspetti".

La curiosità: arriva il primo tecnico dopo 422 partite in carriera

Di sicuro nell’ultima gara contro Miami non si è fatto problemi ad alzare la voce, ricevendo il suo primo tecnico in carriera dopo 422 partite di regular season – quasi un record per un giocatore che ha giocato così tanti minuti. Leonard però non ha ricevuto il tecnico lamentandosi immediatamente dopo un fischio, ma avvicinandosi all’arbitro Tony Brothers durante una pausa per i tiri liberi ed esprimendo di nuovo la sua frustrazione per i fischi mancati. Leonard ha detto pochissime parole, ma tante sono bastate per guadagnarsi il primo richiamo della carriera: quando gli è stato chiesto se se lo fosse meritato, la sua risposta è stata un granitico "Sicuramente". Chissà se il prossimo 3 gennaio, al suo primo ritorno a San Antonio, alzerà la voce oppure rimarrà il solito Kawhi Leonard di sempre.

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